aperitivo

di  Acquaviva

E’ da quando ho saputo il tema dell’MTC n. 66 che mi frulla in testa il titolo per questo articolo! La vera storia del finger food! Perché se dentro la consuetudine dell’aperitivo è venuto di moda l’happy hour, e poi in specifico il finger food, la cui evoluzione più trendy sembra quella dei roll… non basta andare indietro fino al Proibizionismo!

Se tralasciamo per un momento i costumi asiatici od africani e le consuetudini millenarie delle popolazioni nomadi in generale, nella civiltà metropolitana occidentale l’aperitivo, inteso come consumo di una bevanda alcolica accompagnata da  finger food, cioe’ da stuzzichini che si mangiano con le mani, sembra sia nato negli Stati Uniti negli speakeasy, i locali clandestini che, tra il 1919 ed il 1933 negli Stati Uniti, aggiravano il divieto a bar e ristoranti di somministrare alcolici. Quell’idea di servire piccoli bocconi di cibo, facilmente afferrabili con le dita e consumabili in piedi negli affollati locali dell’epoca, sembra nascesse per invogliare la clientela a bere, semplificare il servizio dei camerieri, ed evitare che clienti a stomaco vuoto, troppo ubriachi e schiamazzanti, attirassero l’attenzione sul locale segreto.

speakeasy-1920s

Una volta cessati i divieti e superata la guerra, servire un aperitivo accompagnato da snack sfiziosi prima di cena divenne un must per la “brava padrona di casa”, sia in America che nelle fasce urbane benestanti europee. Visto che però, a livello di locali pubblici, non era un costume sufficientemente comune per farne business, per promuoverne la diffusione ci si inventò l’happy hour, ovvero una fascia oraria pre-serale in cui gli alcolici avevano un costo contenuto e/ erano accompagnati da un buffet gratuito. E qui arriva Shakespeare…

shakespeare

No, non nei pub britannici anni ’60, ma a teatro verso la fine del ‘500, quando nell’Enrico V fa dire al re inglese, mentre alla fine del primo atto decide di entrare in guerra contro la Francia: Therefore, my lords, omit no happy hour that may give furtherance to our expedition (“perciò, signori miei, non tralasciate i momenti piacevoli che danno avvio alla nostra spedizione”). Ovvero: la prima volta che in letteratura appare la definizione “happy hour” è per spronare a gustarsi ciò che si fa. La definizione da lì in poi continuò ad indicare in generale dei periodi definiti di divertimento e relax, adottato ad esempio dai circoli ricreativi, fino a che con il Proibizionismo fu associato specificamente al momento dell’aperitivo e infine, con gli anni ’60, divenne sinonimo di bibite con stuzzichini a prezzo scontato.

insegna

Quei piccoli assaggi facili da portare alla bocca con le mani, se non si fosse capito, erano i progenitori del finger food. Tralasciando il fenomeno dei buffet traboccanti di fette di pane secche, salumi ingialliti ed insalate di pasta scotte, l’interpretazione più triste, cheap e (purtroppo) diffusa degli stuzzichini da aperitivo, molti barman e ristoratori capaci hanno negli ultimi anni intuito la potenzialità di questo “prodotto”.

buffet triste

Puntando sulle capacità attrattive di cibo fresco e di qualità, presentato in modo accattivante in piccolissime porzioni, ne hanno fatto il protagonista di un nuovo modo di concepire sia la tavola che il buffet. Il fenomeno della riduzione delle porzioni nei ristoranti e della cura estrema nei confronti della loro presentazione, che presuppone che si ceni per piacere e non per fame, vede la luce nella haute cuisine degli anni ’80 ed è ora pienamente sposata anche dai cuochi di cucina tradizionale, ma soprattutto cavalcata dai locali più “fashion”.

impiattamento elegante

Infatti l’abitudine al “poco e bello” incontra la tendenza dei ristoranti blasonati come quella dei locali di tendenza, dove si cena in piedi o su divanetti, assaggiando tanti bocconcini diversi, un sottofondo musicale e chiacchiere a volume medio-alto. Nei casi più eleganti quest’ultima è semplicemente l’evoluzione contemporanea del buffet, in quelli più tristi è nota con il nome di “apericena”. Quello che accomuna ristoranti tradizionali e locali informali è sostanzialmente l’aspetto visivo del cibo. Che, nel caso dei roll, ha in specifico una presunta ispirazione orientale.

In sostanza: la moda del finger food cresce in Occidente contemporanea e parallela alla passione per in sushi. Come a noi sono familiari infiniti formati e sughi per la pasta, anche il sushi, una delle migliaia di specialità della cucina giapponese, ha infinite varianti. Ma qui il termine è inteso spesso quasi solo sinonimo di maki, i rotolini di riso tagliati a rondelle.

maki senza riso

La cura per l’aspetto visivo è uno dei preziosi fondamenti della cucina nipponica, come ben sanno gli chef internazionali, che spesso hanno un cuoco giapponese in brigata con cui studiano la presentazione dei piatti. Questa stessa qualità estetica, molto importante anche nel finger food, trova il suo culmine nei bocconcini arrotolati, che ad occhi oramai condizionati dal “modello maki” appare di ispirazione giapponese, a prescindere, per il solo fatto di essere un tronchetto tondo, e quindi estremamente di tendenza… tanto è vero che qualsiasi finger food sia ricavato dal taglio a rocchetti di un involtino su molti menù viene definito un “maki” a prescindere dagli ingredienti che contiene! Con questa puntata dell’MTC di roll meravigliosi ne stiamo vedendo un’infinità; io però ho un animo sensibile a certi dettagli… fatemi un favore personale: per cortesia non chiamateli maki!

 

fonti fotografiche:

buffet di rolls: qui http://www.thatsmilan.it/guide/happy-hour/

speakeasy: qui  https://www.americanhistoryusa.com/bathtub-gin-lucky-strikes/

libro: qui  https://archive.org/details/shakespeareshenr02shak

insegna: qui http://www.gogofirenze.it/drink-a-meta-prezzo-durante-lhappy-hour-ecco-dove.html

buffet triste: qui  http://www.vitalowcost.it/milano-happy-hour-con-20-metri-di-buffet-e-una-serata-diversa-ogni-giorno-al-bar-magenta/

impiattamento elegante: http://d.repubblica.it/argomenti/2013/01/25/news/ricetta_carne-1471379/

maki senza riso: qui http://www.zenmarket.biz/2009/07/10/che-cose-e-sushi/#prettyPhoto/0/

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Cosa amo? Storia e geografia del cibo, tra le altre cose. Di questo mi piace parlare in rete e nella vita, perchè mi permette di viaggiare attraverso il mondo e dentro me stessa. Assaggiando tutto, naturalmente, per "assorbire" e magari arrivare a "sapere" con cuore e palato, ancora prima di "capire" con la testa.

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  • sempre bellissimi i tuoi post! leggerli e’ il vero happy hour!!

  • Sempre puntuali ed interessanti i tuoi articoli. Happy hour a tutti allora 😊

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