Home Approfondimenti MTC n. 63 – IL FRITTO DEL SUD: ICONA DEL RAZZISMO E DELLA DIVERSITA’

MTC n. 63 – IL FRITTO DEL SUD: ICONA DEL RAZZISMO E DELLA DIVERSITA’

by Redazione

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di Valentina De Felice

Quanto a voi due e ai problemi che dovrete affrontare, a me sembrano quasi inimmaginabili… ma tra questi io non ci sono. E sono anche convinto che, quando Cristina e io e sua madre avremo il tempo di parlargli, neanche suo padre sarà più un problema.

Voi però lo sapete, e io so che lo sapete, che cosa sfidate, ci saranno 100 milioni di persone qui negli Stati Uniti che si sentiranno disgustate, offese, provocate da voi due e dovrete conviverci. Magari ogni giorno, per il resto delle vostre vite.

Potrete cercare di ignorarne l’esistenza o potrete sentire pietà per loro e per i loro pregiudizi, la loro bigotteria, il loro odio cieco e le loro stupide paure. Ma quando sarà necessario dovrete saper stare stretti l’uno all’altra e fare pernacchie a questa gente. Chiunque potrebbe farne un dannato caso del vostro matrimonio. Gli argomenti sono così ovvi che nessuno deve sforzarsi di cercarli. Ma siete due persone meravigliose, a cui è capitato di innamorarsi e a cui è capitato di avere un problema di ‘pigmentazione’.

E adesso io credo che, non importa qualunque obiezione possa fare un bastardo contro la vostra intenzione di sposarvi, solo una cosa ci sarebbe di peggio: se sapendo ciò che voi due siete, sapendo quello che avete, sapendo ciò che provate… non vi sposaste.

E’ con questo commovente monologo che Matt Drayton, interpretato da Spencer Tracey, chiude Indovina chi viene a cena, la più discussa e famosa commedia familiare, simbolo del manifesto antirazzista americano degli anni ‘60, a firma del grande regista Stanley Kramer.

Quando il film uscì, nel 1967, un anno dopo l’assassinio di Martin Luther King, pastore protestante e leader del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti divenne un vero e proprio caso negli Stati Uniti, considerato che in alcuni stati il matrimonio interrazziale era ancora proibito.

Teatro della commedia è San Francisco. La giovane Joanna Drayton (Katharine Houghton), figlia di un noto direttore di un giornale progressista (Spencer Tracy), torna a casa dopo una vacanza alle Hawaii dove ha conosciuto e si è innamorata di John Prentice (Sidney Poitier), un medico afroamericano. I due vogliono sposarsi e Joanna, cresciuta in un ambiente democratico e progressista solo all’apparenza, è convinta che i genitori accettino senza problemi John e la sua scelta di sposarlo. La notizia getta nello scompiglio la famiglia di Joanna e quella di John, che si trovano costrette a confrontarsi in una cena dagli altissimi momenti lirici, organizzata per farli conoscere.

Tutta la sceneggiatura del film ruota intorno ai due personaggi di “Joey” e John, due anime al di sopra della realtà, due coscienze libere e forse ingenue, che aspirano a diventare un ideale perfetto, ideale che si scontra contro le idee dei loro padri che, pensando al mondo in cui sono vissuti e vivono, vogliono aprire gli occhi dei loro figli per proteggerli.

Si è sempre avuta la tendenza alla schematizzazione del tema del razzismo come contrapposizione bianco/nero, eppure il tema vero, come sempre, è quello della diversità, dell’altro, del diverso da noi.

Il cinema, e quello americano in maniera particolare, è un’industria culturale e come tale, risponde a criteri economici mirati a soddisfare i gusti e le esigenze del pubblico pagante, ma nei confronti del razzismo il cinema americano è sempre stato in imbarazzo.

Gli attori afroamericani godono oggi di una venerazione che va oltre il colore della propria pelle (Denzel Washington, Whoopi Goldberg e Morgan Freeman, tanto per citarne qualcuno), ed interpretano ruoli in cui chiunque, a prescindere dal colore della propria pelle, può identificarsi. Ma non è sempre stato così.

