…E’ scoccata L’ORA DEL paTE’!!!

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Quando leggerete questo post, io sarò in ufficio.

Come
sempre, da qualche anno a questa parte: ad ogni grande appuntamento, ad
gni grande emozione, c’è sempre una pratica urgente da smaltire, un
appuntamento che non si può disdire, un permesso non concesso e amenità
di questo genere. Per cui, vivrò a distanza l’emozione che pervaderà una
fetta del web, alle 9 del 5 dicembre, quando tutti gli autori e gran
parte della community del nostro gioco annunceranno che è nato
ufficialmente “L’ORA DEL paTE'”, il primo volume della collana de  “I
libri dell’MTChallenge”. Non un libro solo, quindi, ma una serie di
monografie che ci auguriamo possano trasferire se non proprio tutta
almeno la parte più significativa delle 34 edizioni del nostro gioco e
che risponde ad un’esigenza che, soprattutto negli ultimi tempi, veniva
espressa in forme sempre più urgenti.
Perchè
se è vero che senza internet non sarebbe stato possibile organizzare un
gioco come il nostro, è altrettanto vero che il rischio di disperdere
il materiale che di volta in volta viene prodotto era reale. Se nella
vita vera tutto scorre, sul web tutto corre, con ritmi vertiginosi che
travolgono il bello e il brutto, senza troppe smancerie né distinzioni
di sorta.
“Ale, facciamo un libro”
era quindi il ritornello che si accompagnava ad ogni sfida: e se prima
era sommesso, ultimamente era corale e quasi urlato: perchè non solo
internet rendeva impossibile fissare questo enorme patrimonio di ricette
e di saperi che si è costruito via via, nel corso degli anni, ma
l’andamento stesso del gioco, con sfide sempre più ricche, in numero e
in qualità, richiedevano un tempo diverso da quello che si riserva
soltiamente al virtuale: c’era bisogno di calma, di tranquillità, di
concentrazione, per poter dedicare a  queste proposte l’attenzione che
meritavano, tutte e ciascuna. C’era bisogno di poterle avere sempre a
portata di mano, di potersene appropriare in modo quasi fisico, di
poterle consultare, in modo agevole e rapido: in altre parole, c’era
bisogno del solito, vecchio ed amatissimo libro.

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Che
non dovesse essere un libro qualunque, era principio sommamente chiaro,
nella mente della sottoscritta. O meglio: era principio sommamente
chiaro che non dovesse esssere UN libro solo, per lo stesso motivo per
cui l’MTC non è una sfida sola e meno che mai è una serie di sfide in
cui si possano fare classifiche di preferenza: delle 34 edizioni che ci
siamo messi alle spalle, non ce n’è una che non abbia prodotto materiale
degno di essere fissato sulla carta.
Ergo, ci voleva una collana.
Ergo 2, ci voleva un progetto.
Ergo
3, ci voleva un editore capace di credere in questo progetto e di
permettere che questo venisse sviluppato senza snaturarlo con logiche
commerciali o comunque estranee alla nostro modo di vivere questa
esperienza sul web.
In altre parole: I have a dream.
Ragionando
coi piedi per terra, cioè, era un sogno irrealizzabile. E non solo
perchè ci voleva tanto tempo. Ma servivano i collaboratori giusti, gli
strumenti giusti, l’editore giusto, in una fusione di intenti e di
competenze che mi sembrava impossibile da raggiungere.
Di
accantonarlo del tutto, però, non se ne parlava. Era un po’ come i
grandi puzzle che da bambini tenevamo in soffitta e che si componevano
poco per volta, pezzetto per pezzetto, un tassello qui, oggi, un altro
domani- e per un po’ basta, fino alla prossima illuminazione. E così è
stato anche per noi: sapevamo che prima o poi ci sarebbe stato, che una
bozza era già stata stilata, che un’idea generale era stata tracciata.
Ma il come ed il quando, erano interrogativi da sciogliere.
Il
primo, si è risolto due estati fa, in una giornata di sole nel
Masonshire, quando, fra uno stordimento di chiacchiere e l’altro con la signora più raffinata del web, ho visto i suoi disegni. All’epoca, erano tutti in tante cartelline sul suo i-pad e ancora non abbellivano il suo blog e quelli di molte altre amiche.
Ma l’effetto era lo stesso: da sganciamento di mascella, per
intenderci- e pazienza se la metafora non è il massimo della
raffinatezza, l’importante è che renda l’idea. E siccome nelle
chiacchiere di cui sopra era presente anche il progetto del libro, ecco
che il sogno iniziava a prendere forma. Ed era una forma fatta di
nuances di colori pastello, di dettagli preziosi, di contenuti che si
materializzavano sotto l’agile matita della Robi e che rendevano sempre
più struggente questo vuoto.

