Home interviste MTC n.59 – Intervista ad Andrea Parodi – Parodi Nutra

MTC n.59 – Intervista ad Andrea Parodi – Parodi Nutra

by FranciCarloni

img_9209

Ve la ricordate la farina di nocciole con cui Annarita ha impastato gli gnocchi della sfida?

E la farina di fico d’india degli gnocchi della Roberta Cornali, quella per cui l’algoritmo dell’interesse della Community e’ praticamente impazzito?

E qualche altra farina sparpagliata nella sfida, che ancora non ho visto tutti gli gnocchi, lodata e decantata perché completamente priva di olio?

A gara finita, possiamo finalmente svelarvi il mistero, ovvero “chi” c’e dietro questi nuovi prodotti che sono stati il vero colpo di fulmine della sottoscritta, nell’ultimo rientro a casa. Cosi potente da trasformarmi all’istante in pusher di farine e di olii e di coinvolgere chiunque abbia incontrato sulla mia strada, da Genova a Sing Sing: il suo nome e’ Andrea Parodi e la sua storia e’ quella di un imprenditore appassionato e romantico, un fiume di parole che vi travolge in pieno.

La cosa piu’ strana e’ che siamo stati vicini di casa per vent’anni, senza mai incontrarci.

Quando dico “vicini di casa”, intendo essere presa quasi alla lettera: stesso quartiere, stessa via, pochi numeri civici fra i due rispettivi indirizzi. Mai visti, neanche di sfuggita.

Ci ha presentati questo signore qui (eh si, ha un blog- e che blog…), quando ormai fra me e Il Parodi ci sono 7 ore di fuso orario e 10000 km di distanza: ma, forse, doveva andare cosi’: perche’ a cambiare, in questi trent’anni non son stati solo gli indirizzi, ma le nostre vite. E ora c’e qualcosa che prima non c’era: l’MTC, da una parte, e un’azienda fighissima, dall’altra.

Ve la faccio breve: Andrea spreme semi, di qualsiasi tipo e ne ricava olii purissimi: e’ partito dalla cosmetica, e’ approdato all’alimentazione, con riconoscimenti enormi, all’estero e ora anche in Italia: non so se posso ancora dirlo (e difatti non lo dico), ma e’ probabile che uno dei suoi olii finisca nella carta di uno dei piu’ famosi pluristellati italiani, con tanto di approdi in TV e via dicendo. In mezzo, ci stanno tutti i semi-lavorati, ossia le cosiddette “farine funzionali”, ossia farine totalmente prve di grassi e con un altissimo concentrato di proteine che, oltre a dare sapori nuovi ai nostri piatti, fanno pure bene all’organismo.

La farina di fico d’India, per esempio, fa dimagrire. Tutte sono ovviamente senza glutine, tutte contengono nutritivi diversi, ma potenziati al massimo, per essere efficaci. E sorvolo sulla loro varieta’: alle nocciole e mandorle, piu’ tradizionali, si aggiungono le farine di carote, di melograno, di fico d’India, appunto- e di tutto quello che vi puo’  venire in mente, perche’ Andrea e’ uno spremitore compulsivo e irrefrenabile.

La ciliegina sulla torta e’ il suo modo di fare impresa. Coinvolgendo i produttori e rispettando il territorio. Non c’e’ l’azienda e il resto del mondo, da lui: c’e’ una rete di rapporti, basata sul dialogo, sulla progettualita’ condivisa, anche dal punto di vista economico, come racconta bene Sergio Rossi nell’ultimo libro, dedicato alle nocciole del Chiavarese, l’ultima avventura di Andrea.

L’invito a comprarlo e’ triplo: e’ di Sergio, parla di un prodotto meraviglioso, a cui Andrea Parodi e’ intimamente legato e…ta..dan… ci sono pure le illustrazioni di Mai: perche’ non c’e’ passione della sottoscrita che non venga condivisa, dagli amici piu’ cari, in primis, e dall’MTChallenge subito dopo.

Al momento, non so cosa faremo, con Il Parodi e i suoi prodotti. Quello che so e’ che andremo avanti, qualsiasi idea ci venga in mente. E la prima pietra e’ questa intervista, della nostra Francesca Carloni,  in cui Andrea si racconta, con l’entusiasmo e la competenza che lo animano da sempre. (e che magari gli faranno aprire un e-commerce ai privati, prima o poi, visto che al momento non c’e’ :)…

1.Parafrasando una nota canzone di Sergio Endrigo, se per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare Il Parodi ci vogliono i semi: perché è dai semi che tutto è cominciato. Ci racconti la tua storia, in breve?

