Home c'era una volta MTC n. 36: COGLI LA PRIMA MELA (prima parte)

MTC n. 36: COGLI LA PRIMA MELA (prima parte)

by MTChallenge
W. Krogel, Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre
“Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e
buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e
l’albero della conoscenza del bene e del male
e Dio impose all’uomo anche questo comando: “Di ogni albero del
giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all’albero della
conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno
in cui ne mangerai certamente dovrai morire
“.. (Gen., 2, 9; 16)
[1] È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”. [2]
Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi
possiamo mangiare, [3] ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al
giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare,
altrimenti morirete”. [4] Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete
affatto! [5] Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i
vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”.
[6] Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito
agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e
ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli
ne mangiò. [7] Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si
accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero
cinture
.” (Gen. 3, 1-7)
Di tutti i brani celebri delle Sacre Scritture, quello che narra il Peccato Originale commesso da Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden è sicuramente uno dei più famosi: la drammaticità delle sue conseguenze morali, unita al pathos della narrazione, ne ha fatto uno dei soggetti più amati dagli esegeti e dai predicatori, sia in ambito ebraico che in ambito cristiano: e quando poi, negli anni bui del Medioevo, si dovette far ricorso alle immagini, per aiutare a fissare nella mente di un popolo sempre più analfabeta, i concetti portanti della Salvezza, ecco che i pittori si lanciarono in vasti affreschi, che avevano come punto di partenza il gesto più iconico delle raffigurazioni del Vecchio Testamento- vale a dire Eva che offre ad Adamo un frutto rosso e tondo, che venne ben presto identificato con la mela. 
Che, sia chiaro, nel testo biblico non c’è. 
Per certi versi, è strano che, in un libro così intriso di simbolismo come la Genesi, dove tutto rimanda ad altro significato (dalla terra con cui Jahwé modella il primo uomo ai sette giorni della creazione, dalla “costola di Adamo” al serpente), al momento di indicare un elemento che già a quei tempi era veicolo di una simbologia variegata e complessa come l’albero, l’autore ricorra a termini espliciti, parlando chiaramente della conoscenza del bene e del male. 
L. Cranach il Vecchio- Adamo ed Eva
D’altro canto, il messaggio doveva esser chiaro: la Genesi fu scritta in un momento delicatissimo, per la storia del popolo ebraico, ai tempi della cattività babilonese, quando cioè le truppe del re Nabucodonosor prima invasero il regno di Giuda e causarono la prima deportazione degli Ebrei e poi distrussero Gerusalemme, facendo prigioniera la gran parte dei suoi cittadini. La prima deportazione durò circa sessant’anni, nel corso dei quali serpeggiò fra gli anziani la paura che le giovani generazioni, cresciute in una città ricca e dissoluta come Babilonia, votata per giunta al culto degli déi falsi e bugiardi, potessero smarrirsi e ripudiare il loro unico Dio. Da qui, la volontà di fissare sulla carta i principi cardine della loro religione, a partire dalla Creazione e dall’origine della condizione dell’uomo nel mondo.
Il peccato commesso da Adamo ed Eva, quindi, doveva connotarsi da subito come un gesto di una gravità inaudita, ben più grave di una semplice disobbedienza: un conto, cioè, sarebbe stato infrangere un ordine per rubare il frutto di un albero qualsiasi; un altro, cibarsi della chiave di accesso alla conoscenza del bene e del male: nel primo caso, come si diceva, si sarebbe trattato di una disobbedienza. Nel secondo caso, invece, dell’aspirazione a voler diventare come Dio, che di questa conoscenza era l’unico detentore: in altre parole, il peccato commesso da Adamo ed Eva fu il peccato di Superbia (il più grave dei sette che verranno successivamente catalogati) ed era proprio grazie alla specificità dell’albero a cui attinsero che esso veniva definito. 
Masolino da Panicale- La Tentazione di Adamo ed Eva
E allora, la mela, da dove viene?
Le risposte, come spesso accade in quest casi, non sono univoche, ma elencarle tutte sarebbe dispersivo: meglio focalizzarci su quelle più comuni, oltre che più plausibili, la prima delle quali trova la sua spiegazione nei primi secoli del Cristianesimo, quando cioè iniziarono a diffondersi le prime traduzioni della Bibbia dall’ebraico in latino. 
E qui, mi metto in mod. prof e vi faccio un ripassino veloce. 
“Male”, in latino, si dice malum: è un nome neutro della II declinazione e al genitivo, che è il caso in cui si traduce il complemento di specificazione, esce in –i: quindi, “del male” si traduce “mali
“Mela”, invece, si dice malus ed è un nome femminile della II declinazione: ergo, l’uscita al genitivo è la stessa del neutro, in -i. 
Il che significa che “mali” può significare tanto “del male” quanto “della mela“.
E un conto è la traduzione che fa un dotto, seduto alla scrivania, sapendo bene che il Latino non si traduce parola per parola, ma tenendo sempre presente il contesto. Un’ altra è la traduzione asservita ad un popolo che aveva bisogno di immagini, per trattenere concetti che, altrimenti, non avrebbe saputo assimilare, vista la non comprensione della lingua ufficiale della Chiesa e l’analfabetizzazione che lo segnava per tutta la vita. 
In più, la mela si prestava bene, ad essere strumento di seduzione: intanto, è rossa, come le labbra delle donne, ed ha la polpa bianca, come la loro pelle; ha un sapore prima dolce e poi aspro, esattamente come il gusto del peccato; in più, se tagliata a metà per il largo, presenta una strana stella a 5 punte, in corrispondenza del torsolo, a ricordo del pentacolo, il marchio di Satana. 
Insomma, per la fervida immaginazione dei predicatori e degli esegeti dell’Alto Medioevo c’era da andare a nozze, con un frutto del genere: e quando poi anche la Storia si decise a collaborare….
… ma questa, ce la teniamo per la prossima volta!
Alessandra

10 comments

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MTChallenge 15 Febbraio 2014 - 11:14

Mi hai aperto un mondo, a questa cosa non ci avevo mai proprio pensato, che al genitivo male e mela in latino danno entrambi mali. La spiegazione, oltre che essere interessantissima, è davvero plausibile.

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isaporidelmediterraneo 14 Febbraio 2014 - 23:18

Un gran bel post Alessandro e come leggo mastichi bene la Parola di Dio. Professoressa di ????
Giusto e corretto tutto quello che scrivi, la prossima volta potrò dire a mia moglie……passami la mela 🙂
A presto

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MTChallenge 14 Febbraio 2014 - 20:40

Solo una donna poteva parlare della mela con tale arte, sapienza e chiarezza…. solo una donna!!!

Grazie e aspetto con ansia la seconda parte! (la vorrei più peccaminosa ancora, si può? 🙂

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MTChallenge 14 Febbraio 2014 - 16:02

Ho deciso, voglio tornare a scuola e voglio te come prof! 😀

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MTChallenge 14 Febbraio 2014 - 15:54

E come posso commentare se non con un "wow" e con un "ma la prossima volta è domani?" come ha detto la Cornali? 🙂
Fantastico articolo!

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Taccuino di cucina 14 Febbraio 2014 - 15:34

Guarderò la mela con occhi nuovi dopo averti letta!
Bravissima..
Sandra

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Stefania 14 Febbraio 2014 - 9:50

immensa!

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fabiola 14 Febbraio 2014 - 9:33

Grande Ale

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MTChallenge 14 Febbraio 2014 - 9:12

Affettare una mela non sarà più la stessa cosa, dopo quest'articolo!

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MTChallenge 14 Febbraio 2014 - 8:59

….la prossima volta e' domani, vero?

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