In America, negli anni 30, venne istituito il codice Hays, un indice all’epoca moderno degli argomenti e delle tematiche da evitare nella trama di una pellicola, un insieme di regole e di linee guida, a cui tutti i produttori di cinema dovevano attenersi. Scene di nudo, fossero anche rivolte alla presentazione al mondo di un neonato, e le danze lascive furono proibiti assieme alla ridicolizzazione della religione, i metodi di esecuzione di delitti non potevano essere presentati in modo esplicito per evitare imitazioni nella vita reale, le allusioni alle perversioni sessuali (es. l’omosessualità) e alle malattie veneree furono proibite assieme alla rappresentazione del parto e le rappresentazioni di relazioni fra persone di sesso diverso (le camere da letto erano rappresentate con letti gemelli ravvicinati, ma mai con un letto matrimoniale), l’adulterio e il sesso.

Tra queste “indicazioni”, le relazioni tra persone di razze diverse erano assolutamente proibite. Bisogna specificare che si trattava di un codice di auto-regolamentazione, non imposto dall’autorità pubblica, che però gli studi di Hollywood decisero di adottare per evitare un’eventuale censura governativa, e che agli inizi degli anni 60 giunse alla conclusione.

Le persone di colore sono state presenti nei film americani fin dagli albori ma la tendenza era quella di rappresentarli in ruoli che esulavano dalla realtà. Si può addirittura parlare di categorie, di stereotipi, dei personaggi interpretati dai “neri”. Troviamo i “toms”, i negri servili, dal romanzo “La Capanna dello Zio Tom”, o le “mammies”, donne di servizio e balie e allevatrici di ricchi e viziati bambini bianchi, da Via col Vento, del 1939. E curioso fu l’Oscar come miglior attrice non protagonista vinto da Hettie McDaniels nel 1940, l’attrice di colore che interpretava Mammy, una cameriera al servizio di Rossella O’Hara, il primo Osc ar in assoluto ad essere assegnato ad un’attrice afroamericana.
L’attrice fu accusata da alcuni membri della comunità di afroamericani, di favorire e perpetrare, con le sue interpretazioni da “
Zio Tom dei bianchi”, l’accondiscendenza verso la schiavitù del suo popolo. La Mcdaniels liquidò queste accuse definendole meri “pregiudizi classisti”, dichiarando: «Perché dovrei sentirmi in colpa se guadagno 700 dollari a settimana interpretando una cameriera? Se non lo avessi fatto, guadagnerei 7 dollari alla settimana lavorando come una vera donna di servizio».

Col tempo, le dure lotte per i diritti civili hanno fatto sì’ che anche nel mondo del cinema il codice Hays venisse prima sostituito con regolamenti più permissivi, e poi completamente annullato alla fine degli anni 50.
Indovina chi viene a cena? può essere considerato perciò un film spartiacque, il capostipite delle commedie che ruotano attorno al métissage amoroso.

Ma nel profondo sud dell’America degli anni ’30, non era solo difficile essere “neri”. Era difficile anche essere donne.

Pomodori Verdi Fritti al caffè di Whistle Stop è un romanzo di Fannie Flagg pubblicato nel 1987 e reso celebre grazie alla versione cinematografica del regista Jon Avnet, nel 1991. Ciò che conquista il lettore in quest’opera tanto leggera quanto profonda è la presenza di svariate tematiche che, dopo quasi quarant’’anni, risultano ancora particolarmente attuali.

Le vicende ruotano intorno ai personaggi che frequentano il caffè di Whistle Stop in Alabama, celebre per i suoi pomodori verdi fritti e per altri cibi deliziosi di cui l’autrice propone le ricette nelle ultime pagine del libro.
In alcuni capitoli seguiamo le vicende dei personaggi di Idgy e Ruth tra gli anni Trenta e Quaranta, in altri saltiamo invece agli anni Ottanta e ascoltiamo i ricordi di Whistle Stop così come li racconta la Signora Threadgoode, un’anziana signora ospite di una casa di riposo, alla giovane amica Evelyn.

Idgy è una ragazza ribelle ed insofferente nei confronti di ogni imposizione, mentre la sua amica Ruth, più fragile e remissiva, che le viene messa accanto dai genitori di Idgy affinchè la faccia “rinsavire”, è sposata con un uomo che la picchia. Quando Ruth non ne può più delle botte ed angherie subite, va a vivere con Idgy ed insieme aprono un caffè in cui si ritrovano neri, barboni e diseredati d’ogni tipo. Qualche tempo dopo Idgy viene incolpata dell’uccisione del marito di Ruth, un violento membro del Ku Klux Klan che ha ripetutamente cercato di impadronirsi del figlio portato con sé dalla moglie, e deve affrontare un processo da cui infine esce assolta.

