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…Il fotografo ci ha preso gusto…

Non che avessi dei dubbi, visto che Paolo e’ una delle tre componenti dell’anima dei libri dell’MTC.

Che detta cosi suona molto come una roba una e trina, mentre nei fatti e’ molto meno spirituale e poetico: provate voi a stare chiusi una settimana in una casa isolata o in uno studio allagato, nel disordine cosmico che solo settanta fotografie di piatti diversi sono in grado di creare- e mantenere alto lo spirito e le buone maniere. Ma una unione, quando e’ felice, lo e’, senza bisogno di definizioni, etichette, cliche’, giusto?

E la nostra, modestamente, lo e’.

In tutti i casi, in questo tripudio di felicita’ che passa fra set che da orizzontali diventano verticali e poi forse era meglio prenderla di sbieco,  “piccagette” che diventano ” piccaggeeeette”, muri che si macchiano, mente creativa che decide di impuntarsi come un toro (e quelli catalani sono i piu’ testoni di tutti), fotografo che sparisce nei campi a fare una passeggiata e amenita’ del genere, l’MTC e’ entrato nel DNA di Paolo, tanto quanto lo e’ in quelli di Mai e della sottoscritta.

Per cui, fare solo il giudice, alla fine, non va bene.

E’ meglio dare anche dei consigli all’inizio.

Perche’ cosi sono per tutti e tutti possono capire che cosa importa davvero e che cosa no, in una foto che deve illustrare un piatto, all’interno di un gioco dove l’imperativo categorico e’ “divertirsi”.

Perche’ se tari i consigli sul tema, riesci a far passare meglio quello che vuoi dire, visto che il web avra’ mille risorse, ma non quella di una lezione frontale e dal vivo.

E, soprattutto, perche’ tutti possano partecipare alla gara con la possibilita’ di vincere. Non solo i braverrimi, i talentuosi, gli studiosi: ma veramente tutti quanti.

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Di conseguenza, nasce questa rubrica che e’ la traduzione dei consigli che Paolo dara’ all’inizio della sfida: a questo proposito, ricordo a tutti i partecipanti che esiste un gruppo su FB, dal sobrio nome di MTC Worldwide Fan Club (come solo la sobria Baker puo’ fare) in cui si parla solo ed esclusivamente (bene) dell’MTC e della sfida del mese. Non c’e’ nulla di piu’ di quello che potete trovare sul sito, dal punto di vista dei contenuti, a parte la possibilita’ di interagire con gli altri membri della Community, di partecipare alle discussioni, di confrontarsi sui vari temi. Il nostro consiglio e’ quello di prendervi parte, proprio perche’ il gruppo offre quello che al sito manca, cioe’ la opportunita’ di un confronto.

Nel caso del fotografo, per esempio, c’e’ la possibilita’ di fargli delle domande, solo nel momento in cui gli e’ consentito di aprire bocca :), vale a dire  a inizio sfida. Io qui riporto e riportero’ tutto quello che e’ emerso dalla discussione, in modo che tutti abbiate gli stessi strumenti: ma e’ evidente che una partecipazione diretta e’ molto piu’ coinvolgente e proficua. Per cui, se siete membri della Community, cercate questa pagina e iscrivetevi.

Torniamo alla sfida, quindi, e al suggerimento di Paolo per fotografare le vostre Tapas.

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DIETRO L’OBIETTIVO

Creativita’ e’ la parola d’ordine della sfida/ e creativita’ e’ il consiglio del mese del Fotografo, che cosi’ la spiega.

Sul fronte del ” cosa NON fare”, liberatevi del “food blogging style”: ci piace, lo abbiamo visto, apprezzato, rivisto, riapprezzato, ri- ri- visto e ri-ri-ri apprezzato. Ora pero’ siamo allo stravisto. A quella fase, cioe’, che se da un lato ha abituato l’occhio del lettore, dall’altro ha finito per mortificare la vostra creativita’. Dal punto di vista dello styling, dell’uso della luce, del taglio dell’inquadratura e via dicendo.

Come ricercate un vostro stile nella selezione delle ricette, come avete un vostro stile nella scrittura, coltivate un vostro stile anche nella fotografia. Provate a non lanciarvi su Pinterest, appena esce il tema della sfida, ma ragionatevi sopra con la vostra testa. Potete immaginare un set vuoto, che via via si riempie, oppure partire da qualcosa che avete e che vi piace e non importa se gia’ visto o meno: provate a cambiare la sua collocazione nel set, provate a dargli una illuminazione diversa, che nasca da una vostra personale concezione del piatto-e quindi della rappresentazione della foto.

