MTC N. 42: LE PRIME LASAGNE, PER RICOMINCIARE

foto di Sabrina de Polo
Per una come me, per la quale la scrittura è un fatto naturale, non trovare un inizio a questo post è sintomatico della profondità dello smarrimento che accomuna noi Genovesi nei giorni dell’ennesima alluvione che ci ha colpito e che, come nei peggiori copioni, ha infierito in maniera implacabile, senza sosta né tregua, svuotandoci di tutto: della fiducia nelle istituzioni, della forza di ricominciare, delle motivazioni che fino a qualche giorno fa ci eravamo illusi che avessero dato un senso all’ultimo rialzarsi da quel fango sotto il quale eravamo affondati. 
Eppure, deve esistere da qualche parte una linfa inesauribile che continua a darci coraggio: perchè siamo di nuovo in piedi, armati di vanghe e di rabbia, di stivali e di dignità, di mani che si tendono e catene di solidarietà che si allungano e che sono, al momento, l’unico stimolo a andare avanti. 
E difatti, è da sabato che si spala. Si pulisce, si scava, si camallano detriti e macerie e intanto ci si consola, ci si fa coraggio e, soprattutto, si trova in questa vicinanza, in questa capacità di condividere lo stesso destino, anche e soprattutto da parte di chi non è stato colpito, la forza per ricostruire. Le code di ragazzi genovesi che il sabato mattina, nel giro di poche ore spogliavano il Municipio del Centro Est di tutte le attrezzature messe a disposizione per ripulire la loro città,  le loro schiene incurvate, le loro braccia cariche, le loro facce così pulite, sotto quel fango che le deturpava, sono state l’unica ragione per non mollare, fedeli a quel motto -sun Zeneize e no ghe mollo- che è il simbolo della nostra canzone più bella, della parte più bella di quello che siamo e che resteremo, nonostante tutto. 
In tanti, in questi giorni, mi hano chiesto se non fosse il caso di sospendere l’mtc e rimandare tutto al mese prossimo: sul momento, ne ero tentata, da tanto era lo scoramento, la disperazione, la perdita del senso che, dalla vita reale, si allargava al virtuale: quel “chiudo tutto e vado via” che ha fatto da corollario alla nostra stanchezza, al nostro sfinimento. 
Ma poi, qui come nella vita reale, si è insinuata la forza potente della solidarietà. Della vicinanza.
 Della capacità di condividere che nasce anche dall’esperienza dello stesso dolore e che cementa legami altrimenti improbabili, in un susseguirsi di mani tese che ti risolleva e ti fa sentire più forte che mai. 
E’ per questo che l’MTC non si ferma. 
Ed è per questo che vi dico il mio ennesimo grazie. 
A ciascuno di voi e a Rossella, che apre ufficialmente la sfida!
LE LASAGNE FORSE EMILIANE DI ROSSELLA
 
 
Le
lasagne a casa mia sono molto amate ed ho l’abitudine di prepararle
soprattutto quando abbiamo bisogno di coccolarci. E’ il nostro
confort food per eccellenza.
Io non
sono una rasdora, la mia mamma emiliana invece si ed anche molto
brava. Purtroppo non è più con me da pochi mesi ma mi ha lasciato
l’asse e la canéla (il mattarello) e credo proprio si sia
divertita a vedermi trafficare e, diciamolo pure, a fare buchi nella
pasta.
Negli
anni ho elaborato questa ricetta.

Preparo il ragù:
2 carote piccole
1 gambo di sedano
verde
1 cipolla media
500 gr. di manzo
macinato
2 salsicce piccole
mantovane
2 scatole di pelati
3 cucchiai olio evo
1/2 bicchiere di
cognac
Sale q.b.
Trito le carote, il
sedano e la cipolla che faccio rosolare con 3 cucchiai di olio evo.
Aggiungo la carne e
le salsicce sbriciolate.
Sfumo con il cognac
e cuocio per qualche minuto.
Aggiungo i pelati ed
utilizzando uno dei barattoli ne aggiungo mezzo d’acqua.
Faccio sobbollire, a
me piace usare il termine ‘pippiare’, per almeno un paio d’ore
aggiungendo il sale a proprio gusto.
Preparo la sfoglia:
gr. 300 di farina 0
di grano tenero
3 uova
Sale
Metto sull’asse la
farina a fontana con al centro le uova e in un angolo faccio un altro
buchetto nella farina, la casetta del sale, così mentre impasto
farina e uova man mano si miscela.
Lavoro molto bene il
tutto e lo faccio riposare coperto da un canovaccio per una mezz’ora.
A questo punto lo
stendo sottile con il matterello, taglio a rettangoli la pasta e
lascio asciugare.
Preparo la
besciamella:
1 l latte
80 gr. burro
100 gr. farina
noce moscata
A fuoco dolce
sciolgo il burro ed incorporo la farina setacciata pian piano in modo
da non creare grumi. Cuocio la roux così ottenuta per 2/3 minuti.
Allontano dal fuoco un momento ed aggiungo il latte a filo sempre
mescolando. Porto a bollore e quando la salsa si addensa cuocio per
6/7 minuti aggiungendo una generosa dose di noce moscata .
Porto a bollore una
pentola d’acqua e vi cuocio 4/5 rettangoli di pasta alla volta per
un paio di minuti e li metto a raffreddare scolare su una gratella.
Compongo la lasagna:
Parmigiano reggiano
24 mesi grattugiato q.b.

