recensione di Susy May

 

Parlare male di DUMBO è come sparare sulla croce rossa:  non si può ma si dovrebbe!.
Dumbo di Tim Burton è la trasposizione in live-action del classicone Disney e questa storia, che la Disney trovi soddisfazione a dar man forte a certi progetti, deve finire ora e per sempre.
Non si tratta di DUMBO, sia chiaro, non ce l’ho con il piccolo elefantino che tutti deridono, ma con questa mania di rifare ciò che già è perfetto e che sistematicamente si preannuncia come un disastro.
Semplicemente la cosa non funziona.
E la cosa non funziona nemmeno se ti chiami Tim Burton.
Detto questo, al grande e piccolo pubblico il film è piaciuto, i numeri non mentono ed al botteghino c’erano file di genitori, che hanno colto l’occasione per portare i figli al cinema e godersi due ore di pace.
Ovviamente, la storia è stata ripercorsa senza sbavature e contaminazione, con  i due ragazzini che hanno perso la madre ed attendono che il padre faccia ritorno dalla guerra per prendersi cura di loro e tornare ad essere di nuovo una famiglia.
Famiglia che, comunque, è già presente nel circo di cui fanno parte e che regala loro l’occasione di vivere un’amicizia importante e significativa, con il piccolo pachiderma dalle orecchie smisurate.
Naturalmente il DUMBO di oggi è diverso da quello originale, quanto meno nello sguardo disincantato con cui Tim Burton cerca di vestire il film.
Essere diversi, deformi o mostruosi, nell’era dei supereroi e metaumani, non costituisce più motivo di scherno, ma anzi, è quasi una normalità che si trasforma in un valore aggiunto all’integrazione, con un messaggio  che passa positivamente anche attraverso DUMBO.
E questo è sicuramente l’intento che permea la storia ed il film, essere accettati nella diversità, trasformarla in un tratto distintivo e sfruttarla a proprio vantaggio, nel bene e nel rispetto di tutti.
Ecco quindi che i due ragazzini  vedono riflettersi in DUMBO, tutte le loro aspettative, i loro sogni, le loro speranze, un po’ come accadde con ET di Spielberg, la creazione di un legame intenso e particolare che colma le lacune ed accorcia le distanze.
Stilisticamente il film riflette pienamente lo stile di Tim Burton, nessuna novità ma un cliché di immagini ed ambientazioni a metà tra Batman e Beetlejuice, nonché un cast già collaudato dal regista, come Denny De Vito e Michael Keaton.
Sicuramente un film che si fa guardare, ma che non decolla mai, anzi direi che proprio non ha imparato a volare.
E mentre DUMBO sventola le sue grandi orecchie e vola nei cieli del mondo, noi dell’MTC siamo volate in cucina per cucinare le fettine di carne chiamate “orecchie d’elefante” e da lì poi declinarle in 50 sfumature di cotoletta.
Ecco che ci siamo immolate alla COTOLETTA e lo abbiamo fatto toccando varie parti del mondo, partendo dal caposaldo della tradizione milanese, la “signora” cotoletta, passando all’eleganza del tonkatsu giapponese, senza dimenticare la corposità algida e fiera della Jaeger tedesca che non deve chiedere mai, la semplicità delle Rovelline Lucchesi ed il gusto raffinato e superbo del cordon bleu francese.

Siete dunque tutti pronti a scoprire DUMBO e le cotolette volanti?

 

Orecchie d’elefante (Italia)

di Susy May

Per semplificare: la cotoletta alla milanese è una costoletta di vitello e va battuta fino a quando non prende l’altezza dell’osso. L’orecchia di elefante è una elaborazioen successiva, nata probabilmente nelle cucine dei ristoranti per accelerare i tempi di cottura: l’osso è facoltativo, la carne può anche essere di maiale ma la battitura è sottilissima. I puristi distinguono anche la panatura, solo uovo e pangrattato per la prima, anche farina per la seconda. Dove non si transige, invece, è sul grasso per la cottura, rigorosamente burro chiarificato. In questa versione si una una panatura mista, pangrattato classico e panko, che conferisce all’orecchia di elefante una panatura più aerosa e leggera.

