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Tema del mese- Gli Udon – I Pici del Giappone

by MTChallenge
 Collage preparazione
Impastare della farina di grano con dell’acqua e un pochino di sale. Lavorare bene il composto, stendere e formare delle lunghe strisce di pasta dal diametro piuttosto spesso, per ottenere dei… pici toscani? No! Degli udongiapponesi!! Ebbene sì, tutto il mondo è paese, e gli udon, tradizionali noodlesdi farina di grano, poco differiscono dai nostri pici, protagonisti dell’MTC di Gennaio capitanato dalla Patty, se non per il fatto che per impastarli si usano i piedi. La pasta degli udonè piuttosto dura da lavorare con le mani, ed è per questo motivo che si sfrutta tutto il corpo; usando i piedi si ha il vantaggio di premere sulla pasta con più forza, perché vi si trasferisce tutto il proprio peso; proprio come nelle arti marziali, oltre alla forza muscolare si usa anche il peso della persona. Lavorare la pasta trovo che sia un rito distensivo e rilassante, in questo caso lo è ancora di più, coinvolgendo interamente il corpo, ed è così divertente che nessuno dovrebbe privarsi di questo piacere!

Gli udonsono degli “spaghettoni” dalla consistenza piacevolmente gommosa, sono spessi e lunghi, tanto che i noodlesin passato venivano chiamati nagamono, che significa “cose lunghe”. Tradizionalmente venivano mangiati solo a pranzo e solo durante gli hare no hi, festività religiose in cui ci si poteva permettere di mangiare la carne e, in generale, cibi più sostanziosi ed elaborati. La dieta dei contadini seguiva i ritmi stagionali e lavorativi, e gli hare no hi, o giorni speciali, cadevano proprio nei periodi di maggior sforzo fisico della vita contadina, in corrispondenza dei raccolti, della semina del riso, e in preparazione ai mesi invernali. Gli udonancora oggi vengono chiamati chikara udon(udon del potere) perché dopo una dura giornata di lavoro un piatto di udonè in grado di restaurare le energie, o per lo meno lo spirito.

Oggi gli udonsono un ingrediente base della dieta quotidiana e vengono mangiati in qualunque momento della giornata. Nelle città giapponesi praticamente in ogni angolo della strada è possibile trovare un venditore di noodles, per un giapponese dire “ho bisogno di una tazza di noodle” è come per noi dire “ho fame, devo fare uno spuntino”. Nella maggior parte delle stazioni ferroviarie giapponesi è possibile trovare uno chiosco di noodles, perché rappresentano il tipico pasto veloce in attesa del treno, proprio come il panino per noi. In meno di un minuto il pasto caldo è servito, basta immergere i noodlesprecotti in acqua bollente per riscaldarli e servirli in una ciotola ricoperti di dashijirucaldo (e volendo un uovo o della tempura). Anche a mangiarli ci vuole un attimo, vengono consumati in piedi, e ognuno aggiunge a piacere il proprio condimento di cipollotto e pepe: di solito le ciotole sono già vuote in meno di cinque minuti!

Tipicamente sono serviti caldi in brodo, con i più svariati ingredienti, carne, pesce, verdure, tempura, tofu. Ma nei mesi più caldi possono anche essere apprezzati come piatto freddo.

shichimi 4


Io li ho serviti in brodo con pollo e verdure (nikuyasai udon), ma potresti anche gustarli solo con il brodokakejiru (porta a bollore 1 litro e ½ di dashijiruinsieme a 5 cucchiai di salsa di soia e 5 cucchiai di mirin*, versa sugli udone insaporisci con del cipollotto fresco tagliato a rondelle e del shichimi*a piacere). Per un piatto vegetariano, invece, segui la ricetta dei nikuyasai udonomettendo il pollo e riducendo la quantità di salsa di soia a 1 cucchiaio.

La ricetta per preparare e cucinare gli udonè semplice, segui uno schema ben preciso e non sbaglierai. Se vuoi servirli per pranzo, inizia la sera prima. Per averli pronti per cena, inizia la preparazione dopo pranzo. La dose di “udonfatti in casa” indicata va bene per due persone, ma solo nel caso il condimento non sia molto corposo. Per la ricetta che segue, “udonin brodo con pollo e verdure”, questa dose di udonè sufficiente per 4 porzioni.

shichimi 4

  • Inizia preparando l’impasto degli udon, dovrà riposare almeno 1 ora prima di poterlo lavorare (ma più riposa, meglio è).
  • Subito dopo metti l’alga kombu* in ammollo nell’acqua per il dashijiru, ci dovrà restare per 4 ore.
  • Passate le 4 ore, ma se sono di più tanto di guadagnato, procedi con la preparazione del dashijiru.
  • A questo punto anche la tua pasta ha risposato abbastanza, puoi proseguire con pigiatura e piegatura. Dopo questa fase l’impasto ha bisogno di un ulteriore riposo di circa 1 ora.
  • In questa ora di attesa puoi procedere con la preparazione del condimento per gli udon.
  • Stendi la sfoglia e forma gli udon.
  • Cuoci gli udon, tenendo in caldo il brodo e i condimenti.