Sono ligure, nato a Genova anno 1964, sposato con due figli, una laurea in architettura, c’è chi mi ha definito architetto “prestato” alla natura. Partendo da una tradizione familiare di trasformazione di oli nel 2003 ho fondato Parodi Nutra. Giorno dopo giorno, ho soltanto coccolato il mio sogno cercando di tradurlo in realtà. Estrarre da ogni seme e frutto il suo prezioso olio, l’energia che serve al seme per diventare albero e renderlo disponibile al consumatore finale nella sua “versione originale”… tale e quale senza nulla aggiungere e nulla togliere.

img_9171

img_9219

2.Tu appartieni alla schiera (che ci auguriamo diventi un po’ più numerosa) di quegli imprenditori virtuosi, che non si limitano a produrre, ma inseguono un progetto di più ampio respiro: la valorizzazione del territorio, il coinvolgimento dei piccoli produttori, la messa a punto di un modello (di raccolta e di estrazione) che poi può essere esportato anche in altri territori, non necessariamente di tua competenza: oltre il “biologico”, oltre il “sostenibile”, oltre tutte quelle belle etichette che, negli anni, hanno finito per perdere la loro valenza e il loro valore. Come nasce questa filosofia e come la persegui giorno dopo giorno?

Quando si progetta un edificio occorre partire dalle fondamenta, ma prima di progettare occorre guardarsi attorno e cercare di armonizzare la propria creazione con ciò che le sta intorno. Guardando un edificio antico in pietra ho sempre pensato al duro lavoro ed all’esperienza che c’era dietro. Le case contadine ed i vecchi edifici sono sempre bellissimi…ho quindi pensato che osservare il passato senza stravolgerlo per conservarlo e tramandarlo intatto fosse più importante che demolire e ricostruire. Ho viaggiato molto e a lungo, ho conosciuto luoghi e uomini che legano la loro vita alla terra. Ho cercato e raccolto i frutti della terra dalle mani di contadini che dalla terra sono stati trasformati. La mia idea è quella di trasformare i prodotti più vicino possibile al luogo di coltivazione ma  per me è importante allo stesso tempo assicurare la qualità del prodotto trasformato e di tutta la sua filiera.

Partendo dalla Liguria e dal suo territorio ho riscoperto la nocciola del nostro entroterra e da lì è nato il nuovo progetto per la valorizzazione di questo prezioso FRUTTO. Qui da noi è però tutto più difficile a causa della natura del nostro territorio. Per cui a partire dai terrazzamenti – architettura dell’uomo – si può parlare di coltivazione.

Mi hanno colpito le mani segnate, callose e annerite di un contadino ligure di 85 anni, abituato a spostare pietre per costruire muri e raccogliere a mano le nocciole ed a lavorare a stretto contatto con la terra. Non so se il termine “biodiverso” si può applicare ad una persona, ma certamente nei luoghi della terra in cui l’uomo è stato a lungo a contatto con la natura c’è stata un’ integrazione tale da trasformare il contadino in parte integrante della natura stessa e di ciò che produce.  Questo concetto è solitamente distante a causa dell’agricoltura intensiva ed estensiva, dove il contatto con la natura avviene solo con le macchine agricole.

La valorizzazione del territorio (del nostro e di tanti altri territori difficili) DEVE PARTIRE dalla VALORIZZAZIONE delle persone che ci lavorano e che devono essere ripagate del duro lavoro.

3.Arriviamo a parlare di farine che, nel tuo caso, sono “quel che resta del seme” (di nocciola, di mandorla, ma anche di fico d’india, di cumino nero, di melograno). Che proprietà hanno? Quali sono le loro caratteristiche in cucina?

PER FARE UN ALBERO CI VUOLE IL SEME. Consentitemi questa digressione filosofica che però esprime bene il concetto: quando vediamo un albero normalmente non ci accorgiamo che nel sottosuolo la parte radicale sostiene il tutto…si può immaginare ma non si vede. Quell’insieme di visibile ed invisibile che si rigenera continuamente parte dallo stesso seme che nutre e che “potenzialmente” è un albero. Mi piace giocare ad immaginare il seme come potenziale dell’albero o della pianta per cui mangiando quel seme è come se mangiassi la pianta intera.