Fonti:

https://www.puntarellarossa.it/2018/12/05/la-vera-cotoletta-alla-milanese-che-non-e-lorecchia-delefante-e-neanche-la-wiener-schnitzel/

 

Per 2 persone

2 nodini di vitella di media grandezza
2 uova
250 g di burro chiarificato
sale in fiocchi

Per la panatura
100 g di pane grattugiato
100 g di panko (pane grattugiato giapponese)

Preparate la miscela di pane grattugiato e panko.
Battete i nodini con il batticarne fino a renderli sottilissimi.
Sbattete le uova ed immergete i nodini per qualche minuto.
In una padella dai bordi alti sciogliete il burro chiarificato e portatelo a temperatura 150° C circa.
Scolate la carne dalle uova e passatele nella miscela di pane, fate aderire bene l’impanatura, scuotete l’eccesso e friggetele nel burro.
Appena saranno dorate, scolatele su carta assorbente, servite con fiocchi di sale.
Potete accompagnare la carne con patatine o con pisellini scottati al burro e pepe di cayenna.

 

Tonkatsu (Giappone)
di Camilla Assandri

Per 1 persona

1 fetta di lonza di maiale o filetto spessa 2 cm circa
farina
1 o 2 uova leggermente sbattute
panko (pane grattugiato giapponese)
olio per frittura
sale
pepe nero macinato fresco
salsa tonkatsu
cavolo cappuccio

Togliete il grasso in eccesso dalla fettina di carne di maiale e tagliuzzate ad intervalli regolari tutte le parti di grasso rimaste in modo che in cottura la cotoletta non si arricci.
Con un batticarne a punte piramidali battete l’intera superficie della fetta di carne per smembrare le fibre ed ammorbidirla senza schiacciarla troppo.
Rimodellate la fetta di carne con le mani, riportandola alla dimensione originale.
Aggiungete sale e pepe fresco macinato su entrambi i lati della fetta.
Passate la carne nel piatto con la farina ed infarinatela per bene.
Immergete la fetta di carne infarinata nell’uovo sbattuto ed infine nel panko avendo cura di ricoprirla per bene in ogni sua parte.
Mettete a scaldare in una pentola adatta per la frittura, un bel po’ di olio, la cotoletta in cottura non deve essere poggiata sul fondo e portate l’olio ad una temperatura di 175° C.
Immergete la cotoletta e lasciate che si dori per bene rigirandola un paio di volte.
Togliete la cotoletta dall’olio ed asciugatela velocemente su un foglio di carta assorbente.
Tagliate la cotoletta quando è ancora calda in striscioline trasversali alla sua lunghezza di 2 cm circa.
Servite in un piatto accompagnata da cavolo cappuccio tagliato a striscioline sottili, con la salsa tonkatsu che può essere servita direttamente sulla cotoletta oppure a parte in un piattino da usare per intingere i pezzi di cotoletta durante il pasto.

 

Cordon Bleu (Francia)
di Bianca Berti

Per 2 persone

2 costolette di vitello
2 cucchiai di senape dolce
2-4 fette di prosciutto
1 mazzetto di rucola finemente tritata
1/2 tazza di parmigiano grattugiato grossolanamente
2 uova
1 tazza di farina
2 tazze di cornflakes
1 tazza di pangrattato
olio o burro chiarificato, per frittura

