MTC N. 58 – TEMA DEL MESE: POLSKIE PROZIAKI

Testo e ricetta di Michael Meyers – Burro e Miele
Foto di Eleonora Colagrosso – Burro e Miele

Quando ho letto Proziaki sulla lista del tema del mese non ho resistito.

Non so più da quanti anni non ne sentivo più parlare. Non è che li avessi dimenticati, è solo che non ci pensavo più e il pensiero ha viaggiato indietro nel tempo.
Ci fu un tempo, prima di trasferirci alla vita virtuale su internet, in cui esisteva una cosa simile a un villaggio idillico. Un posto in cui quel concetto chiamato noia non esisteva.
C’erano degli alberi secolari che diventavano castelli e fortezze, una casa di legno in mezzo al verde, piena di odori e profumi e un sottotetto pieno di misteri da scoprire.
C’era il nonno con la barba lunga e i capelli bianchi e la nonna ai suoi fornelli, stufe a legna in lamiera. E c’erano i Proziaki.
C’è da dire che nella tradizione polacca il pane è sempre stato simbolo di prosperità e ricchezza, perché non era parte del cibo quotidiano come per i popoli del Mediterraneo. I poveri mangiavano pane solo in occasioni veramente speciali. Il pane in Polonia godeva
di un rispetto universale così forte che, se cadeva a terra, era rialzato e baciato con reverenza.
La farina impastata con latte fermentato e cotta su pietra o piastre roventi, costituisce il precursore del pane da secoli addietro, quando i lieviti non erano disponibili.
In Polonia, questo tipo di pane piatto e non lievitato non è mai stato molto popolare, ma piuttosto dimenticato e trascurato, tranne che nella regione, Podkarpackie, nei bassi Carpazi, all’estremo sud oriente della Polonia, dove da più di 150 anni, si può degustare questo tipo di piccoli pani al latte fermentato e bicarbonato di sodio.
I Proziaki si facevano spesso, quando ci si ritrova senza pane, o quando si stava aspettando che questo lievitasse o cuocesse, nelle giornate di panificazione. Nel giro di un quarto d’ora, infatti si impasta, si cuoce e il pane è pronto per salvare la situazione. Inoltre si possono anche fare d’anticipo, perché la vita dei Proziaki è abbastanza lunga e anche un po’ duri sono ancora deliziosi.
Il Proziak deve il suo nome a uno dei suoi ingredienti principali, il bicarbonato, chiamato, colloquialmente, “proze”. Tuttavia, si conosce anche con altri nomi come prozioki, prołozioki, prołzioki, prosioki, sodziaki, łosuchy e “polish soda bread” all’estero.
La loro forma può essere tonda, di 6-10 cm di diametro, o quadrata, ovale e persino romboidale. Possono anche essere fatti dolci, semplicemente aggiungendo più zucchero. Sono più buoni quando sono appena fatti, caldi, leggermente imburrati, tradizionalmente di
burro all’aglio.
Molti li preferiscono con il miele, marmellate o confetture. Altri, come me, credono che la loro fine migliore sia con una generosa cucchiaiata di panna acida e qualche cetriolo fermentato alla maniera polacca.
Il proziak è per me una delle prove del principio basico della cucina, poiché spesso i migliori sapori risiedono nella semplicità degli ingredienti e delle esecuzioni.

 

Per una decina di proziaki di 10 cm

  • Mezzo litro di latte fermentato (latticello o kefir possono sostituirlo)
  • Mezzo cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino di zucchero
  •  1 cucchiaio di bicarbonato di sodio
  • farina, quanta il latte ne assorba
In una terrina, mettere il latte e il resto degli ingredienti e aggiungere farina fino ad ottenere una pasta liscia. Stendere la pasta all’altezza di un cm e tagliare i dischi con un bicchiere infarinato o con un taglia pasta rotondo o quadrato.
Scaldare bene una padella dal fondo spesso o una piastra e cuocere i dischi circa 4-5 minuti da ogni lato.
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    Direi che la noia era una buona scusa per inventarsi qualcosa da fare 🙂 Ad esempio la prossima volta che sarò a casa, anziché prendere lo smartphone, impasterò questi pani velocissimi che mi ispirano molto! E ovviamente li coprirò di burro 🙂 Grazie Michael!

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    I ricordo legato al cibo rendono la preparazione ancora più buona.

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