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L’Italia del Buonismo è figlia delle cinghiate.

Quelle che i genitori distribuivano ai loro figli, assicurandosi ogni volta di lasciare dei bei segni, se nella loro infiita bontà usavano la cinghia dalla parte del cuoio, ai bei tempi in cui si stava meglio quando si stava peggio.

I “due schiaffoni ben dati che non hanno mai fatto male a nessuno” (provate a prenderli, però) erano il pilastro di qualsiasi buona educazione degna di questo nome: di conseguenza, questi entravano anche nel vademecum del buon genitore e, nel caso delle mamme, nelle riviste loro dedicate che, gioco forza, erano quelle in cui si ammannivano consigli su come inamidare le camicie del marito, come preparargli un bel benvenuto, togliendogli le scarpe e lasciandolo tranquillo in poltrona e, ovviamente, come tenerlo il più lontano possibile dai fastidi della vita quotidiana.

I figli erano al primo posto della lista dei fastidi, nella misura in cui il loro comportamento non si uniformava alle regole de comportamento, volte a soffocare la complessità della natura umana che, per somma sventura di alcune madri, ogni tanto faceva capolino fra le teste precocemente imbrillantinate e il “riverisco, signori genitori”. Le punizioni avevano quindi più il sapore di una acritica repressione che non di uno strumento educativo ad hoc, e questo a dispetto di nuove teorie (il metodo Montessori su tutte) che da decenni si erano diffuse con successo in tutto il mondo.

L’aspetto più singolare era, comunque, la dicotomia fra le idee della modernità, ca cui  una rivista come La Cucina Italiana doveva aderire, vista la sua dichiarata vocazione ad essere guida delle casalinghe moderne, e la mentalità dura a morire, anche degli stessi articolisti, come l’autrice del brano che vi proponiamo oggi, datato 1952.

Lo spunto è dato dallo sfogo di una mamma che, dopo aver dato una sonora sacconata di botte al bambino “bugiardello”, di fronte al rimorso, acuito anche dai pianti della creatura, prende la porta e se ne va, nel timore di dover tornare sui propri passi e magari -orrore- cercare anche una ricomposizione della faccenda nel dialogo e nelle coccole.

Lo spunto era fenomenale: che c’è di meglio del rimorso, per dimostrare che un’azione è sbagliata? E difatti la signora parte bene: le botte non si danno, punto.

Peccato che poi, subito dopo, parta il catalogo delle attenuanti, dal marito disoccupato al logorio della vita quotidiana, per culminare in una diagnosi di esaurimento nervoso (E’ certissimo che il suo sistema nervoso non dovesse essere a posto: ecco perchè, incapace di dominarsi, aveva picchiato il bambino), con assoluzione finale, della signora in primis (Compresi subito che ella, oltre ad essere una mammina amorosissima, era anche una donna di una intelligenza e sensibilità non comuni) e di tutte le altre mamme poi ( Ma del resto, tutte le mamme che lavorano dal mattino alla sera  per il benessere della famiglia sono come lei).

Il rimorso, insomma, era la conseguenza non di un atto sbagliato, tout court, ma di un atto sbagliato in quanto non premeditato. Perchè una bella compilation di schiaffoni premeditata, invece, non avrebbe provocato nessuna angoscia, anzi: si sa infatti che  ai figli occorre soprattutto consacrare l’anima e allora soltanto potremmo ottenere l’obbedienza e il rispetto, senza ricorrere.. alle percosse, che sono sempre immorali” . Come dire che prima di allora, menare si può.

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Le bugie richiamano naturalmente le   “chiacchiere”,la cui ricetta si trova nell’edizione del 1959. Sono quelle incrociate, che oggi forse sono passate di moda ma che varrebbe la pena di riprovare, magari per domenica, ultima festa “grassa”, in mezzo alla Quaresima. Chiamandole magari con l’immoralissimo nome di bugie…

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La signora dei pipponi.

Latest comments
  • Che discorso complesso…
    violenza si o violenza no?!
    Da un eccesso all’altro…
    Oggi il comportamento di certi genitori in primis è assolutamente e totalmente vergognoso, di conseguenza anche dei loro figli… ma pure in passato c’erano le non tanto edificanti eccezioni, maestri che bacchettavano i propri alunni con cattiveria e senza reali motivi…
    Ghandi insegna: con la violenza non si ottiene nulla ma è anche vero che due pacche ben motivate e ben assestate sul sedere di bimbi particolarmente vivaci non hanno mai davvero fatto danni o traumatizzato nessuno…
    La verità sta sempre nel mezzo ed il raggiungimento dell’equilibrio dovrebbe essere la massima aspirazione di ciascuno, alibi a prescindere… Però non sempre è stato, ne mai sarà facile.
    C’è anche da dire che oggi c’è troppa enfatizzazione; troppi social network, troppo bullismo, troppa pubblicità… prima c’erano però tanta omertà, paura e vergogna…
    Anche con le bugie c’è l’alibi ci sono bugie e bugie… quelle dette a fin di bene e quelle dette con malizia… peccato però che una bugia sia sempre e solo una bugia…
    Che discorso complesso 🙂

  • L’educazione dei figli non è facile certo forse una volta si esagerava e volava qualche schiaffone di troppo, anche se io non mi ricordo di averne ricevuti o dati, però la ramanzina sonora ci stava anche a letto senza cena sono finita e sono sopravvissuta
    L’educazione comincia con l’esempio e soprattutto anche con qualche no o rimprovero, non si può pretendere ( come si fa oggi) di lasciar far tutto Ai bambini/ragazzi ( perché è più facile dire si) e poi sperare che CApiscano che stanno sbagliando
    Un giorno il mio primogenito a 7 anni TORNÒ a casa con una nota della maestra e io tranquillamente le spiegai che erano cose che non si dovevano fare
    Il giorno dopo tornò con un altra nota, sempre per lo stesso motivo ( disturbava con il compagno) io a questo punto gli dissi che non avrebbe visto i cartoni animati e lui ” … ma ieri non mi hai messo in castigo” e così gli ho spiegato che la prima volta poteva essere perdonata, la seconda no la sua risposta fu che la mamma del suo compagno non lo metteva mai in castigo
    Quel castigo servì, non arrivarono più altre note
    L’educazione inizia dalle piccole cose

    Bellissimo articolo che fa riflettere

  • Mapi

    Riassumendo, negli anni ’50 le botte ai figli non si davano, tranne quando:

    – il marito era disoccupato
    – la vita quotidiana logorava
    – avevano l’esaurimento nervoso, certificato da una sconosciuta a cui avevi scritto una lettera sul giornale
    – benché esaurite erano intelligenti e sensibili
    – lavoravano dal mattino alla sera per il benessere della famiglia
    – le botte erano state premeditate
    – ai figli non si era consacrata l’anima

    Comincio a capire come mai adesso abbondino tanto i buonisti.
    Che io prenderei a mazzate, sia chiaro. 🙂

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