di Valentina De Felice – Di verde di viola

Quando si pensa agli anni ’70, ecco fiorire nella memoria di tutti una serie di immagini di ragazzi con i capelli lunghi, pantaloni a zampa di elefante, colori psichedelici e musica meravigliosa che ancora oggi è tanto richiesta nelle feste stile amarcord.

Ma chi si ricorda della cucina degli anni 70? La prima cosa che viene da dire, guardando le riviste che immortalano quei banchetti in cui la sola cosa che mancava era la semplicità, è che negli anni 70 probabilmente non si soffriva di colesterolo.

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Negli anni ’70 l’Italia è stata sommersa dai cibi surgelati, dai pisellini ai bastoncini di pesce passando per i sofficini e guai a non comprarli, eri assolutamente fuori moda.

Iniziarono a spuntare come funghi dopo la pioggia i grandi supermercati, vasti luoghi le cui pubblicità illudevano la gente non solo di poterci fare la spesa ma anche di poterci vivere.

Nei ristoranti spuntarono i menù scritti a macchina, ed i piatti erano sempre gli stessi.
Cibi status symbol diventarono il salmone affumicato, il cocktail di gamberetti, le penne alla vodka, le farfalle al salmone, la polpa di granchio ed il flambè.

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E poi c’era lei, la panna, di cui a partire dalla metà degli anni ’70 si iniziò a fare un uso sconsiderato che continuò per tutti gli anni ’80, prima che la gente iniziasse a rinsavire.

Panna ovunque, con la salsiccia e i funghi, con prosciutto ed i piselli, con il salmone affumicato.

Quella degli anni ’70 era una cucina senza radici, senza storia, una cucina che era il frutto della voglia di nuovo di un paese che aveva tanta voglia di mettersi alle spalle la propria cultura gastronomica di matrice contadina.

La scuola alberghiera in cui si insegnava la cucina francese, quella dalle lunghe cotture e salse addensate con la farina, in quegli anni andò a farsi benedire.

I banchetti dei matrimoni erano richiesti “all’americana”, laddove per americano si intendesse tutto quanto ci fosse di già pronto, di preconfezionato.

Queste “mode” sono state con gli anni superate, c’è stato un ritorno alla semplicità e alle tradizioni, sebbene alcune delle ricette degli anni ’70 e degli anni ’80 abbiano messo profonde radici nei ricettari di famiglia, presenti tutt’oggi.

I piatti degli anni ’70, da noi che siamo figli della tartare di tonno, sono visti con orrore e raccapriccio, e oggi non ci sogneremmo nemmeno di assaggiarli.

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Cosa si mangiava negli anni ’70?

I libri di Lisa Biondi a partire dal 1972, sono stati testimoni di una cucina iperlipidica, non complicata, che del cibo avesse solo l’apparenza. A partire dai pomodori scavati ripieni di insalata russa alle corone di costolette, passando per i vol au vent riempiti di tortellini alla panna ed arrivando al vitello tonnato.

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Si prediligevano cibi dalle forme di animali, o inglobati in immensi blob di gelatina, gli aspic. A quel tempo enormi ricci di mousse o pappe a base di gamberi, ketchup e maionese, venivano serviti a tavola per portare allegria mentre oggi ci fanno storcere il naso.

 

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Spesso sulle tavole degli anni ’70 ed ’80 poi era spesso presente una enorme testa di maiale, decorata in modo decisamente discutibile, considerata un piatto tra i più prelibati.

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Piatto 70

In maniera irriverentemente giocosa, 3 ragazze, Eleonora, Elisabetta e Silvia, hanno dato vita su Facebook ad una pagina dal nome Piatto 70, per gli amici “brutte pietanze”, che è impossibile non seguire tanto da diventarne dipendenti.

Da sempre grandi fans dei ricettari della mamma, scritti a mano su agende lise, dei menù dei ristoranti scritti a mano, delle trote salmonate e delle Uova Fabergè, dell’Enciclopedia della Donna Fabbri e di quei nomi divertenti dei prodotti del supermercato tipo il caffè Bellarom della Lidl, le 3 menti geniali hanno deciso di raccogliere, grazie anche all’invio di materiale dai lettori della pagina che oggi sfiorano le 5mila persone, tutti gli abomini della cucina degli anni ’70, corredando le sole foto di banchetti improbabili dell’epoca con didascalie che risolleverebbero le giornate a chiunque.

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Iniziato come uno scambio solo tra loro 3 sulla piattaforma Tumblr, per una questione di pudore, una volta sbarcato su Facebook Piatto 70 ha avuto un successo immediato, tant’è che sono stati scritti pezzi su di loro anche sul Corriere della Sera e altre importanti testate giornalistiche italiane.

Le fonti da cui Elisabetta, Eleonora e Silvia, (quest’ultima si occupa della maggior parte dei post scritti sulla pagina) attingono sono svariate: internet, mercatini dell’usato, e ricettari e foto che vengono loro inviati dai fedelissimi utenti di Piatto 70.

Ho chiesto quale sia la loro aspirazione per il futuro e la risposta è stata ovvia: ricoprire il Duomo di Milano con una colata di gelatina, facendolo diventare un immenso Aspic.

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Le card risalgono agli anni ’70 e testimoni ne sono i colori accesi. Solo le immagini, non ci sono le ricette, ma sono accompagnate da didascalie che, immediatamente dopo aver storto il naso davanti a montagne di gelatina, ci fanno sorridere a voce alta.

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La signora dei pipponi.

Latest comments
  • BELLISSIMO ARTICOLO VALE! le ragazze di piatto 70 le ho scoperte grazie a te, e le seguo sempre con piacere, senza pero’ nostalgia della cucina di quegli anni! :))))

  • Grande Vale!

  • Eleonora

    Meraviglioso!! Quella stella marina fa quasi impressione :))
    Il Duomo di Milano in gelatina sarebbe fighissimo. ahahah
    Grande vale!

  • alice

    Impressionante!! Però il riccio lo salverei, guarda… 😀

  • Un articolo inconsueto e che ho letto tutto d’un fiato. Bravissima !

  • Mai

    mi hai fatto scoprire questo “piatto 70” e ti ringrazio di cuore persche sorrido ad ogni articolo! sai però, io salverei quel tavolo per farci delle serate a tema… è una dei mobili piu kits h che avvia mai visto, ma é abuloso! Sara che sono pure io del 70, ma aparte il tavolo il resto non si può guardar!!!😂😂😂😂!
    E TI FACCIO I MIEI COMPLIMENTI PER QUESTO ARTICOLO, L’HO GIÀ DETTO ALTRE VOLTE CHE SRIVI BENISSIMO ( LO SO CHE DETTO DA ME NON CONTA) MA LO DICO LO STESSO.

  • A me la disco music anni ’70 fa impazzire, sarà che ero bambina, che grazie ai miei genitori e ai loro amici ho vissuto feste bellissime, con abiti magnifici ed eleganti…. sarà che vivevo in un piccolo paesino in Puglia e che amavamo mozzarelle, cozze e quintali di orecchiette con le braciole…ma tornerei indietro. Bravissima Vale, un post spassoso e bello da leggere! Hai avvisato Bob per la musica, vero?

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