MTC n. 45 – La cucina afrodisiaca secondo Ugo Tognazzi

di Acquaviva – Acquaviva Scorre

Ugo Tognazzi:
attore, gourmet ed amante delle donne. Cosa di più stuzzicante per
lui, per riunire le sue passioni, di un banchetto durante cui
disquisire degli effetti afrodisiaci del cibo? Da mattatore riunisce
intorno alla tavola uno psicologo, un sociologo, uno storico, un
biologo, un medico e poi, come sua abitudine, amici, amanti, belle
signore, conoscenti di passaggio…
Dalla cronaca di
questo convivio, con il supporto di Antonio Piccinardi, allora
direttore della rivista Grand Gourmet, per i testi e la
collaborazione di Guido Crepax per le illustrazioni, nasce nel 1984
Afrodite in Cucina, una raccolta di pensieri e di ricette
dell’attore dedicati al rapporto tra alimentazione e sessualità.
In apertura una
considerazione fondamentale di Tognazzi: “L’efficacia di un cibo
[come stimolante dell’erotismo] è potenziata, a volte determinata,
dalla disposizione psicologica delle persone, cioè il cibo, per
avere potere afrodisiaco, deve anche essere aiutato dalla nostra
fantasia. È indubbio però che certi cibi quali la cacciagione, le
ostriche, il peperoncino, predispongano meglio di altri al convegno
amoroso.”
Tognazzi ed i suoi
eruditi commensali, in un’alternanza di portate e brindisi, si
scambiano opinioni ed aneddoti: l’attore narra di una pera da lui
mangiata in un parco che attirò gli sguardi di una fanciulla fino a
sedurla; l’etologo spiega che l’origine del bacio è una
ritualizzazione dell’imboccamento, quando anticamente le madri
masticavano il cibo per svezzare i bimbi dall’allattamento; il
sociologo analizza il significato sociale del condividere il cibo e
sottolinea come “Quando c’è una regola, l’abbatterla in comune
indica una grande familiarità dei presenti. Così il calore umano
che lega le persone che siedono allo stesso desco può essere
aumentato da una comune trasgressione… per esempio decidere di
togliersi la giacca o mangiare tutti il pollo con le dita.”
Di argomento in
argomento sia arriva alle parole di un’erborista: “Da sempre
l’umanità si è posta il problema di come controllare i propri
istinti sessuali, sia per eccitarli che per sopirli […]Prima che la
scienza chimica e la biologia fossero in grado di dare risposte
certe […], da una parte abbiamo una dottrina che attribuiva al cibo
virtù corrispondenti alle loro forme e dall’altra la speranza che
alimenti ‘rari’ o nuovi potessero avere gli sperati effetti
stimolanti. […] Queste credenze non avevano alcun fondamento
fisiologico ma potevano perdurare perché, psicologicamente, si
mettevano in moto i meccanissmi desiderati.”
Il banchetto
continua ed il buon vino comincia a rilassare le menti e sciogliere
le lingue. I discorsi abbandonano la colta sfera scientifica e
storica: Tognazzi racconta di una signora con cui si incontrava, non
molto abile in cucina: “[aveva] un modo di cucinare trascurato,
senza creatività e per di più non supportato da un minimo bagaglio
tecnico. In questo caso il cibo, anziché essere un supporto
afrodisiaco, diventava un peso, creava in me svogliatezza e rendeva
persino diafana la bellezza della mia compagna. […] È afrodisiaco
solo un buon cibo: in caso contrario è assolutamente – e
doppiamente – letale.”
Testimonia un amico
allibratore: “nei ristoranti cinesi io ordino sempre i lychies,
quei piccoli frutti sciroppati che assomigliano a cipolline; li
ordino non per il loro sapore bensì per la loro consistenza… sono
lisci, serici, ma umidi e hanno un foro che ha le pareti sempre lisce
ma più compatte, turgide… È lì che si infila la lingua.” …Le
testimonianze si susseguono sempre più ardite, a chiarire che ognuno
trova eccitante un aspetto diverso del cibo: chi il gusto, chi la
consistenza, chi il profumo, chi l’aspetto di un singolo
ingrediente, chi la complessità di una preparazione…
Lo storico comincia
ad elencare i cibi più improbabili che in antichità venivano
considerati afrodisiaci: l’organo sessuale di stallone amputato in