Udon fatti in casa

Collage stesura e taglio

Ingredienti (2 persone)

  • 150 gr. farina 0
  • 150 gr. farina 00
  • 15 gr. sale
  • 130 cl. acqua appena tiepida

Sciogli il sale nell’acqua e setaccia le due farine in un grande recipiente.

Aggiungi l’acqua alla farina, poca alla volta in modo che tutta la farina riceva l’acqua, mescolando ma senza impastare. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, impasta finché il composto diventerà omogeneo (circa 5 minuti). Se l’impasto è troppo asciutto aggiungi un goccio d’acqua, se troppo appiccicoso un po’ di farina.

Lascia riposare l’impasto coperto da pellicola trasparente per almeno un’oretta (ma va bene anche tutta la notte).

Metti l’impasto in un grande sacchetto di plastica per alimenti e questo sacchetto in un altro, in modo da prevenire rotture. Adagia quindi l’impasto su un canovaccio steso a terra e ripiega il canovaccio per coprirlo. A questo punto l’impasto ha bisogno di essere lavorato energicamente per diventare più glutinoso ed elastico, e questa operazione può essere facilitata usando i piedi: sali con i piedi sul panetto e premi usando il peso di tutto il corpo, proprio come nella pigiatura dell’uva. Ogni tanto estrai l’impasto dai sacchetti e piega il disco che si è formato in due o tre parti, quindi riprendi la pigiatura a terra. Questa operazione deve durare almeno una ventina di minuti. Gli udonpiù pregiati hanno una consistenza un po’ gommosa, che si può controllare staccando un pezzettino di pasta e stendendolo come per i pici toscani.

Arrotonda il panetto nascondendo le pieghe all’interno, fino a formare una palla liscia. Rimettilo nel primo sacchetto e lascialo riposare ancora per 1 ora o più, quindi stendilo con il mattarello su un piano di legno infarinato; lo spessore dovrebbe essere compreso tra i 4 e i 6 mm.

Piega la sfoglia su se stessa come si fa per le tagliatelle e tagliala a strisce di larghezza pari allo spessore della pasta, sparpagliando gli udonsulla spianatoia infarinata in modo che non si attacchino tra loro.

Dashijiru (brodo)

Ingredienti (4 persone)

  • Alga kombu* (circa 10×12 cm)
  • 1 litro e ¾ di acqua
  • 10 gr katsuobushi*

In una capiente pentola, immergi l’alga kombu*in poco meno di 2 litri d’acqua per 4 ore.

Metti la pentola sul fuoco vivace e appena prima che inizi a bollire rimuovi l’alga kombu*. Abbassa la fiamma al minimo e unisci 10 gr circa di katsuobushi*, cuoci per 2-3 minuti, quindi spegni il fuoco.

Filtra il brodo con un colino a maglie fitte per rimuovere il katsuobushi*.

Non buttare via l’alga e le scaglie di tonnetto, con kombu*e katsuobushi*già usati una volta puoi preparare il niban dashi(secondo dashi), un nuovo brodo meno saporito. L’alga kombu*già usata puoi anche tagliarla a striscioline sottili, saltarla in padella fino a renderla croccante e insaporirla con della salsa di soia. È buona da mangiare così, in un’insalata, oppure da aggiungere ad un brodo o ad una pasta.

Nikuyasai udon – udon in brodo con pollo e verdure

Ingredienti (4 persone)

  • Verdure a scelta tra cavolo, spinaci, cipolla, zucchine, broccoli, cavolo cinese, cipollotti, porro, peperoni, carote (io ho usato 2 foglie di verza, ½ cipolla, 1 carota piccola, 1 zucchina, ¼ di peperone giallo)
  • 2 sovracosce di pollo
  • 1 cucchiaio olio di semi di sesamo (io olio di riso)
  • 1 spicchio aglio
  • 1 litro e ½ dashijiru
  • 5 cucchiai salsa di soia
  • 4 cucchiai mirin*
  • ¼ cucchiaio sale (io non l’ho aggiunto)
  • 1 cipollotto
  • udon

Taglia le verdure a striscioline. Togli la pelle e le ossa al pollo e taglia la carne a bocconcini. In un tegame scalda 1 cucchiaio di olio e 1 spicchio di aglio schiacciato. Fai saltare velocemente la carne per 2 minuti, aggiungi le verdure, e continua a cuocere per 1 minuto. Aggiungi il dashijirue lascia cuocere per 5 minuti.