Riscaldate il forno a 160° C.
Fasciate le cotolette senza stringere nella pellicola per alimenti. Con un batticarne o un coltello pesante (preferibilmente una mannaia), picchiettate delicatamente finché non sono sottili e morbide. Rimuovete la pellicola trasparente. Distribuite la senape sulle costolette e coprite ciascuna con uno strato di prosciutto, uno strato di rucola e una generosa spolverata di parmigiano. Condite con sale e pepe.
Per l’impanatura, in una ciotola di media o grande dimensione, mescolate i cereali, pane grattugiato. In una ciotola separata, sbattete le uova fino a quando i tuorli e i bianchi non saranno mescolati. Per impanare le costolette, infarinatele, immergerle nella miscela di uova e poi nella miscela di cornflakes e pangrattato. Ripetete nuovamente, di modo che ogni cotoletta abbia un secondo rivestimento completo.
In una padella grande, scaldate l’olio o il burro chiarificato e friggete le cotolette fino a quando sono cotte e dorate, ci vorranno circa 6-8 minuti. Togliete dall’olio ed eliminate quello in eccesso con salviette di carta.
Posizionate su una teglia e cuocete in forno per 10 minuti. Le cotolette devono essere croccanti ma non bruciate.

 

Cotoletta alla milanese
di Giuliana Fabris

Per 4 persone

4 costolette di vitello con l’osso di circa 300 g ciascuna
2 uova intere
100 g circa di burro chiarificato
q.b. di pane grattugiato
sale

Per accompagnare
patate fritte o insalatina verde

Preparate la carne,  eliminate l’eventuale  grasso del contorno,  incidete i bordi in modo che non si
arricci in cottura e  appiattitela  con il batticarne appena inumidito.
Sbattete le uova e preparate il pane.  Immergete le costolette prima  nell’uovo e poi nel pane
grattugiato rigirandole più volte premendo con le mani affinché il pane resti ben attaccato alla carne.
Fate spumeggiare il burro in una padella, cuocete le costolette 5 o 6 minuti per lato, una alla volta finché saranno ben dorate e fragranti.
Trasferitele su un piatto coperto di carta assorbente a rilasciare l’unto in eccesso, quindi mettete su un piatto da portata e servitele con le patate fritte come in questo caso, oppure con una fresca insalatina.

 

Jaeger ai funghi (Germania)
di Antonella Eberlin

Per 4 persone

225 g di bacon a fette tagliato a pezzi
1 cipolla dorata tagliata a pezzi
225 g di funghi Cremini tagliati a fette
1 cucchiaino di timo fresco, tritato
300 cl di brodo di manzo
30 g di farina 0
4 fettine di vitello da 140 g
sale e pepe appena macinato
50 g di farina 00
2 cucchiai di senape
3 uova
pangrattato
olio di oliva
50 g di burro
prezzemolo fresco a foglia piatta tagliato grossolanamente per guarnire

In una padella grande, cuocete il bacon a fuoco medio per 10-12 minuti, finché non diventa croccante e non rilascia la maggior parte dei grassi.
Trasferite su un piatto rivestito con carta da cucina per assorbire i grassi in eccesso e lasciate da parte.
Aggiungete le cipolle nella padella e cuocere dai 4 ai 6 minuti, finché non diventano tenere, quindi unite funghi e timo. Cuocete finché i funghi non risultano ben cotti, altri 4-6 minuti.
Aggiungete un terzo di brodo di manzo per amalgamare e poi unite la farina, continuando a cuocere per 2-3 minuti. Unite il brodo rimanente e portate ad ebollizione, a fuoco medio-alto, quindi abbassate la fiamma e continuate a cuocere, mescolando frequentemente, per 6-8 minuti, finché il sughetto non raggiunge una consistenza più densa. Coprite e mettete da parte.
Per la jaeger: mettete le fettine di vitello tra due pezzi di pellicola trasparente o carta forno. Con il lato appuntito di un batticarne, battete ogni fettina per intenerirla e renderla sottile. Condite leggermente con sale e pepe.
In un piatto mescolate farina, sale e pepe. In un altro piatto fondo, unite senape e uova. In un terzo piatto, mescolate il pangrattato con un pizzico di sale e di pepe.
Passate ogni fettina di vitello prima nella farina, poi nella mistura di uova e, infine, nel pangrattato.
In una grande padella di ghisa, scaldate 2 cucchiai di olio a fuoco medio-alto. Sciogliete 2 cucchiai di burro nell’olio finché non iniziano a formarsi le bollicine, quindi aggiungete una cotoletta impanata e cuocete finché non diventa marrone ambrata da entrambi i lati e ben cotta all’interno, girandola una volta sola e muovendo costantemente la padella, dai 3 ai 4 minuti in totale. Trasferite su una teglia da forno, regolate con sale e pepe, e conservare al caldo nel forno mentre cuocete le altre cotolette, pulendo la padella e cambiando olio e burro ogni volta.
Per servirle, guarnite le fettine di jaeger col sughetto di funghi, il bacon messo da parte e il prezzemolo.

