Baywatch una series da record

Tutti, e quando dico proprio tutti, intendo tutti, negli anni ’90 erano estasiati dalla visione di Baywatch e di questi bagnini d’oltre mare, fasciati nei loro costumi rossi  con l’immancabile baywatch navy (il salvagente appunto) stretto nella mano destra pronti al salvataggio più estremo. Ci siamo appassionati alle loro storie e alle loro vicissitudini. Come succede sempre durante una longeva series basata su un gruppo, ognuno aveva il suo personaggio preferito. Naturalmente riscontravano il favore e la preferenza della maggioranza del pubblico il bellissimo e statuario Mitch Buchannon (David Hasselhoff) e la bella e formosa (e sogno di tantissimi adolescenti) CJ Parker alias Pamela Anderson, anche se io personalmente parteggiavo invece per Summer (Nicole Eggert) e la sua romantica (manco troppo a dire il vero) storia d’amore con Matt (David Charvet). In fondo noi in Italia avevamo l’idea del bagnino come Enrico il Bagnino di Radio Deejay!

La series partita in sordina nel 1989 e interrotta dopo un solo anno di trasmissione dalla NBC, venne poi trasmessa da una società di produzione privata fondata da Bonann (uno dei creatori) e David Hasselhoff e da quel momento esplose letteralmente, aumentato al sua fama negli anni successivi fino a diventare non solo una series di culto ma anche una delle più amate e trasmesse. E’ stata infatti ribattezzata “la series più vista al mondo”. I numeri di Baywatch infatti sono a dir poco impressionanti: con un audience settimanale di 1,1 miliardi di persone in 148 paesi, tradotta in 44 lingue è entrata di diritto nel World Guinness Records  ed è stata nominata “la seires più popolare nella storia del pianeta”!

Nata da un’idea di Douglas Schwartz, Michael Berk e Gregory Bonann, quest’ultimo era stato un vero guardaspiaggia, raccontava le imprese dei Los Angeles County Lifeguards basate su episodi veramente accaduti e su salvataggi che Bonann e colleghi aveva effettuato. Salvataggi ma non solo, il fascino della series risiedeva principalmente in un mix di diversi elementi dalla soap all’azione passando attraverso il romanticismo, drammi familiari, crimini occasionali e sempre presente desiderio di poter vivere anche un solo momento sulle assolate spiagge californiane prima e hawaiane poi. Oltre le bagnine prosperose, le controparti maschili fin troppo fiduciose e pubblicità tirate anche troppo per le lunghe c’era di più. Nel corso degli anni sono stati affrontati diversi temi sociali importanti e i valori trasmessi sono sempre stati estremamente focalizzati ed importanti, uno per tutti  il rapporto genitore single e figlio (Mitch e Hobie).

Insomma a parte l’estremo merchandising di abbigliamento sportivo e da spiaggia, i fisici statuari e perennemente abbronzati, Baywatch è rimasta nei nostri cuori anche per le tematiche affrontate, e per quel desiderio, citato prima, di correre almeno una volta su quelle lunghe e splendide spiagge californiane.

L’inossidabile Mitch Buchannon (Susy May)

Il solo, vero ed unico signore dei mari, non è Acquaman ne tanto meno Namor ma….”TA.TA.TA….TATATATA” (sigla Baywatch, vedi sopra) l’inossidabile MITCH BUCHANNON!!! Erano gli inizi degli anni ‘90 ed il ricciolone sex simbol di Supercar, David Hasselhoff, si ergeva forte ed impetuoso, tra le spiagge roventi e capezzolute della California. Non c’è stata femmina, su questa terra, che non abbia desiderato essere salvata dal bagnino più fico di tutti i tempi. Il Davidone americano ( o come ama farsi chiamare ora, The Hoff) con Baywatch, ha trasformato la vita da spiaggia in un lavoro, mostrando al mondo che oltre il salvagente c’è di più. E mentre la carriera di David si crogiolava al sole, lui passava dalla spiaggia, alla canzone sfornando una serie di successi pop-rock che lo hanno visto in cima alle classifiche della Germania. Ma David è un mito in carne ed ossa ed anche se canta quel che canta, chissenefrega, perché intanto a cantare per celebrare la caduta del muro di Berlino c’era lui, mica pizza e fichi!. La sua opera musicale più famosa è “NIGHT ROCKER” un rock melodico all’insegna degli anni ‘80 e solo per veri intenditori. Ma perché, non lo vogliamo ricordare nel suo esordio cinematografico, datato 1978 in una strabiliante co-produzione italiana dal titolo “scontri stellari oltre la terza dimensione”? E poi ancora nei panni dell’uomo con la benda all’occhio “Nick Fury”, il già citato “Supercar” fino a “Spongebob” passando per il cinema trash di “Sharknedo” e “Piranha 3DD”, oggi, diventati cult imperdibili. Quindi alti e bassi, hanno costellato la carriera del nostro bel “sedanone” David, riportandolo alle cronache, anche per i suoi problemi con l’alcool, ma oggi, alla tenera età di 66 anni, risplende di nuova luce perché lui ai tempi di Baywatch, è stato trattato con il Saratoga Fernovus e la ruggine non la conosce.

