MTC n. 45 – BE MY VALENTINE! SAN VALENTINO NEGLI STATES

Lybrary of Congress, intorno a 1890

di Ann- blog2food

Negli Stati Uniti la celebrazione del Valentine’s Day derivo’, sebbene con interruzioni e discontinuita’, dalla tradizione della patria d’origine, l’Inghilterra. Puritani e Pellegrini non ne permettevano menzione, come del resto anche per il Natale, in quanto ne denunciavano le origini pagane e quindi inaccettabili per chi praticasse il Cristianesimo.
Il termine Valentine si riferisce sia ai biglietti amorosi inviati per l’occasione sia per indicare la persona amata. In Inghilterra, il termine si ritrova menzionato da moltissimi poeti, tra i maggiori Geoffrey Chaucer e Shakespeare sia nel Lamento di Ophelia in Amleto: 

“To-morrow is Saint Valentine’s day,
All in the morning betime,
And I a maid at your window,
To be your Valentine”

[domani e’ il giorno di san Valentino/e al mattino presto/io sono una vergine alla tua finestra/in attesa di essere la tua Valentina], 

sia nel Sogno di Una Notte di Mezza Estate:
‘Saint Valentine is past; Begin these wood-birds but to couple now?”.

In varie parti dell’Inghilterra, l’usanza era di mandare note d’amore alla persona amato, ad esempio in East Anglia il biglietto d’amore doveva essere avvolto in carta candida, sigillato con “baci” di ceralacca ed iniziare con il saluto “Good Morrow, Valentine”[buongiorno Valentina/o] e consegnato al mattino presto, lasciato sulla soglia di casa dopo averlo annunciato bussando con forza alla porta, e fuggendo prima di essere visti.
Spessissimo infatti i biglietti erano anonimi. Per aiutare coloro che—pur mancando del talento di Chaucer e Shakespeare—volessero comunque esprimere in versi il loro amore, nel 1797 in Inghilterra venne pubblicato un manuale adatto allo scopo “The Young Man’s Valentine’s Writer”. I versi offerti nel suddetto vademecum sono espressi in maniera adeguata per ciascuna professione: avvocato, marinaio, calzolaio, soldato, pescatore, panettiere…Il muratore ad esempio
poteva affermare:

“With mortar and trowel /You know I do no ill /But a mansion can raise very high
/Then, sweet Valentine, if you will be mine /You shall have a fine house by and by”

[con malta e cazzuola/tu sai me la cavo/una magione posso costruire/e allora, dolce Valentine, se sarai mia, avrai una bella casa].

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Altri manuali simili seguirono, ad esempio nel 1876 Marcus Ward and Co. of London pubblica “The Quiver of Love” [la faretra di Amore] dal quale un fornaio poteva attingere I seguenti versi: “If I had plenty of dough/I’d loaf around with you”. Letteralmente ”Se avessi molto impasto/farei pagnotte insieme a te” vuol dire in realta ‘Se avessi tanti soldi/ozierei con te”. 

I versi sono contemporaneamente teneri e spiritosi, giocati sul doppio significato di parole come dough (pastalievitata ma in slang anche ricchezze, denaro in abbondanza) e loaf (pagnotta ma anche “oziare”).

Il legame tra la celebrazione di S. Valentino e biglietti d’amore non venne mai meno, ed e’ attraverso questi che possiamo fare un rapido excursus di come questa tradizione si sviluppo’ poi in suolo Americano.

Fino alla meta’ del 1800, i biglietti di S. Valentino venivano fatti a mano da chi li inviava. Presto pero’, oltre ai manuali di versi si iniziarono a pubblicare biglietti prestampati ed illustrati, caratterizzzati da carta traforata come pizzo—la cui produzione industriale era stata da poco iniziata—e decorati da cuori e arabeschi in delicate tinte pastello. Ne esistevano vari stili, ad esempio quelli che formavano un acrostico col nome dell’amato; altri in cui si doveva decifrare un rebus per capirne il testo; infine altri ancora che contenevano un piccolo specchio posto al centro oppure un dagherrotipo. Kate Greenaway, famosissima illustratrice inglese di libri per l’infanzia, inclusa una splendida versione di Mother Goose [Mamma Oca], produsse anche deliziose illustrazioni per bigliettidi San Valentino, che a tuttoggi sono ricercatissimi dai collezionisti.