Rimuovi l’aku**(schiumetta che si sarà formata in superficie), aggiungi la salsa di soia, il mirin*e l’eventuale sale.

Cuoci gli udonin abbondante acqua bollente non salata (l’acqua deve essere 5 volte il volume degli udon) per circa 5-9 minuti in base allo spessore. Scola gli udone raffreddali immediatamente e delicatamente sotto acqua corrente fredda. Scolali di nuovo per eliminare tutta l’acqua in eccesso.

In 4 ciotole individuali posiziona prima gli udon, poi la carne e le verdure, e ricopri con il brodo. Guarnisci con del cipollotto a rondelle e del shichimi*a piacere.

*Note:
  • Alga kombu: alga molto usata nella cucina giapponese, ottima da mangiare, è soprattutto molto usata per insaporire, addolcire e ammorbidire gli altri cibi. È l’ingrediente fondamentale per preparare il dashi, brodo di pesce usato come base di infinite preparazioni, tra cui la famosa zuppa di miso (o misoshiru).
  • Katsuobushi: o fiocchi di bonito, fiocchi di tonnetto essiccato, fermentato e affumicato. È un ingrediente base della cucina giapponese, tra le altre cose utilizzato nella preparazione del dashi.
  • Mirin: liquore leggermente dolce ottenuto dalla fermentazione del riso glutinoso (anche chiamato riso dolce). È usato in cucina per arrotondare i sapori durante la cottura.
  • Shichimi tōgarashi: “peperoncino ai sette sapori”, miscela tipica della cucina giapponese che si usa per condire zuppe, noodles, carne bianca e piatti a base di riso. Puoi farla in casa mischiando e pestando in un mortaio i seguenti ingredienti in parti uguali: peperoncino, pepe di Sichuan, buccia di mandarino essiccata (puoi seccarla in forno o sul calorifero, dopo aver eliminato la parte bianca), semi di sesamo neri e bianchi, semi di papavero, zenzero, alga nori (è l’alga usata nella preparazione del sushi, la trovi facilmente nel reparto etnico dei grandi supermercati).

    Questi prodotti possono essere reperiti presso market orientali o negozi biologici ben forniti. Per chi non abitasse in città (come me), comodissima è la risorsa dei negozi online specializzati in cibi etnici.

**Aku:La fede negli spiriti ke, permetteva di adottare determinate procedure igieniche nella preparazione dei cibi. Era comune credenza che le verdure, dopo essere tagliate, andassero lavate per mandare via gli spiriti ke cattivi, e se i recipienti in cui venivano cotte non fossero stati coperti, i ke cattivi sarebbero rientrati nelle verdure, e i ke buoni sarebbero usciti. Appena prima che il brodo in cui le verdure e la carne cuocevano raggiungesse il bollore, sulla superficie dell’acqua appariva una schiumetta o una pellicola, l’aku, che si diceva fosse il residuo dei ke cattivi, e per questo andava eliminato.
Riferimenti:
Gaku Homma, The Folk Art of Japanese Country Cooking: A Traditional Diet for Today’s World. North Atlantic Books, U.S.
Annalena di Acquaviva scorre

30 comments

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Katya 22 Gennaio 2013 - 15:07

Bel blog! Complimenti davvero!

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Mai 21 Gennaio 2013 - 23:41

wowwwww!!! Ho deglutito adesso, dopo aver letto tutto il post… prima non potevo, ero tropo concentrata ed emozionata!
Ma chi sei!!!!

grande!

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Ale only kitchen 21 Gennaio 2013 - 8:20

Post stupendo cara Bucci! Me lo voglio rileggere con calma, dedicandogli il tempo che merita… Grazie!

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Antonella 20 Gennaio 2013 - 14:48

granderrrrima!!! io che amo il Giappone che ci andrei anche adesso anche se sono molto balata….mi sa che provero' a farli pure io…grandiosa preparazione!!! 🙂

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lalexa 18 Gennaio 2013 - 20:59

o.mio.Dio.ti giuro che mi sto commuovendo.hai creato un piatto perfetto.preparato in maniera magistrale.impeccabile.bravissima!

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Anonymous 18 Gennaio 2013 - 17:02

Brava Bucci!!!
approfitto della tua expertise per chiederti dove trovi il katsobuchi… da anni lo cerco!!!
Grazie!
Francesca

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La cucina di Bucci 18 Gennaio 2013 - 22:46

In un negozio online, zen market, mi trovo molto bene, e le spedizioni sono rapidissime! Purtroppo non abitando in città anche per me è difficile trovare certi ingredienti!

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๓คקเ 18 Gennaio 2013 - 16:08

Elena, posso?
Ordinare il monumento, intendo.
Pensavo di farlo di platino, a meno che tu non abbia altre preferenze…

Hai scritto un post stupendo, ben fatto e ben documentato, STRA-BRAVA!!!!!!

