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MTC n. 35: il tema del mese: La Polta di Loredana

by MTChallenge

“La cottura a fuoco lento” è il tema su cui verte l’approfondimento in cucina della Community dell’mtchallenge: un argomento amatissimo da qualsiasi appassionato di cibo, oltre che adattissimo alla stagione. D’altronde, ad un  2014 che nasce sotto il segno dello spezzatino non si poteva non affiancare un approfondimento adeguato, considerato poi il gran numero di ricette che sono contraddistinte da questa tecnica, in Italia e nel mondo e che si sono tramandate nei secoli, talvolta anche senza subire modifiche. 
E’ il caso della Polta, una zuppa che nasce ai piedi del Monte Morrone, in Abruzzo ed ha come cornice Pacentro, uno dei gorghi più suggestivi della nostra penisola, che Loredana ci propone nella versione originale e, molto probabilmente, originaria, segnando così l’avvio ufficiale di una rassegna di variazioni sul tema che grazie ai kamikaze della nostra community ci aiuterà ad ingannare l’attesa, prima dell’inizio della sfida e a rimpolpare i nostri ricettari e, perchè no?, le nostre prossime cene.



Testo e foto di Loredana Carreri- La cucina di mamma Loredana
Mi è sempre piaciuto andare alla ricerca di quei
sapori antichi e semplici, tipici della tradizione contadina, ma anche
di quella cucina derivata dalla mancanza di materie prime abbondanti,
vuoi per povertà, vuoi per difficoltà nel reperirle.
E’
come se assaggiando quei piatti tornassi di colpo nel passato e
diventassi parte di un unico popolo che viveva semplicemente  anche
nelle difficoltà, condividendo un pane profumato di legna, una zuppa
calda e il calore di un focolare attorno a cui ci si riuniva per sentire
raccontare storie dagli anziani.
Ma questa ricetta è anche
la ricetta di un paesino che solo a guardarlo riporta direttamente al
medioevo: Pacentro, che con il suo castello ancora  domina tutta la
conca peligna.
Ho attinto qualche notizia di Pacentro direttamente dal sito de I Borghi più belli d’Italia e dal sito del Comune di Pacentro

“Pacinus, Pacinos, Pacine, Pacino:  sono molte le congetture circa l’origine del toponimo.
Probabilmente
è legato al nome di qualche antico borgo, forse d’origine latina, come
farebbe supporre il ritrovamento in zona di fabbriche, lapidi e
sepolcri.
La leggenda narra
che Pacinus, eroe troiano, lasciato Enea sulle rive del Tevere,
s’inoltrò per il Sannio e arrivato ai piedi del Monte Morrone vi fondò
Pacentro.  
Un “castellum” di
Pacentro è citato già nel 951 d.C. dal Chronicon Casauriense per
indicare, con molta probabilità, una prima fortificazione creata nel
corso dell’IX secolo per dare protezione alle popolazioni della valle
peligna durante le invasioni dei Saraceni e degli Ungheri. Dal periodo
normanno il castello diventerà un ambito centro di potere. 
 La
costruzione attuale è il risultato di una serie di trasformazioni
succedutesi nel corso dei secoli quando il castello e il feudo di
Pacentro furono aspramente contesi sia per la qualità delle risorse
presenti nel territorio sia per la sua posizione strategica. D’altra
parte il massiccio impianto difensivo e la possanza ineguagliata dei
bastioni nel comprensorio peligno, testimoniano ancora bene la natura
dei contrasti dei secoli passati.

Nel corso del 1400, mentre imperversava il conflitto tra angioini e
aragonesi per il dominio sull’Italia meridionale, il feudo di Pacentro
conobbe il suo momento di massimo splendore sotto la guida della
famiglia Caldora. Giacomo Caldora, figlio di Giovan Antonio e Rita
Cantelmo, fu uno dei più insigni condottieri del XV secolo, al pari
d’altri noti capitani di ventura come Braccio da Montone e Francesco
Sforza. Con spregiudicatezza e coraggio divenne signore di numerosi e
ricchi feudi, inserendosi opportunisticamente nei complicati equilibri
del Regno di Napoli. 
 Il noto
condottiero, e in seguito suo figlio Antonio, ampliò il castello di
Pacentro, originariamente concepito per scopi puramente difensivi:
ingentilito nelle forme e adattato alle nuove esigenze abitative il
castello divenne uno dei luoghi di dimora preferiti dalla famiglia.
Inoltre, nello stesso periodo si avviò un importante sviluppo
urbanistico ed architettonico del centro abitato di cui abbiamo ancora
traccia nella permanenza di numerosi palazzi gentilizi.

