Nella mia vita ho preso tanti brutti voti.

Ne ho presi cosi tanti che ho imparato a catalogarli, in due grandi categorie: quelli che mi sono stati dati a corollario di una lezione di vita e quelli che mi sono stati dati a conferma dei miei errori.

Dei primi, ho imparato a prenderli per quello che in realtä valevano: lezioni di vita, appunto- non ultima, quella di togliermi dai piedi simili maestri

I secondi, invece, li ho sempre apprezzati: anche prima di verificare dall’altra parte del tavolo che cosa comportassero, capivo che erano il risultato concreto di un rapporto onesto fra insegnante e allievo, che non inficiava la reciproca stima ma semmai la rafforzava, segnalando con serietà quello che non andava e indicando anche su che cosa si doveva lavorare, per farlo funzionare meglio.

Da insegnante, ho dato una sfilza di brutti voti.

E ho capito perchè non se ne danno più.

Nella migliore delle ipotesi, un brutto voto è un risultato negativo anche per chi lo dà, non solo per chi lo riceve. Accanto alle facce tristi dei miei alunni, c’era anche il mio rincrescimento per non essere riuscita a far passare nel modo giusto il mio insegnamento-e questo, credetemi, è frustrante tanto quanto.

La peggiore delle ipotesi era quella immediatamente dietro l’angolo, al punto che ad ogni insufficienza che davo mi si materializzavano di fronte le facce dei genitori, dei colleghi, dei Presidi, i mormorii dietro le spalle, gli appuntamenti ad personam, le telefonate nell’ora di cena, fino alle leggi insulse che vietavano di scriverli nei quadri finali, per non esporre i ragazzi ad una umiliazione lesiva del loro sviluppo.

Eppure, ho continuato a darli, con la stessa ferrea convinzione che mi ha sempre reso grata a chi mi ha fatto e mi fa notare i miei errori. Come senso di un impegno che inizia da lontano, di una preparazione che inizia da lontano e di una sicurezza che, almeno in poche cose, ci permette di dire che per il resto non lo sappiamo, ma fino a qui si fa cosi.

Questa è la filosofia della nostra scuola: avere insegnanti che conoscono la loro materia, che la insegnano condividendo i loro segreti, che seguono passo passo i loro alunni e, soprattutto, che non hanno paura a dire che, per questa volta, ancora non ci siamo.

Per questa volta, però: perchè dietro una prova andata male ci sono mille variabili che non si conoscono, dal tempo atmosferico (parliamone) ai tempi dell’apprendimento (parliamo anche di questi: io ho tempi di apprendimento velocissimi nelle cose teoriche, elefantiaci in quelle pratiche), tanto per dirne una.

L’importante, però, è non scoraggiarsi. E non perchè sia una frase fatta, ma perchè questo è davvero il segreto per arrivare alla meta. Dinuovo, fatevelo dire da una di talento, che ha sprecato centinaia di opportunità grazie a quello: il talento è solo una delle componenti del successo e nemmeno la più importante: partire a razzo non significa arrivare in fondo. Sono la costanza, la tenacia, la volontà e la determinazione, le alleate più preziose e più vere e quelle, grazie a Dio, si imparano sul campo, meglio ancora se affollato di bravi maestri come Greta che, in questo mese, vi ha svelato tutti i segreti della Cacio & Pepe e della mantecatura.

E lo so che ricorderete Novembre come il mese dei polsi slogati: ma tutti sappiamo che, indipendentemente dai risultati, da oggi in poi il “se famo du’ spaghi” avrà tutt’altro significato!

Eccovi i voti finali- mentre per i singoli voti ci vediamo di là. (Mapi manca dalla tabella, la aggiorniamo il prima possibile)

 

 

Congratulazioni a tutti- nessuno escluso!

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La signora dei pipponi.

Latest comments
  • e io?

  • Grazie Ale 😉

  • Mapi

    A una settimana di distanza continuo a non esserci. 😐

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