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La cucina di Bucci 18 Gennaio 2013 - 22:42

Prima finiamo il tuo però!!!

Grazie!

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Anna--USA 18 Gennaio 2013 - 15:38

post splendido!!!!

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La cucina di Bucci 18 Gennaio 2013 - 22:40

Grazieee!!

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Elisa 18 Gennaio 2013 - 14:28

Stupendi! ^_^ Io attendo l'invito a cena, Bucci! 😛

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La cucina di Bucci 18 Gennaio 2013 - 22:40

La cosa è vicendevole, cara!! 🙂

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Loredana 18 Gennaio 2013 - 11:36

E la prossima volta che qualcuno mi dice che cucino con i piedi lo prenderò come un complimento!!! 😀
Bravissima Elena!

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Elena Borali 18 Gennaio 2013 - 12:51

Hahaha grande Loredana!! E grazie 😉

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acquaviva 18 Gennaio 2013 - 10:04

direi tutto perfetto! anzi… kanpeki!

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MarielladM 18 Gennaio 2013 - 10:03

Ma quanto mi piace imparare tutte queste cose…

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Rosaria Orrù 18 Gennaio 2013 - 9:34

O__O ma quante cose sapete??

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veronica 18 Gennaio 2013 - 7:43

sono fantastici per la sfoglia sarebbe un'ottima idea 🙂

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Teresa De Masi 18 Gennaio 2013 - 7:31

Strano, si' ma fino ad un certo punto. Ho ancora vivo il ricordo di una vendemmia di quando ero bambina, in cui l'uva era spremuta con i piedi. E poi, il fatto di schiacciarla più che impastarla, credo possa avere un buon effetto sulla distensione del glutine… insomma, cose dell'altro mondo certo, ma solo fino ad un certo punto. 😀

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La cucina di Bucci 18 Gennaio 2013 - 10:26

Infatti! Questo schiacciamento con i piedi consente all'impasto di diventare più elastico e conferisce agli udon la loro caratteristica consistenza gommosa.

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Mamma Papera 18 Gennaio 2013 - 7:27

wow che post stupendoooooooooooo grazie ^_^

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La cucina di Bucci 18 Gennaio 2013 - 10:23

:))) Grazie!!

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Annarita Rossi 18 Gennaio 2013 - 7:25

Con i calzini di una settimana , secondo me, potrebbero acquistare quel non so che…. Scherzi a parte li ho assaggiati da poco al ristorante giapponese e mi sono piaciuti molto, li vedo al super ma non ho mai avuto il coraggio di acquistarli, ma ora potrei provare. Grazie. Ciao.

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sandra indovinachivieneacena 18 Gennaio 2013 - 10:17

Annarita, abbiamo avuto lo stesso pensiero, io propongo i calzini di mia figlia ma di un giorno solo, potrebbe bastare!
Sandra

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La cucina di Bucci 18 Gennaio 2013 - 10:22

Hahaha! Ma guarda che è proprio la tecnica che ho usato io!!! Alla fine hanno acquisito un ottimo sapore di tofu!! Hahahahaha

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Francy BurroeZucchero 18 Gennaio 2013 - 7:18

Nell'attesa che si chiarisca chi ha inventato la pasta, resta il fatto che anche in Giappone sono forti in materia.
Tempo fa mi sono letteralmente incantata davanti alla TV a guardare degli chef preparare i noodles in modo velocissimo e perfetto!
Grande Bucci, che bel post! Mi son fatta una piccola cultura di cibo nipponico, nell’attesa di poter assaggiare i noodles sul posto.
Spero in questo secolo 🙂
Bacioni
Francy

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La cucina di Bucci 18 Gennaio 2013 - 10:21

Eh sì, poi trovo che i giapponesi abbiano una tale grazia in tutto quello che fanno, anch'io resto incantata a guardare i loro gesti!
Grazie mille, purtroppo anch'io per ora la mia cultura me la faccio guardando video, leggendo e ascoltando i racconti di amiche che in Giappone ci sono state, sperando di poterci andare (entro questo secolo!!) di persona.
Un bacio, Bucci

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Cuoca Gaia 18 Gennaio 2013 - 7:06

non vorrei dire un'eresia ma…non si potrebbe sfruttare questa tecnica per tirare la pasta sfoglia? 🙂

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La cucina di Bucci 18 Gennaio 2013 - 10:16

Non credo, sai? Perché per stendere la sfoglia è fondamentale mantenere una forma rettangolare regolare, cosa che con questo metodo non si riesce a fare. Inoltre la sfoglia va tirata e non schiacciata, schiacciandola secondo me rischieresti di "strappare" i vari strati grasso-magro che hai creato. E poi i piedi sono caldi, proprio come le mani, scalderesti inevitabilmente l'impasto. Questa è la mia modesta opinione, ma lascio il quesito aperto a chi ne sa più di me!

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