Esther Howland

Nel 1840 una fanciulla di nome Esther Howland ricevette dall’Inghilterra un biglietto di San Valentino. Esther era figlia di un venditore all’ingrosso di articoli di cartoleria e libri nella citta’ di Worcester, Massachusetts. L’ intraprendente ragazza intui’ il potenziale di tali beni di consumo e fu la prima a produrre e pubblicare biglietti di S. Valentino per il mercato Americano. Creo’ una serie di biglietti e li affido’ per la vendita a suo fratello, commesso viaggiatore. Sperando in un guadagno di $500 per il primo anno, ne incassarono invece $5,000. Esther continuo’ il business fino al 1866, quando vendette la ditta alla George C. Whitney Company, sempre nella citta’ di Worcester. Per inciso, Miss Howland non si sposo’ mai, malgrado la sua occupazione che avrebbe potuto facilitare il coronamento di un eventuale sogno d’amore.

il biglietto a forma di cuore di Robert King alla moglie

A partire dal 1850 in poi , la Festa di S Valentino diventa talmente popolare che il 14 Febbraio 1856 il New York Times pubblica un editoriale che inveisce contro l’usanza di inviare tali biglietti, che definisce indecenti insistendo che tale Festa venga abolita del tutto. Fortunatamente, in questo caso almeno l’opinione del Times venne giustamente ignorata—purtroppo non si puo’ dire che cio’ accada di frequente—e la celebrazione di S. Valentino continuo’ per tutto il XIX secolo. Durante gli anni della Guerra Civile (Secessione) tra il 1861 e il 1865, la vendita di biglietti prestampati diminuisce, ma semplicemente perche’ le risorse sono scarse. La festa viene pero’ celebrata, malgrado l’intero Paese sia stravolto dalla violenza del conflitto, e si ritorna ad usare soprattutto biglietti fatti a mano. Un esempio struggente e’ quello del soldato Confederato Robert King, che costrui’ un cuore fatto con strisce di carta intrecciate come la trama di una stoffa inviandolo’ a sua moglie Louiza dal Fronte. Una volta aperto, i trafori del biglietto rappresentavano due amanti che si guardano da lontano piangendo. Robert peri’ in battaglia nel 1862 , quindi non vide mai piu’ Louiza e il loro figlio. George Deal, soldato dell’Unione, spedi’ a sua moglie Sarah un biglietto di S. Valentino il 30 Gennaio 1863, dicendosi certo che ella lo avrebbe conservato fino al suo ritorno, esprimendo quanto anelasse a rivedere lei e tutta la loro famiglia, incluso il gatto di casa. George non torno’ mai pero’, poiche’ mori’ l’anno seguente nella Battaglia di Atlanta.

Inizialmente, lo stile dei biglietti di San Valentino americani non era dissimile da quello delle controparti prodotte in Inghilterra, dove la produzione raggiunse l’apice durante il periodo Vittoriano. A partire dal 1914 in poi, pero’, con almeno 20 diversi produttori sul mercato Statunitense, inzia ad emergere e definirsi uno stile prettamente Americano, non solo dal punto di vista grafico, ma anche nell’espressione di sentimenti non piu’ unicamente pertinenti alle coppie di innamorati, ma di affetto in termini piu’ ampi, verso il coniuge ma fino ad includere genitori, vicini ed amici, familiari, insegnanti, truppe impegnate al fronte, colleghi e datori di lavoro, e anche animali domestici a cui si era affezionati, come il gatto di casa. La produzione si diversifica quindi ulteriormente, i biglietti si possono acquistare per ognuno dei soggetti summenzionati, e il carattere della festa non e’ piu’ solo la celebrazione dell’amore romantico ma dell’amore e dell’affetto in tutte le loro forme.