Il regista Avnet non ha avuto il coraggio di esplicitare e sviluppare nel film il rapporto omosessuale tra Idgy e Ruth cui si allude invece più chiaramente nel romanzo.

Nel film viene nascosto con una profonda amicizia, invece è chiaro come il sole che le due stanno insieme. E’ come se il regista avesse rimesso in atto il codice Hays, scegliendo di non rappresentare una pratica, una inclinazione, che negli anni 30 sarebbe stata vista come opera del demonio.

Idgy viene processata senza alcuna prova per l’uccisione del marito di Ruth, ma per essere amica dei “neri”, in particolare di Big George, il suo fedele e complice “tom”, l’addetto alla griglia del Whistle Stop Cafè, che si intuisce aver letteralmente cucinato e servito in pasto al poliziotto, i pezzi dell’uomo che mai verrà ritrovato.
La fierezza della gente Afroamerica impressa nella tragicità della violenza che gli viene inflitta da quel movimento feroce che è stato il Ku Klux Klan, più volte presente durante il film, è lo sfondo a quella tranquilla familiarità del Cafè di Whistle Stop gestito da Idgie e Ruth, il Cafè dei neri d’America, il rifugio degli emarginati, degli oppressi, che gli riserva riparo all’ombra di quel razzismo imperante, come se si trovasse sospeso al di fuori di una realtà assolutamente impietosa.
È come se per tutti loro il tempo si fermasse al suo interno accogliente e familiare, in un abbraccio consolatorio. Un abbraccio che dà a loro e a tutti gli abitanti di Troutville quel coraggio per contrastare e combattere le violente incursioni del Ku Klux Klan per spaventarli con minacce, vessazioni fisiche ed incendi alle loro case.

Il romanzo prima ed il film poi, toccano una serie di temi che all’epoca del codice Hays sarebbero stati inimmaginabili. Il razzismo, con personaggi di colore relegati a mera servitù, la malattia e la disabilità, nel momento in cui il figlio di Ruth perde un braccio in un incidente e deve lottare per sentirsi alla pari degli altri. L’amore tra due donne, un sentimento che vediamo crescere e che viene espresso con estrema naturalezza. La morte, nei contesti più vari e nei momenti più inaspettati. La violenza sulle donne e, di conseguenza, una emancipazione dalla stessa quando Ruth va via di casa. E il tema dell’invecchiamento e della menopausa, trattati in entrambe le versioni, cartacea e cinematografica, con grande delicatezza. E’ grazie ai racconti resi perfettamente dall’anziana Ninny, e della sua allegria contagiosa, che Evelyn, in preda alle crisi di mezza età, riscopre piano piano quel gusto di vivere che si stava giorno dopo giorno esaurendo nel grigiore quotidiano.

I Pomodori Verdi Fritti del titolo diventano un veicolo per raccontare una storia di riscatto, di coraggio, di affermazione della propria diversita’, il cui lieto fine riaccende ogni volta la speranza di un cambiamento.

A torto oggi si pensa che la memoria sia l’antidoto agli errori dell’umanità. Per contrastare l’odio, sotto ogni punto di vista, dobbiamo invece conoscere innanzitutto profondamente, intimamente, coraggiosamente noi stessi. Perché nessuno è immune al razzismo e ad altre forme di odio, come il classismo, l’omofobia e la misoginia. Il pregiudizio e la paura, da cui nasce l’odio, fanno parte della natura umana e per superarli il passo fondamentale è la consapevolezza. Ogni percorso di consapevolezza è a sé stante, ma il linguaggio cinematografico sempre più spesso ha avuto un ruolo cruciale nel raccontare verità, creare emozioni, convinzioni e legami empatici verso l’unica soluzione possibile: la solidarietà e il rispetto.

29 comments

Ilaria 17 Febbraio 2017 - 14:48

valentina, che post che hai scritto! Ho amato entrambi i film, il primo visto ancora bambina con mia nonna che mi spiegava il motivo per cui ci fossero dei problemi al matrimonio dei due giovani, da bambina non vedevo alcun problema, anima al di sopra della realtà come hai scritto tu. Rivisto poi nmila volte perché di quel film amo proprio tutto, oltre che adoro, letteralmente, Spencer Tracy e Katherine Hepburn, la loro capacità di attori e la loro tanto tormentata, ma profonda storia d’amore. Dopo il termine delle riprese, spencer Tracy morì e secondo la biografia della Hepburn, le sue lacrime durante il discorso erano reali, proprio pensando che la fine dell’attore era ormai vicina.
Pomodori verdi fritti, l’ho prima letto e poi visto. Il film non ha smentito il valore del libro, come accade raramente. Ma come dici tu nel film le tematiche sono annacquate e velate.
Mi è piaciuta moltissimo al tua capacità di racchiudere in poche ma significative righe una serie di concetti importantissimi. Che non tutti, non avendo una piena consapevolezza di se, hanno ancora realmente capito. Grazie mille

