kfc

Sedetevi pure che vi racconto una storia. 🙂

Nel mese dedicato alla sfida su uno dei piatti più deliziosi e popolari degli Stati Uniti, non potevamo non raccontarvi la storia del “self-made man del pollo fritto” che appunto, come nella migliore tradizione americana- dal nulla creò un impero, e lo fece partendo proprio da una coscia di pollo fritta.

Sicuramente conoscerete tutti il marchio Kentucky Fried Chicken (Pollo Fritto del Kentucky) abbreviato in KFC, la più grande catena di fast food di pollo fritto. Quello che forse non sapete è che questo impero è stato creato negli anni ’30 dal mitico Colonnello Harland Sanders.

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Originario dell’Indiana, era il più grande di tre fratelli e quando rimase orfano del padre, dovette iniziare a contribuire al sostentamento della famiglia. Fece ogni tipo di lavoro:  manovale, autista, soldato, fabbro, assicuratore, venditore di lampadine, ostetrico (!), avvocato.. fino a quando nel 1930 la Shell gli offrì la gestione di un distributore di benzina con cucina annessa a Corbin, un piccolo paese del Kentucky, naque così il “Sanders Court & Café”.

Multitasking come solo certi personaggi sanno essere, Sanders è benzinaio, cuoco e cassiere.

I piatti cucinati da Sanders sono molto apprezzati ma il successo arriva quando decide di inserire nel menù il suo piatto preferito fin da bambino, quello che sua madre gli cucinava sempre: il pollo fritto.

Da lì la sua escalation diventa inarrestabile: nel 1936 gli viene conferito il titolo di “Colonnello del Kentucky” la più alta onorificenza dello Stato, nel 1940 inventa il suo mix segreto di 11 erbe per la panatura e mette a punto una rivoluzionaria friggitrice a pressione per cuocere il pollo più velocemente e in modo più uniforme, ottenendo una panatura dorata e croccante che diventerà la sua fortuna.

Come in tutte le avventure che si rispettino, la sfig.. l’ostacolo è sempre dietro l’angolo: negli anni ’50 il progetto per costruire la nuova strada che divenne poi l’Interstate 75, non prevedeva il passaggio delle auto per Corbin. E per un ristorante che vendeva principalmente ai viaggiatori diretti in Florida, quella non fu certo una bella notizia. Il Colonnello allora vendette tutte le sue proprietà e cominciò a viaggiare in lungo e in largo per tutti gli Stati Uniti per vendere il suo pollo ai ristoranti. Nacque così il franchise KFC di cui un certo Pete Barman di Salt Lake City fu il primo affiliato.

Nel giro di poco più di un decennio il pollo KFC era venduto in più di 600 ristoranti negli Stati Uniti, in Canada ed in Inghilterra. Nel 1964 il Colonnello vendette la società ad un gruppo di investitori per 2 milioni di dollari, diventando una public company quotata in borsa. Oggi KFC conta più di 18.000 ristoranti in 115 paesi e fa parte, con Taco Bell e Pizza Hut, della più grande società di ristorazione mondiale, la YUM! Brands, Inc.: un nome, un programma!

Il Colonnello rimase comunque sempre molto attivo come frontman e addetto alle public relations della compagnia. Il suo aspetto fisico, con baffetti, pizzo e occhialini- e sempre vestito con eccentrici abiti bianchi, lo rendevano iconico e perfetto per rappresentare il brand. Il suo viso è infatti riprodotto nel logo del KFC e stampato su ogni “bucket” di pollo servito, come se il Colonnello ci mettesse sempre la sua firma, una specie di garanzia di genuinità e perché no, anche un modo di diventare immortale.

Il motto di Sanders era: “La peparazione è tutto” ce ne siamo resi conto in questi giorni di sfida. Per KFC più che importante è vitale, come vitale è il segreto sugli ingredienti che compongono il loro mix di spezie ed erbe (11 in totale): pensate che il manoscritto originale con la lista degli 11 ingredienti è gelosamente custodito nel quartier generale della Yum!Brand a Louisville, Kentucky in una cassaforte posta dentro ad un caveau, sorvegliata a vista 24/7. Sì, lo so, neanche a Fort Knox, ma tant’è.

Fin qua, comunque, nulla di strano. Pure alla Coca-Cola hanno i loro bei segreti.

Volendo fare l’intervista al KFC, ma non sapendo bene a chi, visto che ora è in mano ad una multinazionale, ho cominciato a cercare qualche informazione in rete.

Leggendo un po’ in giro per il web, si trovano delle cose veramente interessanti 🙂 , state a sentire:

Lo scorso agosto è stato pubblicato un articolo sul Chicago Tribune, scritto da un reporter che è volato fino a Corbin per incontrare il nipote del Colonnello, probabilmente l’unico suo parente ancora in vita.

Questo nipote, tale Sig Joe Ledington, oggi 67 anni, vive ancora a pochi isolati dal ristorante dove da ragazzino aiutava l’iconico zio ad impanare pollo, pulire il locale e altri lavoretti per raggranellare qualche dollaro e avere l’accesso continuo alla piscina che il Colonnello aveva nel retro bottega.

Bene, il giornalista, grazie all’ufficio del Turismo di Corbin, è riuscito a contattare questo Mr Ledington ed avere un incontro nel vecchio Sanders Court & Café”.

All’appuntamento col giornalista, il buon Ledington si è presentato con un vecchio album di famiglia sotto braccio, orgoglioso di mostrare le foto del Colonnello e raccontare qualche aneddoto.

