ricostruzione

 

di Annalena De Bortoli

Tutti sanno cosa si intende da noi quando si parla della “ricostruzione”, quella che andrebbe indicata con la erre maiuscola: è il periodo del secondo dopoguerra, quando l’italia risorse dalle proprie ceneri ri-creando città, mestieri e famiglie andati distrutti durante il conflitto e portando la società in un paio di decenni ad un tenore medio di vita mai prima sognato.

Non siamo qui ora ad analizzare le ragioni della potenza dirompente di tale ri-crescita, ne’ quali avvenimenti locali e mondiali abbiano poi portato alla negazione di tale “società del benessere” negli anni ’70 od alla sua esaltazione negli anni ’80. Quello che ci diverte valutare oggi è come tutta questa serie di cambiamenti si siano riversati direttamente anche sulle tavole degli Italiani, suggerendo in modo evidente il ruolo sociale del cibo in quegli anni.

 

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Mentre nei primi anni ’50 si badava prevalentemente alla ricostruzione pura, quindi a ritrovare nella pace una dimensione domestica e familiare, con lo stabilizzarsi dei costumi ritorna la voglia di socializzare, di mostrare il nuovo benessere con l’orgoglio di chi ha lottato molto per recuperarlo o raggiungerlo ex novo, e le massaie si trasformano in padrone di casa pronte alla loro nuova professione: quella del ricevere. Curioso come una parola il cui significato nasce come “prendere ciò che viene dato” si presti così bene a definire l’arte sopraffina dell’offrire: forse perché nello spirito vero “il saper ricevere” racconta la sensibilità di “accogliere” in entrambe le direzioni.

 

cena 60

 

In questo panorama di cene ad invito formali e strutturate prendono grande importanza gli antipasti, simbolo in sé di abbondanza del pasto. Si prende esempio dagli hors d’euvre francesi e dagli zakuski russi, Paesi con grande tradizione in merito anche al di fuori delle tavole nobiliari e alto-borghesi. Il rustico antipasto italiano a base di salumi e sottaceti si trasforma così in una vera e propria rappresentazione del gusto, che mira a testimoniare il conto in cui viene tenuto l’ospite e insieme a stupirlo, ad ingolosirlo e a mostrargli quanta cura, fantasia e perizia sappia profondere la padrona di casa.

Terrine e paté sono un esempio eclatante di quanto ingredienti costosi ed una certa esterofilia diventino gradualmente simbolo del benessere della famiglia e della cura che essa dedica ai propri ospiti. La stessa volontà di abbondanza e di elaborazione si riversa anche tra le portate dei pranzi della domenica e delle grandi occasioni, arricchendo la tavola della festa casalinga con piatti preparati con ingredienti comuni ma resi complessi e scenografici dal lavoro della “brava padrona di casa”.

 

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Così, ad esempio, l’antipasto all’italiana si evolve in involtini di salumi farciti di formaggi in crema e decorati con sottaceti sagomati, e gli si affiancano in accompagnamento suggestioni di origine straniera come crostini spalmati di paté di fegato, uva sode ripiene di tonno e maionese, vol au vent colmi di spuma di gamberi, medaglioni di pollo chaude froid vestiti di besciamella aromatizzata, insalata russa con caviale dentro cestini di pompelmo.

 

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Il tutto è quasi immancabilmente velato di gelatina che, nella percezione dell’epoca, impreziosisce il piatto con gli stessi bagliori luminosi di una teca destinata a gioielli lussuosi. L’abbinamento degli ingredienti e le decorazioni negli anni crescono in colori e geometrie, dai pastelli alle tinte più sgargianti, così come succede per gli oggetti della tavola, perfettamente in linea con il bisogno di allegria e rottura delgi schemi che caratterizzano la moda e l’arredamento degli anni ’70. Negli stessi anni invadono il mercato anche tutta una serie di cibi pronti o semilavorati, in scatola, in lattina e surgelati, che incarnano due idee complementari del “progresso”: la semplicità della conservazione e la velocità della preparazione.

 

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Visti poi negli anni ’80 come una necessità per una generazione di donne che lavora, negli anni precedenti rappresentano invece una curiosità per signore affascinate dalle novità casalinghe e, soprattutto, un simbolo di praticità per quella fascia di giovani spose che sentono stretto il ruolo di casalinga e rivendicano per sé interessi diversi dal badare alla casa ed accudire la famiglia. La ricerca di identità femminile in quegli anni passa anche attraverso gli stili di preparazione del cibo, insomma, e prende strade variegate le cui tracce sono riconoscibili anche oggi.