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Tutto quello che e’ tecnico, continua Paolo, si aggiusta e tutti possono arrivare ad un buon livello di preparazione.

La differenza la fa il vostro occhio, quando finalmente decide di vedere con la propria sensibilita’, il proprio background, la propria esperienza: anche tecnica, sia chiaro. Perche’ questo consiglio vale a maggior ragione per i bravi. Proprio perche’ sapete camminare bene, adesso potete anche decidere di camminare da soli.

L’unico modo per combattere l’omologazione e’ la fiducia in voi stessi.

L’hanno conquistata le menti illuminate dell’Umanesimo, con l’invenzione della prospettiva, rivendicando per la prima volta nella storia il diritto di rappresentare le cose non come erano in realta’, ma come le vedevano loro- e da quel momento in poi, la strada degli Artisti e’ stata tracciata.

E’ la vostra strada, quella che dovete perseguire e pazienza se sara’ poco affollata. A un’autostrada a 6 corsie, dove la direzione e’ obbligatoria e l’andatura e la velocita’ sono decise da altri, noi continuiamo a preferire percorsi personali, magari anche solitari, dove pero’ il volante e’ ben saldo nelle mani di chi guida.

Considerate la vostra macchina fotografica un volante e la vostra foto la meta di un percorso che e’ solo vostro- e che proprio per questo vale, di un valore unico e assoluto.

E il resto, lo sistemiamo via via.

(nota della Vanpelt : le foto precedenti sono quelle che avrei voluto mettere io, nell’articolo- e cosi ho fatto. Pero’ per giustizia e per farvi capire meglio lo spirito del giudice, ecco la foto che avrebbe voluto mettere lui…14627679_10209084411539801_1845768435_n

 

 

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Written by

La signora dei pipponi.

Latest comments
  • Mapi

    OMG!!!!
    Grazie Paolo, un GRAZIE grande quanto una casa, per essere entrato nella nostra sfida con questa preziosissima rubrica.
    Io non ho né occhio, né stile, né niente di niente. Di più: fotografare è la cosa che più mi pesa della vita da blogger. Lo ritengo un male necessario, e anche quando sono in vena devo sempre ripetermi come un mantra “ricordati che ti stai divertendo”, frase che ho letto in uno dei libri che mi hai consigliato dopo il corso, ma che non riuscirò mai a fare mia, perché di fatto non mi diverto affatto.
    Però ci provo, e grazie alla tua rubrica forse otterrò qualche risultato concreto. Niente a che vedere con i virtuosi della nostra Community, sia chiaro, ma trovare la mia strada (sarebbe più corretto dire il mio viottolo 🙂 ) potrebbe essere il punto di partenza che mi faccia appassionare anche a questo aspetto del blogging. O se non proprio appassionare, che me lo faccia pesare di meno. 🙂

  • Io copioincollo il commento di Mariapia e lo sottoscrivo. Sottoscrivo anche i ringraziamenti naturalmente. 😊

  • Grazie mille Paolo!!
    Cercherò di mettere in pratca i consigli, al momento senza la tecnica….poi chissà… 🙂

  • acquaviva

    la foto del polpo è illuminante! Quando si dice “parlare con le immagini”…

  • Personalmente per quanto ami scrivere di cibo e cucinare, vivo il momento della foto come una sofferenza. Mi sento sempre contratta, senza voce, con una confusione in testa che la metà basta. Vivo proprio quel condizionamento di cui parla paolo all’inizio del post e sento il bisogno di superarlo.
    Mi sento tanto come quelle donne dalle gambe stupende che le nascondono dentro a pantaloni sformati convinte di averle brutte.
    Lo so, mi serve un periodo di analisi. ma se non sono matti, all’mtc non ce li vogliono.
    PErò, grazie Paolo per il tuo aiuto. Piano piano magari ce la faccio a staccarmi dal prop.
    Ps – quel polpo potrebbe essere la locandina di un thriller…fantastico!

  • grazie paolo, questo vuol dire che c’è speranza per tutti!! :))))) quindi anche per me che sono indietro anni luce sul tema! ti seguiro’ umilmente e incessantemente !

  • Grazie Paolo, per i consigli che ci dispensi e sopratutto per aiutarci a capire che a volte la foto non ha bisogno di troppi fronzoli come per il polpo è una foto meravigliosa che parla
    Io con le foto non sono una cima ma adesso hoo capito un paio di cose
    Grazie Manu

  • Io penDo dalle tue labbra perchè adoro cucinare e scrivere e fotografare ed ho bisogno che qualcuno come te mi consigli contenga la mia fantasia che Va cosi ad cazzUm….grazie per Tutto!