erezione, lo sperma di coccordillo, la placenta di animali sacri…
Lo interrompono quasi subito: si vorrebbe evitare che questa lista di
alimenti finalizzati ad accrescere il piacere finisse invece per
spegnere il piacere per le deliziose pietanze servite in tavola!
Si passa così ad un
ben più goloso elenco: quello dei piatti che ciascuno dei commensali
ritiene afrodisiaci. E la seconda parte del libro è proprio la
raccolta delle ricette che Tognazzi avrebbe voluto enumerare quella
sera: più di duecento piatti, dall’antipasto al dolce,
accompagnati da vini e cocktail, per comporre il menù della
seduzione perfetta.
Classici della
cucina di quegli anni ma anche piatti decisamente originali o
soprendentemente attuali, come ostriche al radicchio di Treviso, patè
di lumache, gnocchetti di luccio con salsa di acetosa, risotto al
sedano, zuppa di porcini con uova di quaglia, gamberi di fiume ai
cetrioli, ragout di capesante e porri, beccafichi in foglie di vite,
fagiolini alle noci, pere sciroppate con zabaione al gorgonzola e
tartufo…
Le considerazioni
finali, al di là del gioco delle parti, riassumono la visione più
riflessiva di Tognazzi sull’argomento. Lo immagino mentre declama
da grande attore: “È facile intuire e indovinare una
ricongiunzione tra bocca nutritiva e bocca amorosa. In tal modo si
prende coscienza di una forma ambigua che nasce dalla sensualità del
fatto culinario. […]
D’altra parte il
vocabolario dell’amore trae ispirazione da quello culinario, tanto
che il matrimonio è consumato facendo uso della carne. La luna è di
miele, e non è solo l’essenza dello zucchero, ovverossia la
voluttà, ma anche lo spessore vischioso, più che alimentare, dato
dall’eccesso di tenerezza. È automatico reiterare il piacere della
tavola nel candore di una tovaglia o di un lenzuolo, che
immaginariamente giocano a confondersi tra loro.
Mangiare non
significa solamente acquietare al fame. È anche una maniera per
amare ed amarsi. […] Amare il cibo vuol dire trovare sensualità in
esso, da qui il suo effetto spesso sessuale. […] Al di là delle
capacità nutritive il cibo diventa tramite dell’erotismo, così
come lo diventa il vino […], in grado di soggiogare non solo il
fisico ma anche in particolare la psiche.”
Un convivio di dotti
e persone comuni e duecentoquaranta pagine di riflessioni e ricette
per arrivare alla conclusione già esposta in premessa: le doti
afrodisiache di cibi e bevande non dipendono più di tanto dagli
aspetti nutrizionali dei loro ingredienti ma dalla chimica delle
emozioni che riesce a stuzzicare tutti i sensi.
Tra tutte, una
decina le ricette di Tognazzi che contengono cioccolato, nocciole o
altra frutta secca, due ingredienti concordemente riconosciuti come
golosamente afrodisiaci e, per l’MTC di questo mese, fondamentali
nella preparazione classica dei Baci. Quella scelta per concretizzare
nella pratica questa curiosa testimonianza è una mousse di
cioccolata bianca, preparazione tipicissima dell’epoca e qui
fedelmente riportata ad uso e consumo di chi, Baci MTC a parte, sta
pensando ad una dolce conclusione per una cena romantica.

Mousse di
cioccolata bianca


Immagine da qui

per 4 persone:
150 g di cioccolato
bianco
80 g di burro
2 tuorli
3 albumi
30 g di zucchero
2 cucchiai di rhum
bianco
(80 g di panna
montata)
Far sciogliere il
cioccolato a bagnomaria. Togliere dal fuoco e aggiungere il burro
mescolando bene. Lasciar raffreddare e unire i tuorli.
Montare i bianchi a
neve aggiungendo lo zucchero a metà. Unire la cioccolata e il rhum
ed amalgamare molto bene.
Versare in stampini
individuali e servirli con decorazioni di panna montata.
Vini consigliati:
Château Suduiraut; Tokaji Aszu, Monimpex; Verduzzo di Ramandolo,
Dri.

Le due immagini di
Crepax e tutte le citazioni sono tratte da: Ugo Tognazzi,
Afrodite in Cucina, SugarCo Edizioni, 1984.
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  • Interessante davvero 😉

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