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Bevi Piano questo mese parla di cocktail tiki, ovvero di miscele tropicali: e  allora lasciatemi creare un’ambientazione appropriata,  in una bellissima isola ai Tropici, circondati da una natura lussureggiante, i colori sono vividi, splendenti, il verde è così verde da non riuscire a descriverlo. Canti di uccelli, mare cristallino, spiaggia bianche e  quell’odore di sale sulla pelle e … ok anche un’incredibile varietà di insetti, che non è sempre una buona cosa!

Zanzare a parte, Tiki è proprio questo-  spensieratezza, voglia di evasione, un’esperienza che si fa cocktail, insomma. Non è un caso che anche la loro storia affondi le radici in una voglia di evasione da una realtà diventata all’imrpovvisto troppo difficile da sopportare: i Tiki nascono infatti negli Stati Uniti, intorno agli anni ‘30, alla fine del Proibizionismo, quando le tragiche conseguenze del crollo di Wall Street si incanalano nella ricerca di una via di fuga fittizia ma necessaria, che trova anche nella miscelazione, come nelle arti figurative, nel cinema e nella cucina, uno sbocco  destinato a grande successo. Dall’incontro delle culture tropicali con le miscelazioni americane(TIK è una parola primordiale di molte lingue poliesiane che significa Uomo, ma anche Dio, ma anche fertilità e vita)  nascono dunque dei drink complessi, molto tecnici, in cui il rum, il lime e lo zucchero incontrano i bitter e gli sciroppi per adattarsi ai gusti degli Americani, del popolo tutto, non solo  i frequentatori dei club esclusivi. 

Non ci sarebbe Tiki Culture senza Don The Beachcomber e Trader Vic’s che si sono contesi per anni la ricetta del Mai Tai,  il cocktail che ha dato all’esperienza Tiki la popolarità nel mondo non solo negli Stati Uniti. E quando la loro stella tramontò, ecco  arrivare Elvis con  “Dreams come true in blue Hawaii. . . ” a far  conoscere un altro cocktail rimasto nella storia,  il Blue Hawaii, molto simile alla Pina colada ma con un caratteristico colore blu dato dal blue curaçao. Non posso non ricordare anche altri cocktail storici come lo Zombie, lo Scorpion, il Planter’s Punch, anche se per il Bevi Piano di questo mesho voluto riprodurre la ricetta originale di Don the Beachcomber del 1933 compresa la preparazione di un estratto homemade a base rum chiamato Falerno. 

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Mai Tai ( Don The Beachcomber 1933 )

1 1/2 oz di Mayer’s Plantation rum

1 oz di rum cubano 

3/4 oz di succo di lime

1 oz di succo di pompelmo 

1/4 oz di falerno*

1/2 oz di Cointreau 

2 dash di angostura bitter 

1 dash Pernod 

Molto molto ghiaccio tritato 

Riunite tutti gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio e shakerate con energia per un minuto circa o fino a che lo shaker non comincia a ghiacciare. Servite in un double old fashioned colmo di ghiaccio nuovo. Decorate con una fettina di lime, le foglie di ananas e una ciliegia 

Per il Falerno: 

La buccia di 9 lime priva di albedo 

40 chiodi di garofano pestati

150 gr di farina di mandorle 

1/2 cucchiaino di estratto di mandorle 

90 gr di zenzero grattugiato 

18 cl di rum chiaro ( io lo preferisco allo scuro in estrazione ) 

Riunite tutti gli ingredienti in un contenitore preferibilmente di vetro a chiusura ermetica e lasciate riposare per almeno 24 ore agitando spesso. Filtrate attraverso una mussola e conservare in una bottiglia di vetro. 

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Latest comments
  • Mai

    …ecco… cosi su due piedi arriverei a casa e mi farei un Mai Tai… perche sentito dire da te sembra una passegiata, tanto che di sicuro provo a fare il Falerno, che sento ora per la.prima colta nella vita e ch credo potrei farne una dipendenza w usarlo o vunque!!
    grazie!!!

  • Che sorsata di freschezza! Bellissimo. Mi sa Che sta sera mi spato un mai thai

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