Quasi nessuno di quei piatti è sopravvissuto nella gastronomia familiare del nuovo secolo, se non qualche memoria d’infanzia, riposta raramente in tavola più per affetto che per gusto. Più evidenti sono invece le eredità sociali rimaste nell’arte del ricevere, dove oggi confluiscono insegnamenti di entrambe le esperienze, quella formale e quella ribelle.

 

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Le padrone di casa, una volta realizzate nel bon ton delle cene formali, sono le ispiratrici delle signore che oggi sanno invitare con semplicità ed intrattenere con spontaneità, offrendo cibo di buona qualità ed originale ma non troppo complesso nell’esecuzione, possibilmente preparato in anticipo, per potersi gustare la serata insieme agli ospiti e contribuire all’atmosfera cordiale che sanno creare. Le loro specialità culinarie possono anche risultare argomento di conversazione: la cucina è oggi un tema piacevole come altri, non più un tabù da denigrare, ed il galateo non prevede più di sminuire eccessivamente i propri meriti ne’ di tenere celate le proprie ricette segrete.

 

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Le ragazze che allora miravano alla praticità in cucina come liberazione dalla schiavitù dei fornelli sono le antesignane delle persone che ora hanno recuperato il piacere del convivio ma non quello della cucina e le cene da loro organizzate non sono tanto diverse dalle altre. Magari ciascun ospite porta qualcosa, alcuni piatti erano in origine surgelati o di rosticceria ed il dolce viene da bustine o da pasticceria, ma la cordialità, la buona educazione sottesa all’informalità dell’atmosfera e la conversazione brillante sono simili a quelle delle serate più costruite. Con la differenza che probabilmente qui non si chiacchiererà di cucina!

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Le foto scattate da me ritraggono immagini pubblicate su “La Cucina Italiana” nei numeri di marzo 1963, maggio 1972 e marzo 1973

l’immagine della ricostruzione è presa da qui

l’immagine della tavolata anni ‘60 è presa da qui

 

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Cosa amo? Storia e geografia del cibo, tra le altre cose. Di questo mi piace parlare in rete e nella vita, perchè mi permette di viaggiare attraverso il mondo e dentro me stessa. Assaggiando tutto, naturalmente, per "assorbire" e magari arrivare a "sapere" con cuore e palato, ancora prima di "capire" con la testa.

Latest comments
  • Leggere i tuoi articoli è sempre un piacere. oggi si tende a stare di più a tavola con gli amici a goderci le cene insieme ai nostri ospiti, le donne si sono liberate dalla schiavitù dei fornelli e una buona parte ha capito che il cibo deve essere sano oltre ad essere bello, però ancora troppi cibi spazzatura nei carrelli dei supermercati, durante le feste i famosi cibi pronti con le colate di gelatina ancora si sprecano, il viaggio è ancora lungo :), grazie annalena

  • Io trovo davvero prezioso ripercorrere la storia attraverso il cibo, la cui valenza sociale è innegabile,ma vedo intorno che i modo di aggregazione stanno cambiando direzione o sono mantenuti solo nelle occasioni di festa .. oppure di tanto in tanto la domenica, per riunire le famiglie, sparse qua e là per il mondo…staremo a vedere, intanto ti ringraziamo per averci ricordato da dove veniamo,può esser d’aiuto per chi non sa per quale strada andare in futuro ;*

  • Annalena , Leggere i tuoi articoli , mi fa stare bene !

  • Bellissimo articolo Annalena

  • Bellissima ricostruzione di un’era! Grazie cara!

  • Wow! Letto con enorme interesse. Molto curiosa l’analisi del “ricevere” un’atto che include in realtà l’offrire! In pratica un ossimoro d’azioni.
    Complimenti ancora e a presto

    • Wow! Letto con enorme interesse. Molto curiosa l’analisi del “ricevere”, un atto che include in realtà l’offrire! In pratica un ossimoro d’azioni.
      Complimenti ancora e a presto

      (è lo stesso commento ma ho corretto il t9…era insopportabile lasciarlo)

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