kika 16 Febbraio 2017 - 10:27

Post bellissimo cara Vale, ho scoperto un sacco di cose che non sapevo sul mondo del cinema dell’epoca.
Io adoro Fannie Flag, ho letto TUTTI i suoi libri, ma omodori verdi fritti lo rileggerò per l’ennesima volta, facendo un’analisi diversa alla luce di ciò che hai scritto tu.
grazie

Mai 15 Febbraio 2017 - 2:23

questo post, che ho letto di un fiatto, potrebbe essere il primo di una lunga serie??? io lo vorrei tanto! Mi hai fatto rivivere dei tempi bellissimi di quando sono usciti questi film e ricordo ancora le volte che li ho visti e con chi ero quando li ho visti!!!
Anproposito, non sapevo del codice hays, che per altro mi ricorda quando cera la dittatura di Franco…, ma questa cosa dei letti sempre separati me lo sono chiesta qualche volta perche apare in parechi film, e tu mi ha saputo spiegare il perche.

un post da Film!!!!
bravissima!

Valentina 15 Febbraio 2017 - 6:11

la mia curiosita’ e’ nata proprio dai letti separati visti tante volte 🙂 e ci sono tantissime altre cose che il codice hays prevedeva. ha incuriosito e attratto anche me, che sono sempre assetata di notizie e curiosita’, forse anche per deformazione. sono contenta che ti sia piaciuto, sai, l’ansia da prestazione nel mio caso era alle stelle 🙂 e per il futuro, chissa’ chi lo sa 🙂

Katia zanghì 14 Febbraio 2017 - 23:17

Valentina, hai fatto un gran bel lavoro
.Mi hai fatto venir voglia di rivedere due dei miei film preferiti. Temi come quelli da te trattati e presenti nei due film li trovo oggi più che mai attuali.
Come si fa a pensare che la paura del diverso, l’ipocrisia del vivere quotidiano, la violenza per i più deboli non siano oggi più di ieri reali e opprimenti ?
Grazie.

Valentina 15 Febbraio 2017 - 6:09

mi credi che penso che seppur si siano abbandonate cose aberranti tipo il codice hays, oggi la situazione sia ben più acuta di un tempo? lo credo davvero fermamente anche io, perche’ oggi non c’e’ più la sola distinzione tra nero e bianco, ma tra italiano e rumeno, tra austriaco e albanese, tra inglese ed irlandese, tra americano e messicano, tra ricco e povero, tra laureato ed operaio, ed e’ terribilmente molto peggio oggi che ieri.

Gaia 14 Febbraio 2017 - 23:02

Grazie Vale, sei una miniera !

Valentina 15 Febbraio 2017 - 6:07

Sono davvero onorata, gaia. grazie a te!

alice 14 Febbraio 2017 - 22:09

Che voglia di rivedere Pomodori verdi fritti!! Grazie per questo interessante articolo! 😀

Giuliana 14 Febbraio 2017 - 17:40

gran bel pezzo Valentina, hai scelto due film emblematici. Mi fanno dire che non abbiamo imparato niente, oggi più che mai il razzismo striscia velenosamente, corrodendo quel poco di empatia, di solidarietà umana, di comprensione che rimane. Non è certo un bel momento quello che viviamo, ma dobbiamo vigilare sempre e non perdere la speranza.

Valentina 15 Febbraio 2017 - 6:06

Si esatto io la penso come te. Non è razzismo solo per il colore diverso, ma c’è un razzismo differente, anche il classismo di fatto lo e’. Razzismo è tutto ciò che va contro il diverso, in senso ampio del termine. razzismo e’ tutto quanto manca alla base del rispetto.

Cristna galliti 14 Febbraio 2017 - 16:31

Piacevole lettura e argomenti molto ben sviluppati.
Grazie valentina e complimenti!!