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Scorrendo le collezioni di questi biglietti, attraverso le varie ere, vediamo il mutare dei costumi, e il riflesso degli eventi che la popolazione esperiva, spaziando dall’effimero al tragico, dalla Guerra Civile (Secessione) all’era di ottimismo della decade del 1890, spazzato via a sua volta dall’avvento della Prima Guerra Mondiale; l’effervescenza degli anni ’20, nell’era del Jazz e delle Flappers e la seguente Depressione, la Seconda Guerra Mondiale e gli uomini che muoiono al fronte oltreoceano, poi la Guerra fredda e la paura dell’atomica.

Biglietto di San Valentino (anni Venti)

Biglietto di San Valentino (anni Trenta)


Biglietto di San Valentino (II Guerra Mondiale)

L’usanza non si interrompe neppure tra gli anni ’60 e ’70, era delle coppie aperte e della rivoluzione dei costumi. Amichevoli e appassionati, semplici o estremamente decorati, in questi biglietti si ritrova lo spirito tipicamente Americano—sincero, semplice, diretto.

Parallelamente all tradizione di inviare note affettuose, pero’, ne esisteva anche un’altra, che perduro’ dal 1840 fino ai primi anni del XX secolo, quella dei Vinegar Valentines, cioe’ biglietti di tutt’ altro tenore, con messaggi e illustrazioni che andavano dallo scherzo alla caricatura fino all’insulto e alla crudelta’ vera e propria. Era un modo per togliersi sassolini dalle scarpe, per cosi’ dire, sia nei confronti di individui specifici sia contro intere categorie di persone. Esempi ne esistono a iosa, ad esempio questi.

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Secondo le statistiche fornite dalla Greeting Card Association, l’associazione dei produttori di biglietti di e cartoline di auguri, ogni anno si acquistano negli USA 145 milioni di biglietti per San Valentino, al secondo posto dopo quelli di Natale, statistica che non include i biglietti fai-da-te. Si puo’ quindi dire che al momento questa e’ una Festa ancora molto sentita, come celebrazione degli affetti in senso ampio, un esempio le scolaresche impegnate a preparere biglietti di San Valentino da inviare agli anziani che ricevono i meals on wheels, cioe’ pasti che vengono consegnati da volontari agli anziani che vivono soli. Da certi angoli, si sono spesso levate critiche, anche severe, che accusano l’ “eccessiva mercificazione” della festa; i proponenti del politically correct vorrebbero abolirla perche’ offensiva per chi non vuole o non puo’ celebrarla, come i singles, gli atei e chi e’ di altre religioni, e perche’ incoraggia l’obesita’ con la vendita di cioccolatini. Le femministe vorrebbero abolirla perche’ celebra l’amore di coppia, a loro avviso simbolo dell’oppressione millenaria delle donne da parte degli uomini, offrendo come alternativa preferibile il rifiuto dell’amore romantico monogamo e del matrimonio da sostituirsi con una promiscuita’ scevra da legami e sentimenti.
Malgrado tutte le critiche e le controversie, le sdolcinature e l’inevitabile kitsch, ci si puo’ augurare che invece questa tradizione continui perche’ davvero l’ amore e’ un dono da celebrare—almeno una volta all’anno.

Fonti:

Chase, Ernest Dudley (1956). The romance of greeting cards; an historical account of the origin, evolution and development of Christmas cards, Valentines and other forms of greeting cards from the earliest days to the present time. Dedham, Mass., Rust Craft

Schmidt, Leigh Eric (1995). Consumer Rites: The Buying & Selling of American Holidays. Princeton, NJ: Princeton University Press.

Wisconsin Historical Society.

The Lilly Library Indiana University’s principal rare book, manuscript, and special collections library.

Daily Mail.com

Kansas Historical Society

The Newberry. Chicago’s Independent Research Library Since 1887

The John A. McAllister Collection: Printed Ephemera

Library of Congress

New York Public Library

The New York Times. St. Valentine’s Day. February 14, 1856

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