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Pamela, regina delle spiagge americane (Marta Calugi)

Se sei nato nei primi anni ‘80 i bagnini d’oltre oceano li concepisci tutti così, come Baywatch ti ha insegnato. Se nell’immaginario collettivo la versione maschile sarà sempre e per sempre Mitch Buchannon, il bagnino donna è Pamela, di cui è inutile aggiungere il cognome.

Le sue forme strette nell’iconico costume rosso super sgambato resterà nei ricordi degli adolescenti maschi della mia generazione. Nei miei, di ricordi, ci sarà sempre la domanda di come riuscisse a mantenere quella chioma perfetta nonostante il caldo, il sole e l’acqua salata. Che i miei, di capelli, nelle medesime condizioni, pur giovando della salsedine assomigliano ad un cesto di insalata riccia. Ad otto anni non era così chiaro il fatto che dietro quei biondi capelli perfetti ci fosse un intero staff di parrucchieri e che tutte quelle corse e quel solleone fossero costruzioni, non vita reale da spiaggia.

Capelli e costumi a parte, se di Pamela Anderson negli anni ‘90 i più ricordano il fisico e le nozze lampo con Tommy Lee, la personalità della sua bagnina J.C Parker con il passare del tempo, è stata offuscata dall’icona della bionda da spiaggia. Vi sfido a dirmi qualcosa sul suo personaggio, vi sfido a ricordare che fosse un tipo meditativo, vi sfido a ricordare quella puntata in cui il rapporto con il fidanzato va in crisi a causa del suo desiderio di maternità. Vi sfido, dunque, a giocare a “ti ricordi la Anderson in Baywatch”, questa estate sotto l’ombrellone.

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Tipi da spiaggia… cibo da spiaggia (Giulia Robert)

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Ho indagato tutte le chiavi di ricerca possibili, ma pare che non ci sia alcun collegamento tra Baywatch e il cibo, se non la dieta che Zac Efron ha dovuto affrontare per entrare nel costumino rosso da bagnino nel film rifacimento del 2017.

Sarà che i costumi interi rossi e sgambati che sono tornati di moda e i pettorali e gli addominali messi in mostra dai ragazzoni di Baywatch mal si abbinano ad una poderosa magnata sotto l’ombrellone, ma non c’è traccia di cibo in questa serie TV o, se c’è, si è persa nei miei ricordi ormai sbiaditi.

Devo quindi ritornare da questa parte del mondo e pensare ai nostri usi  e costumi, se vogliamo pensare ai cibi da spiaggia, oltre che ai tipi da spiaggia di cui sopra; non starò nemmeno a dire quali siano i cibi che più si mangiano sulle spiagge italiane, perché ben sappiamo che noi in spiaggia siamo in grado di portare qualsiasi cosa, finanche gazebo e parmigiane di melanzane, paste al forno e ogni ben di Dio, come ricordo di aver visto qualche Ferragosto fa nel Salento, dove ho avuto l’onore di vedere dei contenitori ermetici atti a contenere l’intero Molise, robe che nemmeno la Tupperware sa di aver prodotto in quelle dimensioni.

Sulle nostre spiagge sotto l’ombrellone trionfano panini e focacce, schiscette piene di insalate di riso e di pasta o, se siete di quelli che preferiscono mettere sempre e comunque le gambe sotto il tavolo, potreste sempre andare a gustare un immancabile fritto di mare o una caprese in uno dei milioni di stabilimenti balneari che popolano le nostre spiagge.

I ragazzi di Baywatch non mangiano in spiaggia (forse per non rischiare l’indigestione in caso debbano intervenire a salvare qualcuno?), o forse non mangiano proprio (quei costumini mica son facili da mantenere, eh?!), ma possiamo almeno augurarci che si concedessero una bella bevuta a fine turno.

 

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Sex on the beach (longdrink)

  • 4 cl Vodka
  • 2 cl Peach schnapps
  • 4 cl succo di mirtillo rosso
  • 4 cl succo di arancia

Mettete tutti gli ingredienti in un bicchiere alto, pieno di ghiaccio.

Guarnite con fette di arancia.

PS. Comunque, almeno per il mercato televisivo italiano, io una scena di Mitch che mette il cocomero in mare l’avrei girata.

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Nasco storica dell'arte, con un cuore che batte per la storia medievale e quella della cucina. Grazie al blog mi sono innamorata del web, dei social media, e della comunicazione. Sono l'anima social dell'MTC, e me ne vanto! Credo nell'ironia e nel sarcasmo, amo le parentesi e i punti di sospensione.

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