Valentina 14 Febbraio 2017 - 17:07

Grazie a te per il tempo che mi hai dedicato <3

Eleonora 14 Febbraio 2017 - 14:31

Che meraviglia questo post Valentina. Pieno di storia, cultura, analisi.
Molto interessante e di piacevolissima lettura.
Grazie infinite.

Vale 14 Febbraio 2017 - 14:44

Io sono veramente onorata di aver potuto contribuire. Grazie a voi!!!!!!

Patty 14 Febbraio 2017 - 13:02

Che post! E che film! Meravigliosa disamina che si legge con immenso piacere e che non può che mandare in sollucchero un’amante del cinema come la sottoscritta. Film che fanno pensare, che emozionano ed insegnano. Ti ringrazio anche per aver parlato di quell’assurdo codice Hays di cui pochi sanno e che ha veramente segnato un epoca cinematografica in termini di censura e limitazioni espressive.
E per dirla tutta, non dimenticherei l’ipocrisia che purtroppo segna ancora un ambiente, come quello di Hollywood, celebre per essere bandiera di democrazia e progressismo, se si pensa che il primo oscar ad un protagonista principale di colore, è stato dato solo nel 2002 alla Halle Berry e dopo di lei pochi di più. Questo la dice ancora lunga, ma noi non smettiamo di sperare.
Ancora grazie cara Valentina.

Vale 14 Febbraio 2017 - 14:47

Il codice hays era una cosa assurda. Pensa che io iniziai a notare i due letti gemelli ma ravvicinati in camere da letto in quattro bassotti per un danese, film di disney ma ahimè anch’esso permeato da questa censura. E lo ho approfondito restandone davvero turbata. Per fortuna ha avuto vita breve 🙂

CARLONI_FRANCESCA@LIBERO.IT 14 Febbraio 2017 - 11:47

complimenti valentina, ho letto tutto d’un fiato il tuo bellissimo post. hai citato due dei miei film preferiti, che avro’ visto e rivisto migliaia di volte e che come capita solo con i capolavori, non stancano mai. film che fanno pensare, o almeno dovrebbero, a quali bassezze puo’ arrivare l’uomo. DI MESCHINITA’ E CATTIVERIA SIAMO PURTROPPO TESTIMONI OGNI GIORNO IN OGNI LUOGO, MA – COME IL MESSAGGIO CHE LASCIANO QUESTI FILM- MAI PERDERE LA SPERANZA DI UN MONDO MIGLIORE!

Vale 14 Febbraio 2017 - 14:48

Grazie per questo commento francesca, hai ragione alcuni film stigmatizzano comportamenti ed atteggiamenti che accadono ovunqie e tutti i giorni. E’ solo col rispetto che essi si combattono. 🙂

Tamara Giorgetti 14 Febbraio 2017 - 10:42

Pomodori Verdi fritti è stato uno dei miei film preferiti, racchiude tante cose e una di queste l’amicizia; sei stata molto brava, hai evidenziato problemi ANCORA ATTUALI, NON RISOLTI E POI I POMODORI VERDI COSA NON SONO …BRAVA vALENTINA, SONO CONTENTA E SPERO CHE QUESTA RUBRICA, NON SO SE è UNA RUBRICA, VADA AVANTI 🙂

Alessandra 14 Febbraio 2017 - 15:27

a me piacerebbe, da matti…

Mariella 14 Febbraio 2017 - 9:54

Grande, Valentina!

Vale 14 Febbraio 2017 - 9:56

Tvb

Manu 14 Febbraio 2017 - 9:47

Splendido articolo Con due film meravigliosi che amo, “Indovina chi viene a cena” poi lo trovo veramente attuale nonostante l’età e il monologo è talmente profondo che ci dovrebbe far riflettere, come hai saputo fare tu.
Grazie veramente

Vale 14 Febbraio 2017 - 9:50

Manuela grazie davvero di cuoreA

Lucia Melchiorre 14 Febbraio 2017 - 9:34

Valeeeeeeeeee……un articolo bellissimo……brava!!!!!!!! conoscendoti non avevo dubbi, hai la sensibilità giusta per trattare certi argomenti unita ad una grande conoscenza!!!!!!!! ho adorato entrambi i film e leggerli attraverso le tue parole e’ stato meraviglioso!!!!!!

Vale 14 Febbraio 2017 - 9:50

Flavia 14 Febbraio 2017 - 9:29

Bellissimo bellissimo post, brava Valentina

Vale 14 Febbraio 2017 - 9:50

Grazie Flavia ♡

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