  • Sono contenta che si spenda una parola a favore della non omologazione.
    Premesso che ho acquistato il 50 mm un mese fa a NY ma l’ho provato una volta soltanto -complici alcuni problemi personali che mi hanno portata altrove- e quindi faro’ delle foto piu’ che mediocri (diciamo pure brutte e via), sono personalmente arcistufa di vedere foto tutte con gli stessi sfondi, le stesse impostazioni e le stesse forchettine rugginose abbinate al piatto sbeccato.
    Mi piacerebbe variare, anhe a costo di non esser riconosciuta per lo stile della foto, e usare le stoviglie di casa in modo da dare l’impressione di averlo davvero mangiato quel piatto.
    Se ho il piatto sbeccato perche’ e’ di famiglia lo uso -e ne ho- altrimenti se lo compro apposta mi sona un po’ falso e quando ne vedo ovunque sento odore di inflazione.
    Credo che una bella foto non debba sembrare falsa e che non necessariamente debba essere un quadro fiammingo, perche’ sono diversi secoli ch sui tavoli da pranzo batte la luce e le nature morte non sono cibi che si mangiano volentieri.
    Insomma, credo nella via di mezzo che rappresenti il mio stile e non quello di moda.
    Da qui a riuscie a far sembrare decente una foto nel mio casoi ne passa di acqua… pero’ almeno adesso vedo aprirsi la speranza.
    Come ragazza di montagna (ragazza si fa per dire) ho piu’ tavoli sverniciati veri e pietre grezze di chiunque, Abito in uno chalet (vero anche lui).
    ma ho rinunciato a far apparire alcunche’ nelle foto perche’ tutto era ormai banalizzato.
    Vediamo se in futuro si riuscira’ a dare un volto nuovo alle cose e un po’ di verita’ ai piatti (traduco: mica ci illudiamo che chi legge pensi davero che abbiamo tutti il tavolo del 600 a casa, no?)

  • Fotografare per me è Il momento più difficile nella realizzazione Del post RELATIVO ad una ricetta. Cucino e scrivo con naturalezza, ma quando devo fare la foto mi viene L’ansia, perché non so da dove iniziare, ho paura di non riuscire a valorizzare quello che ho cucinato, e di non essere al passo con gli scatti da rivista che vedo sugli altri blog. Non ho nessuna tecnica, non ho mai approfondito L’argomento e non ho nessuna attrezzatura, fotografo con una Canon compatta, a volte con lo smartphone. Insomma la strada è lunga, ma prometto di provare ad APPLICARmi e di cercare la mia Strada, il mio stile. Grazie a paolo per la grande disponibilità e pazienza!

  • questi consigli sono una manna dal cielo per me che faccio molta fatica ad immortalare i miei piatti come vorrei e tutte le volte rimango delusa. ci volevano proprio! grazie mille

  • Ciao, a tutti, io adoro fotografare, sia con macchinoni, ma anche foto dal cellulare, mi piace la luce, non amo assolutamente foto con fondi scuri, piatti scuri, foto da copertina insomma, le mie foto sono e devono essere foto “di casa mia”
    detto questo, grazie dei consigli, applicabili anche a foto di cucina.
    buona giornata

  • Ecco, la foto del polpo l’avrei potuta fare io!!!
    a parte questo, niente di niente mi appartiene dell’arte del fotografo.
    ci provo , tuttavia, perchè adoro le foto.
    ma purtroppo (e qui lo dichiaro una volta per tutte) la maggior parte delle volte che devo fotografare i piatti lo faccio di corsa, col cellulare, in condizioni estreme, tipo “ma si raffredda!!-quando si mangia??-sei ancora li’???-c’e’ da cambiare la bambinaaaaa”.
    ergo, ben vengano i tuoi preziosi consigli, che io leggero’ e custodiro’ per un futuro remoto, quando sara’ finalmente cessato il pericolo che la famiglia muoia di inedia.
    grazieeeee!!!!

  • Con me ci vorrebbe un miracolo… oltre che una macchina fotografica seria . Ma prometto di leggere tutto e studiare.
    In fondo, ai miracoli ci credo.
    p.s. Sto provando ad iscrivermi al gruppo.

  • credo che avolte il problema sia un altro. Non e’ la tecnica o la macchina, quanto la mancanza di senso estetico. non e’ che non ce l’ho, mi emoziono fino alle lacrime davanti al bello, ma non riesco a creare armonia in nessuna cosa che produco. sempre e solo caos

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