Dopo il tramonto dei Caldora, avvenuto nel 1464 con la definitiva
sconfitta di Antonio da parte di Ferrante d’Aragona, il feudo passò ad
altre importanti famiglie tra cui gli Orsini, che intervennero
ulteriormente sul castello aggiungendo i possenti torrioni cilindrici
della cortina esterna, i Colonna e i Barberini.

La gastronomia ha carattere di
sobrietà e rispecchia le tradizioni di una vita semplice, che per
l’alimentazione si basa esclusivamente sui prodotti locali.

Le ottime carni sono fornite dal
bestiame allevato nei pascoli montani, ricchi d’erbe aromatiche che
trasferiscono poi ai prodotti caseari sapori unici.

Gli uliveti e i vigneti trovano nei dolci pendii collinari l’habitat ideale per una produzione di qualità.
Da questa naturale armonia di colori, odori, sapori, è nata la voglia di riscoprire antiche ricette: (…) tra le altre  la polta che è diventata il simbolo della sagra culinaria di Pacentro.

Anche questo è un piatto contadino
fatto con ingredienti semplici: aglio e peperoncino soffritti in olio
rigorosamente extra vergine d’oliva con aggiunta di cavoli, patate e
fagioli bolliti”.
…e quindi molto
semplicemente propongo la minestra, nella realizzazione più tradizionale
possibile…pochi ingredienti, quasi invernali, ma da queste parti si
mangia in agosto!
E assaporando questa polta si fa davvero un salto nel passato!!
LA POLTA 



  • una verza piccola ( nel mio caso quella dell’orto del nonno con tanto di inquilino, sfrattato, naturalmente!)
  • fagioli  borlotti lessati
  • 4 patate a tocchetti
  • olio evo
  • aglio rosso di Sulmona
  • peperoncino
  • sale

Per accompagnare pane cotto nel forno a legna e un bicchiere di Montepulciano d’Abruzzo.
Pulire la verza, tagliarla a listarelle e tenere da parte.
In un’ampia pentola versare l’olio,
unire lo spicchio di aglio in camicia e un peperoncino,lasciare
soffriggere a fuoco dolce per profumare l’olio.

Unire la verza , far stufare
lentamente, aggiungere i fagioli precedentemente lessati e le patate a
tocchetti, coprire e lasciar cuocere lentamente, fino a che gli
ingredienti non risulteranno morbidi e le patate quesi disfatte,
aggiustare di sale, nel caso allungare con dell’acqua.
Far
ritirare secondo il gusto personale, si può mangiare come minestra con
crostini di pane o più densa e fredda, quasi come un contorno.
Non sono indicate le dosi perchè, come per molte ricette tradizionali, si va’ un pò a “sentimento”.

 

 

5 comments

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Antonella 18 Gennaio 2014 - 14:26

mamma mia che sogno….letto con calma,senza affanni e premure…un tuffo nel passato.Come essere su una nuvola e vedere sotto il mondo che corre,mentre io assaporo ogni parola e ogni ingrediente di questo magnifico regalo!

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Antonietta 17 Gennaio 2014 - 21:22

Uguale come la faccio io, ma non avevo proprio idea che si chiamasse polta.
Anche io vado a sentimento con le dosi , anche io l'accompagno rigorosamente con pane cotto nel forno a legna, soprattutto quando è raffermo, lo trovo ancora più buono.Talvolta ci aggiungo anche del riso.

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MTChallenge 18 Gennaio 2014 - 5:55

Come dicevo prima, sicuramente esisteranà in altre regioni e con altre piccole varianti, i pacentrani ne hanno fatto un punto di forza e di orgoglio organizzandoci una sagra che richiama sempre molta gente. 😉

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MTChallenge 17 Gennaio 2014 - 19:21

Ho letto adesso, con calma, perche è così che visogna fare… proprio come a fuoco lento!
Sei una fonte di sorprese e adesso la polta, "questa sconisciuta" per me, sarà di sicuro a tavolla degli Esteve/Bellocchio, questo inverno!!!

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MTChallenge 18 Gennaio 2014 - 5:54

Una minestra che sicuramente avrà altre "sorelle" sparse per la penisola.

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