In un teglia in pirex faccio un primo fondo di besciamella e ragù,
successivamente uno strato di pasta, ancora ragù, besciamella e
parmigiano reggiano in abbondanza. Il numero degli strati dipende
dalla capienza della teglia, io ne faccio 6/7.
Piccola
nota, a volte miscelo besciamella e ragù insieme per meglio stendere
i composti sulla pasta.
Completo
con ragù, besciamella e formaggio e cuocio a 180° in forno statico
per 20 minuti. Spengo e lascio riposare altri 20 minuti a forno
semi-aperto.
Rossella
lacucinatifabella!
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    Va bene ricominciare ma va anche bene fermarsi se questo è quello che si sente di fare data la situazione.
    Un abbraccio intanto e tanti tanti in bocca al lupo affinché la situazione possa presto tornare alla normalità che non è solo l'MTC ma la vostra vita, la vostra sicurezza, il vostro diritto a non dover spalare ancora fango.
    Debora

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    Vi ho pensato tanto, in questi giorni, anche se il pensiero … fa poco…
    un abbraccio.

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    Anche da noi le alluvioni sono cosa nota, la più devastante nel 96 spazzò via interi paesi e tante vite e anche io e Michele, anche se vivevamo in quella parte rimasta intoccata da tutto ciò, con gente che continuava ad andare al mare, ci rimboccammo le maniche e con gli alpini, sempre presenti nelle difficoltà, andammo a spalare il fango (non ci fecero andare nei luoghi più colpiti). Non sarei potuta essere in altro luogo in quel momento, dovevo esserci. Vi ho pensato molto in questi giorni vedendo foto come quella di Sabrina e anche se è brutta la situazione, ritrovarsi a collaborare riempie il cuore. Un abbraccio.

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    Bellissime le lasagne, prima che Emiliane ITALIANE. Di quell'Italia bella che trova la forza di rialzarsi sempre.
    Zena in ginocchio è un colpo al cuore per tutta l'Italia.
    Forse non sarò la prima a lanciare l'ìdea ma, pensare a un prossimo libro dell'MTC a favore di una raccolta fondi per gli alluvionati di Zena?
    Brava Rossella
    Nora

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      Grazie Nora.
      In questi giorni è difficile accettare che le cose continuino come se nulla fosse. Da bambina ho vissuto anch'io un'alluvione in Emilia e ciò che ancora rammento è il senso d'impotenza che si percepiva all'arrivo dell'acqua. Ma il tanto celebrato "show must go on" ci ricorda di tenere alta la testa e concordo sul fatto che si debba trovare una modalità d'aiuto quanto prima.

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    E' sempre difficile per me trovare parole in queste condizioni.La rabbia è davvero tanta, purtroppo in Italia non funziona un ……… .Proprio stamattina la notizia che dei funzionari del comune di Genova sono stati premiati per per l'impegno nella prevenzione del rischio idrogeologico.
    Al di là delle parole di conforto , o di rabbia che sfocerebbero di sicuro in parolacce qualsiasi iniziativa che intenderete prendere per raccoglie fondi , io ci sono.
    Buona lasagna a tutti !!!

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    Forza ragazzi, siamo tutti con voi!
    E brava Rossella, ottima ricetta!
    :*

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      :-*

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    Queste parole le ho trovate colme di amarezza, ma contemporaneamente un inno alla rinascita, finalmente persone che non mollano, che vanno avanti nonostante tutto, persone a me simili, io che nella vita ne ho passate tante e mi sono sempre rialzata sola, che il dolore è diventato così facente parte di me da non sentirlo più, grazie e ripeto ancora grazie per essere così! Un abbraccio e che lasagna sia!

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      🙂

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      Grazie Cristiana e se può essere d'aiuto il mattarello di mamma sono pronta ad usarlo anche impropriamente 😉

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    Io devo ammetterlo, sono molto sfiduciata. Questa alluvione ha visto salva la mia attività ma distrutte quelle di molti amici. E di fronte a chi ha perso il lavoro di una vita proprio non so cosa dire… un abbraccio, un aiuto concreto… ma io che di solito parlo tanto stavolta posso solo stare in silenzio. Per non parlare di chi nell' entroterra ha perso la casa. È vero che noi genovesi abbiamo una forza dentro che chissà dove la troviamo, ed è vero che quando serve mettiamo da parte il mugugno e ci rimbocchiamo le maniche. Quindi accolgo l'esortazione di Alessandra: non ci fermiamo e andiamo avanti. Forza Genova sempre!

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    Chi mi conosce sa quanto amo Genova e i suoi abitanti.
    Ma quello che è successo va oltre Genova, va a Parma, va alla Maremma, va a Trieste new entry…
    Poche settimane fa anche alla mia città Imola.
    Il mio pensiero è con quelle persone che hanno perso tutto e che devono ricominciare da capo e per alcuni non è neppure la prima volta.
    FORZA FORZA FORZA!!!!!!!
    Il mio cuore è con tutte queste persone.

    Rossella da romagnola provo un certo sfrigolio di soddisfazione quando vedo che anche gli emiliani mettono il maiale nel ragù! :)))) La tua è una fantastica lasagna EmilianoRomagnola!
    Grazie.
    Sabrina

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      Mi aggiungo al FORZA FORZA FORZA !!!!

      Grazie per i complimenti e mi piace il gemellaggio :-))))

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    Siete davvero un esempio per tutti…esempio di forza (prima di tutto interiore), di tenacia e coraggio!
    Siamo tutti con voi…e purtroppo si sono aggiunti anche altri nelle vostre stesse condizioni.

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