I semi possiedono il segreto della vita. Tutti gli elementi ad essa indispensabili (con aggiunta esterna di aria, acqua e luce) sono racchiusi li dentro. Il seme per me è sacro e VA UTILIZZATO TUTTO. Dopo la spremitura del seme otteniamo olio crudo e farina.  Come dicevo prima l’OLIO è L’ENERGIA CHE SERVE AL SEME PER DIVENTARE ALBERO… questa energia da estrarre nella maniera più pura possibile servirà come nutrimento sia dall’interno (come cibo) che sulla pelle (l’organo più esteso che abbiamo…qui apro un concetto per cui pensiamo troppo a quello che mangiamo e spalmiamo sul pane ma poco a ciò che ci spalmiamo sulla pelle).

Le farine stabilizzate (dal procedimento di estrazione meccanica dell’olio) sono quindi più ricche di proteine vegetali, minerali e fibre (tipico esempio della farina di mandorle dolci che una volta disoleata porta il suo contenuto proteico oltre il 50% e il contenuto di CALCIO raddoppia naturalmente).

L’ampia varietà dei semi e quindi delle farine è importante perché non tutti i semi sono uguali, ognuno possiede caratteristiche diverse (sia come gusto che come fattori nutrizionali). Insomma, ne facciamo per tutti i gusti (anche per chi non ama la frutta secca).

Per chiudere il cerchio vi dico: gli sforzi della valorizzazione si traducono in un gusto unico come nel caso della nocciola selvatica ligure:  sofferta nella coltivazione, sofferta nella raccolta restituisce però a chi la consuma tutto il sapore di quella natura che ormai, a causa della coltivazione intensa,  è andata perduta.

4.La sfida di questo mese verte sugli gnocchi. Annarita, che li ha proposti, li ha preparati con la tua farina di nocciole, con risultati più che soddisfacenti: ma se volessimo utilizzare un’altra farina, sempre per questo piatto? in poche parole: ce la regali, una ricetta? 🙂

Sicuramente vi direi di provare a impastare gli gnocchi con la farina di mandorle in quanto non ha un gusto marcato essendo dolce, ma ha un grande pregio: quello di rendere gli gnocchi molto morbidi e quindi non coprono il gusto del condimento, che  ad esempio potrebbe essere  il pesto, tenendo presente appunto che  il sapore leggero delle mandorle non contrasta ed inoltre ha un alto contenuto di proteine e calcio. Abbiamo fatto provare gli gnocchi a Christophe Saintagne al Papillon di Parigi ed è rimasto entusiasta!

img_4467

img_4508

Ph. credits: Flavio Scanarotti – Il Parodi

 

Contatti:

Parodi Nutra Srl

Via Valverde, 146

16014 Campomorone (GE)

Tel. 010/790315

mail: info@parodinutra.com

web: www.parodinutra.com

img_1165

 

5 comments

Francesca 4 Ottobre 2016 - 5:51

Intervista e progetto davvero interessanti.
Mi incuriosiscono molto queste farine disoleate. Per me che vivo a Padova: dove le posso acquistare?

cristina galliti 2 Ottobre 2016 - 11:04

Io l’ho usata la farina di mandorle per gli gnocchi,è vero sono sofficissimi.
Bell’intervista, grazie Franci, grazie mtc!!

FLavia Galasso 2 Ottobre 2016 - 10:09

Grazie grazie grazie per l’intervista e grazie a Parodi perche crea queste meraviglie che ci aiuteranno a SBizzarrirci ancora di più in cucina

Manu 2 Ottobre 2016 - 9:50

Splendida intervista
Splendido imprenditore
Grazie per aver permesso di conoscere questa splendida sziende a chi era lontano da questa realtà
Lancio un’idea strana ma pensare a un mercatino dei suoi prodotti da battere all’asta a Napoli? Naturalmente a lui devono essere pagati totalmente, ma permetterebbe a tutti/molti di provarli
Grazie Manu

Roberta Cornali 2 Ottobre 2016 - 9:46

Quest’uomo fa il lavoro più bello del mondo!

Comments are closed.

Ti potrebbero piacere anche...