Home c'era una volta MTC N. 56 – AD OGNUNO LA SUA FORMA

MTC N. 56 – AD OGNUNO LA SUA FORMA

by MTChallenge
Ognuno si fa le domande che crede e la sottoscritta, forse obnubilata dal bombardamento di biscotti di questi giorni, ha cominciato a pensare al perché i biscotti avessero una determinata forma. 
Ho immaginato una serie di figure professionali dietro al lancio di un biscotto sedute attorno ad un tavolo a discutere di quale forma sia più accattivante per il consumatore o alla forma adatta allo scopo: biscotti per bambini, biscotti da poter esser mangiati velocemente, biscotti da “inzuppo”, biscotti che viaggino in coppia. Credo che le variabili e i motivi che sono dietro la “costruzione” di un biscotto siano molteplici. Purtroppo entrare in quelle stanze dove si decide cosa dobbiamo mangiare non è cosa facile e così sono andata alla ricerca del significato delle forme più comuni dei biscotti.
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La forma tonda. In tutte le culture e in tutte le epoche il cerchio è considerato forma perfetta, colei che richiama il trascorrere del tempo, il ripetersi delle stagioni. Nei rituali era cosa comune richiamare la figura del cerchio attraverso la danza o i canti attorno al fuoco, con lo scopo di rievocare il corso del sole.
Nella cultura cristiana simboleggia Dio e la volta celeste, al contrario della Terra che viene rappresentata con la figura quadrata. 
Passando in Oriente le cose non cambiano. Basti pensare al simbolo dello Yin e dello Yan, dualità iscritta nel cerchio. 
Non credo che alla base del biscotto tondo venga messo tutto questo coscientemente, ma di sicuro la forma circolare è quella a noi più familiare e più accogliente.
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Forma a ciambella. Il biscotto “a ciambella” non si discosta molto da questo discorso.
Richiama la forma dell’uroburo.
L’uroburo è un serpente colto nell’atto di mordersi la coda. E’ un simbolo dell’eterno ritorno, della natura ciclica del tempo. Chiaro riferimento alla simbologia degli opposti che si attraggono.
Nelle popolazioni del Nord e del Centro America indica la rinascita. 
Fermo e in movimento allo stesso tempo, rappresentazione chiara del ripetersi della vita e della morte.
Anche in questo caso siamo di fronte ad una forma ben radicata, familiare.
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Forma a ventaglio. Non sempre è necessario andare a cercare un valore simbolico. Penso a quelli che noi chiamiamo “ventagli”, le prussiane.  Nacquero probabilmente in Francia nel XX secolo, ma in realtà si trovano in tutto il mondo e la loro nascita va piuttosto collegata con l’espandersi dell’uso della pasta sfoglia. In questo caso la forma richiama diversi significati, a seconda del posto in cui i biscotti vengono realizzati. palmier  (foglia di palma) o coeur de France (cuore di Francia) in Francia, orejas (orecchie) in Messico, schweineohren (orecchie di maiale) in Germania, stesso significato negli Stati Uniti. Cambia qualcosa nella realizzazione, come il fatto che in Francia vengano zuccherati prima della cottura, mentre a Porto Rico la dolcezza è aggiunta attraverso il miele, ma la sostanza non cambia. Si tratta dello stesso tipo di biscotto. 
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Forme “educative”. Vi sono casi in cui i biscotti svolgono un ruolo ulteriore, oltre a quello di appagare il gusto. Penso ai quaresimali, i tipici biscottini a forma di lettera che tradizione vuole siano stati inventati in un monastero tra Prato e Firenze col il preciso compito di divulgare più semplicemente le parole del Vangelo. In realtà era uso comune presso i conventi utilizzare il sistema dei biscotti per facilitare l’apprendimento linguistico, come nel caso dei biscotti della monaca, dalla particolare forma ad S, nati nel convento catanese di Santa Chiara.
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Biscotti “politici”. Vi sono poi biscotti la cui forma evoca una casata nobiliare o un personaggio storico. Come i gliglietti di Palestrina. Biscotti legati alla famiglia Barberini, signori di Palestrina (Lazio) cittadina acquistata da un discendente della famiglia, il papa Urbano VIII.
Costretti all’esilio in Francia alcuni appartenenti al casato ebbero modo di conoscere i giglietti, biscotti a forma di giglio, simbolo della dinastia francese dei Borbone.
Una volta rientrati in patria, nel voler riprodurre i biscotti amati,  tentarono di sostituire il simbolo del giglio con quello delle api, stemma di famiglia. Ma i biscotti non ebbero lo stesso successo e così si ricominciò a produrli nella forma originaria. 
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Biscotti “evocativi”. Forse non è il termine giusto, ma penso a tutte quelle tipologie di biscotti che vengono realizzati in determinate occasioni. Come i Mostaccioli di Vibo Valentia che cambiano forma a seconda della ricorrenza in cui vengono preparati.
Un mondo a parte quello della biscotteria sarda, in cui il biscotto acquista una valenza “altra”, più elemento decorativo, carico spesso e volentieri di una forte valenza simbolica.
Vi lascio con queste “scarpette”, che ho avuto la fortuna di veder realizzare in un laboratorio di Quartu Sant’Elena. Vengono inserite sempre nel pacchetto dei dolci, anche se non richieste: se c’è la scarpetta significa che si ritornerà! 
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di Cristiana Di Paola – www.beufalamode.blogspot.it

Fonti:

http://www.associazioneghita.it/public/il%20cerchio.pdf
http://www.historiaweb.it/wp-content/uploads/2013/10/Marta-la-Madonna-del-Monte-ok.pdf
http://frirlandais.over-blog.com/2014/07/le-palmier.html
http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/giornata-nazionale-dei-quaresimali/
http://www.lapulceeiltopo.it/forum/ricette-in-contest/1514-biscotti-della-monaca-viscotta-da-monica-o-biscotti-a-esse
http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/giglietti-di-palestrina/

2 comments

Katia Zanghì 18 Aprile 2016 - 20:00

Grazie!

Manu 15 Aprile 2016 - 7:29

Che bello fermarsi a riflettere sul perché delle forme del biscotto, grazie per avercelo raccontato in questo bellissimo articolo !!!

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