
In principio furono le salsicce e se questo vi sembra un incipit un po’ anomalo, aspettate a storcere il naso. Perché quella di Ginger Pig è una di quelle storie che vorremmo fossero davvero “di tutti i giorni”, per chiunque decidesse di avventurarsi in una impresa coraggiosa come quella dei suoi inizi.
Una piccola fattoria, che conta come capitale solo tre maiali della razza Tamworth, i famosi maiali rossi inglesi, tutelati per inciso anche dal Trust (e se vi state chiedendo come sia possibile, un Trust per i maiali, welcome to England, quella profonda, dove vivo adesso io e dove quello che altrove farebbe strabuzzare gli occhi, è l’assoluta normalità).
Comunque, tornando in argomento, lo scopo del fattore era quello di restituire dignità ai tagli meno nobili della carne, di fronte al dilagare del partito del Filetto, in ossequio ad una tradizione plurimillenaria che fa del maiale uno dei pilastri della storia dell’alimentazione britannica. E siccome anche Oltremanica “nothing of the pig is thrown away” , perché non tornare all’antico, ad una valorizzazione di tutte le parti dell’animale macellato, anche per dare un senso ad un concetto di sostenibilità pieno e pienamente condivisibile?
Detto fatto: la fattoria iniziò a promuovere i tagli dimenticati e lo fece con una tale dedizione da guadagnare credibilità presso i clienti. Da qui, l’adesione ad un progetto ambizioso come il Borough Market (che fu, sia chiaro: ora è una estenuante trappola per turisti) e la successiva espansione, con punti vendita, corsi di cucina, editoria.
Ed è proprio ad uno dei loro libri che dedichiamo il Natale di Cook My Books, sperando di potervi proporre idee nuove e ricette vincenti, per poter andare a colpo sicuro anche nella frenesia delle feste: a dispetto della iniziale vocazione della fattoria, il libro contempla anche molte ricette vegetariane, nello spirito di accoglienza che spesso in cucina si tramuta in una sfilza di accidenti ma che ci auguriamo di preservare con le ricette scelte in questa occasione dalle signore di #Cook_my_Books
INSALATA D’ARANCE CON SCIROPPO AL TIMO
di Susy May

Tra le cose che amo del Natale ci sono gli agrumi: profumano di tradizione, di biscotti fatti in casa, di quelle bucce appoggiate sul termosifone che diventano subito aria di festa. Portarli in tavola come antipasto è il modo ideale per esaltarne tutti i sapori e aggiungere un tocco luminoso al menu.
E se siete come me, che a dicembre mi ritrovo a correre tra il supermercato e la cucina, inseguendo menù ambiziosi mentre cerco disperatamente qualcosa di buono, facile e veloce che faccia sembrare la tavola degna di Re Carlo … allora questa è la ricetta perfetta.
È fresca, colorata, scenografica senza nessuno sforzo.
Le arance fanno tutto il lavoro estetico, il melograno brilla come glitter commestibile, la ricotta è soffice come neve e lo sciroppo al timo aggiunge quel tocco “oh wow” che convince chiunque che tu abbia progettato questo piatto con cura — e non assemblato tutto dieci minuti prima dell’arrivo degli ospiti.
Vi serve ancora un motivo per provarla? Eccolo: è semplicemente buonissima.
Perfetta per far partire il vostro Natale col piede giusto!
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COCKTAIL DI GAMBERI DI TIM

Immaginate la scena: il tintinnio dei calici, il profumo del pino addobbato, la tavola che luccica tra candele e nastri rossi … e poi arrivano loro, i bicchieri colmi di lattuga croccante, mango dorato e cetriolo fresco. Subito dopo compaiono i gamberi, distribuiti con cura come piccoli gioielli commestibili. E sopra, naturalmente, la salsa Marie Rose: cremosa, vellutata, con quel mix di maionesi che sa tanto di “ricetta di famiglia”, un accenno piccante che risveglia il palato e un pizzico di paprika che profuma di festa.
È un tuffo negli anni ’80, ma con il gusto pulito, leggero e moderno che amiamo oggi — un classico che non ha perso il suo fascino, semplicemente ha imparato a vestirsi meglio.
Perché il Natale è anche questo: i ricordi che tornano in tavola, i sapori che ci fanno sorridere e i classici che, con un piccolo tocco moderno, riescono a brillare ancora di più.
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CAVOLFIORE ARROSTO, SALVIA CROCCANTE, FORMAGGIO ERBORINATO E MANDORLE