Ma la parte più succulenta arriva alla fine, quando il reporter nota un foglietto attaccato sul retro dell’album. Questo:

Credits Jay Jones / Chicago Tribune

Credits Jay Jones / Chicago Tribune

Che cos’è secondo voi? Vi do qualche secondo: 3…2…1.ok, you got it!

Lo scandalo Pollogate

E’ la lista degli ingredienti, con relative dosi, che compongono il mix supersegreto di KFC. Quello che è nella cassaforte, che la cassaforte è nel caveau, che il caveau è sorvegliato a vista, 24/7.

Non è l’originale scritto dal Colonnello, ma Ledington afferma che quello era il mix, perché lo preparava e lo imbustava lui, tutti i santi giorni, quando aveva 10, 11, 12 anni. E se lo ricorda bene.

Lo conferma al giornalista del Chicago Tribune per poi però parzialmente ritrattare tutto dopo poco tempo “sì, può darsi, non sono più così sicuro..” evidentemente gli è arrivato un cartellino giallo di ammonizione dall’alto di Fort Knox. L’articolo viene comunque pubblicato e pure la tempestiva ed ufficiale smentita da parte di KFC.

Ma non finisce qui.

La cazziata è arrivata dai vertici di KFC anche alla responsabile dell’ufficio del Turismo di Corbin, per aver messo in contatto Mr Ledington con il giornalista senza preventiva autorizzazione.

Lo so perché quando ho scritto per richiedere anch’io l’intervista a Mr Ledington, mi hanno risposto che prima dovevo ottenere il famoso “nullaosta” dalla responsabile marketing di YUM!Brand Inc., visto quello che era successo l’anno precedente col Chicago Tribune. Me l’ha detto così, senza filtri né segreti (almeno lei).

Bene, scrivo anche a questa signora e la risposta tarda ad arrivare (vabbè, ho aspettato un giorno e mezzo 🙂 ma per me è già tanto) allora che faccio? La chiamo!

Conto il fuso orario, compro una schedina telefonica e faccio il numero. Quando capisce chi c’è dall’altra parte della cornetta, esita un pochino poi farfuglia qualcosa tipo “devo chiedere al mio superiore, le faremo sapere”.

Tempo 3 ore e mi arriva una mail dal Presidente della Yum! che mi mette in copia conoscenza un altro dirigente a cui, mi dice, posso chiedere tutto quello che voglio. Delusione. Profonda. Che ce ne facciamo di risposte preconfezionate dal loro ufficio marketing? No, non se ne fa nulla dice l’Alessandra. Concordo in pieno.

Stavo pensando di mollare l’osso, quando mi viene in mente di ricominciare a cercare il numero di telefono diretto di questo Ledington. Il simpatico vecchietto sarà felice di scambiare due parole con una simpatica ragazza dall’accento italian/bolognese 🙂

Trovo il numero, incredibilmente-non-so-come, ma lo trovo. E credo pure sia quello giusto. Tutto corrisponde: nome, cognome, età, città, stato.

Faccio un respiro profondo e telefono.

Risponde un uomo: “Buongiorno, parlo con il Sig Ledington?”

E lui “Speaking” (che vuol dire, sì sono io)

Continuo: “Lei è il nipote del Colonnello Sanders?”.

“Tu..tu tu… tu tuuuuuu.” Ha riagganciato. O almeno credo. Magari è caduta la linea, ma non posso rimanere col dubbio. Rifaccio il numero.

“Scusi Mr Lendigntonsonosemprequelladiprimavolevochiederleuninterv..” “Pronto? Pronto? Mi sente?” “Tu.. tu-tu..tuuuuuu” Riagganciato. Stavolta per davvero.

Ugualmente ritento, e lui alza e riaggancia la cornetta.

Ritento per l’ultima volta e trovo la segreteria.

Evidentemente la cazziata è stata bella forte.

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Con fogli, matite colorate, un neurone impazzito e poco altro creo le mie ricette e le mie vignette.

Latest comments
  • Ma mitica la nostra giornalista d’assalto! P.S. la frase “Sanders è benzinaio, cuoco e cassiere” m’inquieta un tantino… Se le lavava le mani?…

  • Ma veramente????? Certo che ne hai di coraggio, ragazza!!! Da premio pulitzer (si scrive così, spero). Sei grande!! Comunque a noi basta la tua parola!!!

  • Ahahahahaah meravigliosa…sei andata a stuzzicare le alte sfere, ma sei un mito panato e fritto, altro che 11 spezie, tu ne hai 111!
    Ti stimo fratella, e quelli, che poveretti, mi fanno tanta tenerezza!

    Articolo stupendo!

    PS – INTANTO LE SPEZIE LE POSSIAMO ANCHE METTERE IN PROVA 😀

    • A ME HANNO FATTO ARRABBIARE, ALTROCHE’ TENEREZZA! :-d

  • A questo punto devi prendere un aereo e andare!

  • Francesca sei una grande, manca la chiacchierata con il nipote ma ci hai regalato una vera chicca
    Grazie

    • Ehh lo so, questa restera’ una macchia sul mio curriculum! 😊

  • francesca che sei unica ed inimitabile non è che lo devo dire io vero? un bacione e grazie

    • Grazie cara! Scasso le balle come nessuno, lo so! 😊😊

  • Francy ma sei sei un mito! Troppo figo questo articolo, mi sono già segnata le spezie suo mio ricettario. Grazzzzie

  • wow! sei un mito carloni!! effettivamente mi ero stupita di trovare on line la ricetta “segreta” 😀

  • io manderei la tua ricetta alle alte sfere, magari cambiano la loro obsoleta con un nuovo mix a 13 spezie

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