MTC n.46 – IL TEMA DEL MESE: LA EMPANADA GALLEGA

                          di Mai Esteve- il colore della curcuma
Ci sono tanti racconti e leggende sulla famosa empanada, mangiare dei pellegrini, di preciso quelli del camino di Santiago di Compostela. 
Non vi chiedo di trasportarvi nel secolo XII (dove furono decretate le “norme generali” per fare la preparazione della empanada) ma se siete stati da quelle parti o avete in mente di farvi un “giro” datevi una occhiata intorno e vedrette ovunque sculture di pellegrini che addentano una specie di pane ripieno!
Tanto è antica la empanada che simpaticamente si dice: 
“Cosa fu prima, il pane o la empanada” 
(come l’uovo o la gallina …)

Palacio Gelmirez a Santiago di Compostela

Ma tornando a noi e ai tempi nostri… di sicuro, prima fu il pane e poi la empanda, come si può dedurre dal nome, ma quello che dovete sapere è che questa bomba di  bontà nasce dalla neccesità di ammorbidire il pane secco, con sughi e condimenti che si avevano a portata di mano, diventando in questo modo una vera salvezza sopratutto per poveri e pellegrini. 

Inizialmente si dice che la empanada fosse un pane piatto che una volta secco, non andava assolutamente buttato, ma svuotato in centro e a punto condito in modo di ammorbidirlo e insaporirlo. Poi, con il passare degli anni e per comodità, visto che era un mangiare molto adatto da portarsi a presso, è cominciato a trasformarsi da pane piatto con lo svuotino a pane con coperchio fino a diventare la empanada che tutti oggi conosciamo. 

Di empanadas e di ripieno, ce ne sono una marea: con la carne, con solo verdure, con del pesce o dei crostacei visto che la Galizia è una terra molto ricca in quanto ai prodotti di mare. 
Per nominarne alcune, le empanadas più tipiche sono quella al baccalà molto usuale in periodo pasquale. Poi c’è quella a base farina di mais e con il ripieno di “parrochas” (piccole sardine). Esiste quella con polipo e patate, un’altra con merluzzo ma anche quella con las “vieiras” (cape sante) molto comuni e tipiche del territorio galiziano, vi faccio notare che durante il percorso del camino di Santiago si trovano conchiglie disegnate e scolpite ovunque, non a caso è diventato il simbolo del pellegrinaggio non che del battesimo cristiano!
Ma sono sicura che se facciamo un sondaggio, su quale impanada è quella più conosciuta all’estero, tutti pensano a quella ripiena di carne, o a quella ripiena di tono. Ed eco che per non deludervi, di seguito avete la ricetta.

Caminante no hay camino, se hace camino al andar!

                                                               A. Machado

“Caminante non c’è strada, si fa strada mentre si va!”
ingredienti: 
(per una Empanada per 6 persone)
per l’impasto
500 g farina
9 o 11 cucchiai d’olio del soffritto
1 cucchiaino scarso di sale

1 cucchiaino abondante di pimentón dulce (paprica dolce)

5 g di lievito di birra
3 cucchiai di acqua (temperatura ambiente)
Per il ripieno:

1 peperone rosso grande

2 cipolle medie

150 ml d’olio evo

350 g di tonno (meglio quello in baratolo di vetro)
3 pomorodi
sale

Lavate le verdure, sbucciate le cipolle e tagliatele a dadini piccoli, fatte soffriggere in abbondante olio a fiamma bassa per 3 o 4 minuti. 
Nel frattempo pulite il peperone dai filamenti interni e dei semi e tagliatelo a listerete e poi a dadini, incorporatelo al soffritto di cipolla e fateli ammorbidire entrambi.
Passate i pomodori sotto l’acqua bollente (o sbollentateli in pentola, come siete più pratici) in modo di poter toglierli la pelle più facilmente, strizzateli a pena e versate nel soffritto quando la cipolla e il peperone siano già quasi cotti. Amalgamate e cuocere ancora per una decina di minuti poi aggiungete il tonno e fate cuocere per altri 5 minuti. Lasciare raffreddare dentro un colino appoggiato in un piatto o ciotola, in modo di raccogliere il liquidi del soffritto, il quale ci servirà per l’impasto della empanada.
Preparate l’impasto mettendo la farina in una ciotola capiente lasciando un buco al centro, a forma di fontana, dove andrete a versare tutti gli altri ingredienti. Cominciando dal pimenton dulce, il sale, l’olio del soffritto e il lievito, sciolto in un paio di cucchiai d’acqua a temperatura ambiente.
Impastate bene e con grinta per una decina di minuti o finche la pasta non diventa elastica abbastanza di non rompersi se la tiriamo. 
Fate una palla e lasciatela riposare coperta con un canovaccio pulito, per una trentina di minuti.

Stendete la pasta in due sfoglie sottili, con una rivestire uno stampo leggermente unto e distribuite sulla sfoglia il ripieno.

Chiudete con il secondo disco sigillando bene i bordi e poi piegandoli verso l’interno. Spennellatela con un tuorlo sbattuto. Cuocete in forno caldo  a 180 °C per 45 minuti,  o finche la empanada prenda un colore bello dorato.
Lasciatela riposare qualche minuto fuori dal forno prima di levarla dalla teglia e poi….


…e poi vediamo quanto tempo ci mettete a finirla!!!!

 note:
1. Se usate uno stampo di ceramica non serve ungerlo, l’impasto è abbatanza grasso e si sstaca facilmente senza problemmi.


2. a questa versione potete aggiungere delle uova soda tagliate a meta.


3. se prefferite potete al posto dell’olio del sofrito ( 9/10 cucchiaiate)  potete usare lo strutto (50g) e nel caso aggiungere del acqua se l’impasto vi sembra poco hidratato.

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  • Mi piaceeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!! Ho preso nota, grazie!!

  • MAAAAIIIIIIII ….ti adoroooooo! 🙂

  • Che meraviglia!!!!!! Brava!!!

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