MTC n 58: LA RICETTA DELLA SFIDA E’…

 

la Pizza di Antonietta Golino, dal Blog La Trappola Golosa
La regola dice che la Pizza e’ solo quella che si mangia a Napoli, fatta dal pizzaiolo di Napoli, con la farina di Napoli, l’acqua di Napoli, il lievito di Napoli, il sale di Napoli, il pomodoro di Napoli, l’olio di Napoli, la mozzarella di Napoli, il basilico di Napoli, l’aria di Napoli-e il forno a legna. Di Napoli pure quello.
L’eccezione ha le mani d’oro, la sapienza antica e il cuore grande di santa Antonietta da Marcianise, che in questi 4 giorni ha mollato ai loro impegni marito, figli, lavoro e resto del mondo per chiudersi in cucina a fare mille e mille esperimenti per permettere anche a chi di Napoli non e’ e neppure ha il forno a legna di preparare in casa una pizza che, se proprio non sara’ come l’originale, potra’ comunque darvi risultati sorprendenti e molto probabilmente migliori di quella che, di riffe o di raffe, prepariamo a casa.
Perche’, checche’ se ne dica a Napoli, la Pizza e’ qualcosa a cui non si puo’ rinunciare. Basta assaggiarla una volta sola, per rimanerne schiavi, avvinti da una pericolosa dipendenza che ti porta a prepararla a tutte le latitudini, pregando che il tuo impasto si alzi, ai Poli, e resti elastico, all’Equatore- e che il tuo forno casalingo regga, a tutte le latitudini dell’universo mondo.
Con questa sfida Antonietta si e’ proposta di dare a tutti l’opportunita’ di preparare a casa, con quello che si ha come corredo base (un forno domestico, elettrico o a gas, due braccia e due mani), una pizza comme-il- faut. Un po’ come aveva fatto Louisa Jane al tempo dei croissant. Non la ricetta del maestro pasticcere, ma quella che aveva permesso a ciascuno di ottenere risultati fino ad allora inimmaginabili. Lo stesso ha fatto Antonietta: nessuno ha la pretesa di fare la vera pizza di Napoli, ma la migliore delle oneste pizze casalinghe si’. E posso permettermi di affermarlo con questa sicurezza perche’ tutti noi conosciamo la bravura del nostro Terzo Giudice e il suo non avere filtri, quando si tratta di dare.
E se mai aveste dei dubbi, leggetevi il suo post e fugateli tutti
Dunque, la sfida.
Sfida tecnica, con la sola creativita’ limitata alla farcitura della pizza, esattamente come era successo coi croissant.
Antonietta da’ tre ricette, con due tipi di lievito e tre tipi di impasto e queste sono quelle che dovete seguire, al mg.
Non sono ammessi metodi diversi, non e’ ammesso il metodo Bonci, non e’ ammesso il metodo “senza impasto”, ne’ quello della nonna o della mamma o della prozia: per una volta, seguite solo le indicazioni del nostro Terzo Giudice. Dopodiche’ sarete liberi di scegliere se tornare all’antico, abbracciare il nuovo o fare una via di mezzo.
I motivi sono due:
1. il primo riguarda i parametri di giudizio, che devono essere uguali per tutti.
2. il secondo, e’ il solito spirito dell’MTC: siamo qui anche per provare, anche per dimenticarci per un giorno i nostri metodi collaudati e sperimentarne uno nuovo. La chiave del nostro gioco e’ l’umilta’, oltre che la passione che ci spinge a sperimentare di continuo.Non è ammesso l’utilizzo del forno a legna 
E’ ammesso l’utilizzo della pietra ollare/ refrattaria solo per la Pizza Napoletana (al piatto) e solo perché Antonietta ci ha dato tutte le informazioni necessarie per ottenere lo stesso risultato, senza. 
A parità di giudizio, in caso di vittoria, questa verrà assegnata ai “senza” vista la maggiore difficoltà 
I lieviti usati da Antonietta sono il lievito di birra fresco, quello secco e il lievito madre.
E’ ammesso il licoli, in questo caso con l’ovvia liberta’ di dosarlo secondo le proporzioni specifiche.
Gli impasti sono tre
1. col lievito di birra, per la pizza al piatto, con lievitazione a temperatura ambiente.
2. col lievito di birra, per la pizza in teglia , con metodo diretto , maturazione in frigorifero e lievitazione in teglia

3. col lievito madre, per la pizza in teglia, con prefermento,  maturazione in frigo e lievitazione in tegliaE’ ammesso l’uso del lievito madre anche per la Pizza al piatto

Le indicazioni sulle farine le trovate nel post di Antonietta. E’ consentito mischiarle e aromatizzarle con erbe e spezie.
Ai fini dell’amissione alla sfida (IMPORTANTISSIMO), vogliamo tre fotografie obbligatorie
1. quella dell’impasto prima della maturazione o  lievitazione
2. quella dell’impasto steso in teglia, prima della farcitura
3. quella di una fetta, di taglio, in modo che si vedano gli alveoli della pasta e la cottura.
La farcitura e’ libera.
Sono ammesse fino a tre pizze, anche con lo stesso metodo.
Le ricette dovranno pervenire dalla mezzanotte e un minuto di venerdi’ 10 giugno fino alla mezzanotte di sabato 25 giugno. Chi non ha un blog puo’ inviare la propria ricetta corredata delle TRE foto richieste per la sfida (poi puo’ farne anche altre, ma quelle obbligatorie non devono mancare) a mtchallenge@gmail.com entro la mezzanotte del 25 giugno. Provvederemo poi noi a pubblicare tutto su questo blog.
Sempre ai fini dell’ammissione alla gara, vi ricordiamo che dovete linkare il blog dell’MTC , quello del Terzo Giudice e mettere questo banner
E’ attivo il Filo diretto, QUI
Mai come in questa volta vi chiediamo pero’ la cortesia di leggere bene il post di Antonietta: e’ chiarissimo e dettagliatassimo e, come dicevo, non ammettiamo variazioni sul metodo.
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L’ANGOLO DELLA CATTIVERIA DELLA VANPELT
La novita’ di cui vi avevo parlato e’ in vigore da Settembre, per cui vi tengo sulle spine ancora un po’. E tre mesi passano, su, cosa volete che siano..:)
Gli indizi erano tutti sul nome Margherita
1. Saigon e’ il luogo di nascita di Riccardo Cocciante
2. Margherita in greco significa “perla”
3. Gretel e’ uno dei tanti derivati di Margherita
Vi dico solo che quando ho spiegato ad Antonietta il primo indizio, lei mi ha risposto: vedi perche’ non mi ci metto nemmeno?
Il che e’ molto peggio di un “vedi perche’ non indovino mai”, ora che ci penso 🙂
Avevo anche selezionato una bella veduta di Bordighera (dove e’ morta la Regina Margherita, in onore della quale venne creata la piu’ famosa di tutte le pizze) e un bel primo piano di Doris Day e David Niven, con l’indicazione alla Redazione di tenerlo proprio per ultimo “perche’ questo la Cornali lo indovina- e difatti lascio a lei l’onore di spiegarlo)
Ha indovinato la Manu Valentini ma non conta, perche’ l’ha buttata li’.
E invece, come ben sapete, la scoperta della ricetta deve essere un fine lavoro di celluline grigie.
Perche’, parafrasando Agatha Christie, un indizio e’ un indizio
Due indizi, sono due indizi
Tre indizi sono una prova.
Di che cosa, NON ditemelo voi :’)
E ora, tutto a rinfrescare il lievito madre!!
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La signora dei pipponi.

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