 

Rovelline Lucchesi (Italia)
di Francesca Geloso 

Per 4 persone

400 g di Fettine di manzo o vitello
200 g di passata di pomodoro
2 uova
pangrattato
1 cucchiaio di capperi
1 spicchio d’aglio
olio per friggere
olio extravergine di Oliva
sale

Prendete le fettine di vitello o di manzo. Lo spessore non è importante, scegliete secondo gusto.
Suddividetele a pezzi più piccoli di circa 10-12 cm di lato in modo da ottenere dei ritagli  rotondeggianti , se possibile.
Rompete le uova in una ciotola, aggiungete un pizzico di sale e sbattete. Passate nel contenitore con l’uovo sbattuto le fettine di carne, poi in un altro contenitore con del pangrattato ed impanate una dopo l’altra le fettine di carne. Per rinforzare l’impanatura si può aggiungere anche un po’ di farina di mais. Ripetete l’operazione poi prendete una padella adatta alla frittura e riempitela con l’olio per friggere, portatelo a 170°C e poi friggete le rovelline.
Quando le rovelline risulteranno ben dorate e croccanti toglietele dall’olio di frittura e lasciatele riposare su carta assorbente da cucina in modo da eliminare l’unto in eccesso.
Nel frattempo, prendete una padella, aggiungete un filo d’olio, uno spicchio d’aglio spellato e schiacciato ed un cucchiaio di capperi, lasciate rosolare l’aglio ed i capperi per 3-4 minuti e poi aggiungete la passata di pomodoro, quindi lasciate sobbollire il sugo per circa 5-10 minuti a fuoco lento, aggiungendo un pizzico di sale e uno di zucchero.
Infine disponete nella padella le rovelline sopra il sugo di pomodoro una accanto all’altra e lasciate cuocere le rovelline per circa 4 minuti su entrambi i lati.
Servite le rovelline ben calde e irrorate con il sugo di cottura.

Schnitzel con uovo, acciughe e salsa di limone capperi (Austria)
di Katia Zanghì

Per 4 persone

1 tazza di farina

1 tazza di pangrattato fresco

½ tazza di latte

6 uova

4 cotolette di vitello

sale e pepe macinato fresco

8 cucchiai di burro

8 filetti di acciughe sott’olio

1 cucchiaio di prezzemolo tritato finemente

il succo di un limone

 

Ponete in due piatti diversi la farina e il pangrattato e mescolate il latte a 2 uova, in una ciotola. Condite le cotolette con sale e pepe, cospargetele con la farina, quindi passatele nelle uova e nel pangrattato. Scaldate 2 cucchiai di burro in una padella a fuoco medio alto, aggiungete due cotolette e cuocetele fino a doratura, per 4/5 minuti. Trasferitele in un piatto e ripetete il procedimento con le due cotolette rimanenti. Cuocete nel rimanente burro le uova rimaste, fino a che l’albume non apparirà sodo, per circa tre minuti, e ponete un uovo su ogni cotoletta, ricoprendolo con due filetti di acciuga incrociati. Cuocete fino a color nocciola il burro rimasto, per circa trenta secondi, mescolate il prezzemolo, i capperi e il succo di limone, versate sulle cotolette e servite.

 

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