C’era una volta un cavolfiore dorato che viveva in un orto incantato. Sognava di diventare il protagonista di una festa speciale, dove tutti i sensi potessero gioire. Finalmente proprio Il giorno di Natale, due cucchiai di olio extravergine d’oliva e un pizzico di senape magica lo avvolsero come un caldo mantello, mentre le sue foglie si allungavano per accogliere il sole del forno incantato.
Nel frattempo, le mandorle, leggere e croccanti, saltellavano allegre nella teglia, desiderose di unirsi al cavolfiore. Poco dopo, arrivarono le foglie di salvia croccanti, che con il loro profumo soave incantarono tutti i presenti. Infine, un gorgonzola cremoso e saporito scese come neve sulle cimette, fondendosi con loro e rendendo tutto ancora più magico.
Quando il forno fece il suo canto finale, il cavolfiore era pronto: dorato, tenero e profumato, circondato da mandorle dorate e foglie di salvia croccante. Tutti a tavola rimasero incantati, e da quel giorno, il Natale fu ricordato per la magia di quel piatto speciale.
E naturalmente vissero tutti felici e contenti.
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FARAONA ARROSTO CON SALSA DI FINOCCHI, SCALOGNI E VINO BIANCO

Quando ho visto questa ricetta, sulle pagine del libro della settimana, ho immediatamente pensato: eccolo, ho trovato uno dei piatti che presenzieranno sulla mia tavola delle feste.
Casa nostra, durante le festività natalizie, si trasforma un po’ in un porto di mare, dove amici e parenti approdano volentieri e, a noi, fa piacere poter godere della loro compagnia tra lucine, addobbi e grandi abbuffate.
Qualcuno, tra quelli che passeranno da qui nelle prossime settimane, si gusterà dunque questa faraona strepitosa dal gusto stuzzicante ed equilibrato.
Prugne, finocchi e una salsa d’accompagnamento da fare in gran quantità.
Successo assicurato!
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PAVLOVA FICHI E MELAGRANA
di Katia Zanghì

Con il viso attaccato all’elegante vetrata, ogni giorno, spiava l’interno di quella pasticceria elegante ed invitante, che la fortuna le aveva messo sulla stessa via della scuola ed a lei pareva, senza dubbio alcuno, il posto più simile al Paradiso, su questa terra.
Ammirava le vetrine espositive, ricche di dolci, praline, biscotti di ogni tipo, studiava i ripiani carichi di alzatine colme di dolciumi e giocava ad indovinare, di tutto, il sapore.
Una torta, tra tutte le mille altre leccornie, la faceva sognare ad occhi aperti: una nuvola di meringa che pareva una corona, puntellata di fichi carnosi e profumati, belli come pietre rare, un nastro di melassa di melograno, rossa e brillante a impreziosire il tutto.
Immaginava che fosse deliziosa, pensava avesse un sapore favoloso.
Se ne innamorò e decise che da grande sarebbe diventata pasticcera.
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BRIOCHE BUNS CON TACCHINO SFILACCIATO

E’ scritto tacchino sfilacciato, ma potete anche usare carne di maiale o di pollo, l’importante è che sia cotta a fuoco lento e a lungo, per poi sfilacciarsi facilmente usando semplicemente le dita.
L’aggiunta di un goccio di salsa piccante non sarebbe una cattiva idea. A dire il vero, nemmeno un contorno di patatine fritte… insomma, un modo diverso per presentare un panino super gustoso, mantenendo gli stessi ingredienti. E chi saprebbe dire di no? Io assolutamente non potrei, non amando la carne al sangue, questa è un’ottima alternativa. Perché la carne rimane comunque morbida e gustosa, ideale per farcire un super panino.
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TORTINO DI PATATE CON TROTA AFFUMICATA A CALDO, MELA E ANETO

“La trota affumicata è un’alternativa molto più sostenibile al salmone. Il pesce affumicato a caldo si sposa benissimo con questi tortini di patate croccanti e con il sapore aspro della mela. Se vi avanzano un paio di tortini di patate, conservateli per la colazione: riscaldateli in forno caldo o in padella e mangiateli con un uovo fritto.” cit.degli autori
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MOUSSE AL CIOCCOLATO DI NONNA JOY

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INSALATA DI ANATRA E ARANCIA

L’anatra ha carne grassa, quindi va servita calda e croccante in questa insalata invernale.
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