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Perchè l’editore non c’era.
O
meglio: di editori ce n’erano, che si erano detti interessati. Ma io
cercavo l’editore “giusto”. Con un retroterra di spessore, perchè l’MTC
del gioco ha i meccanismi, ma tutto il resto è roba seria- e con una
buona dose di follia da dar fiducia ad una emerita sconosciuta come la
sottoscritta e firmare un assegno in bianco, da qui a chissà quando.
L’ho
trovato nel modo più casuale e fortuito di tutti- e l’assurdo è che
fino a pochi mesi prima, era pure di fronte a casa. E che mio zio
(quello coi diecimila libri, letti tutti) è un loro autore. Ma proprio
perchè lo zio dei diecimila-libri-letti-tutti è un loro autore e fa
compagnia ad una cerchia di nomi di altissimo spessore, io non avevo
neanche preso in considerazione l’ipotesi che SAGEP  potesse filarsi una come me. Intendo dire: a Genova. SAGEP è
la casa editrice più prestigiosa, più importante, quella dei grandi
eventi, dei grandi libri, dell’editoria di rappresentanza delle
istituzioni. Gran parte dei miei testi universitari aveva i tipi di
questa casa editrice, gran parte delle mie ricerche sono state fatte sui
loro volumi. E non è un caso che il contatto sia avvenuto proprio
grazie ad uno dei loro grandi autori e ad uno dei libri più belli che siano mai stati scritti sulla cucina che volevo promuovere e diffondere ancora di più.
Varcare
quella soglia e sentirsi a casa è stato praticamente tutt’uno. E così,
un po’ per volta, mi son fatta coraggio e ho esposto il progetto.
Pensando, ovviamente, di sentirmi dire di no. Anzi, proprio perchè mi
aspettavo un bel no, l’avevo presa alla larga (mai dare informazioni
agli editori, è una delle cose che ho imparato a mie spese, in una vita
di idee rubate): ma visto che il no non arrivava, contiuavo ad
aggiungere dettagli (cos’è che ho appena scritto, nella parentesi di
prima?): e più raccontavo, più lo vedevo, questo libro, con le ricette, i
colori, le foto, le scritte a matita, le copertine, i titoli strani “perchè
qui più son bravi, meno si prendono sul serio. e la grande forza del
gioco è anche in questa umiltà vestita di autoironia, in questa bravura
temperata dal ‘tutto può succedere’, in questo cameratismo che ormai si
chiama amicizia
” e devo avergliene raccontate tante, di informazioni segrete, che alla fine han detto sì.
E
lo hanno anche ripetuto, forte e chiaro, quando siamo andate con la
Robi, che due paia di orecchie senton meglio di uno solo: e ancora me lo
ricordo, quel caffè da stordite in ballerine di Gucci, in cui ogni
sorso era accompagnato da un “ma sarà vero? avremo capito bene? siamo
sicure? dici che davvero si comincia?”
E le risposte eran tutte dei sì: la collana si sarebbe fatta e si doveva cominciare.

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Mancava
il fotografo, ad essere sinceri, ma quello non era un problema. Non per
me, intendo: erano anni che anelavo a coinvolgere in qualche progetto Sabrina de Polo
,ogni volta che guardavo le sue foto e ne restavo ammirata. La sfida
era tosta, un grande salto nel food, e lo era ancora di più se si
considera che non erano semplici foto di cibo, quelle che le venivano
chieste- ma foto dell’mtchallenge, capaci cioè di dar voce a tutte le
emozioni che caratterizzano la nostra gara. Sabrina non solo ha
accettato, ma dopo i primi scatti era già travolta dallo spirito giusto:
è con lei che abbiamo spulciato mercatini, acquistato stoffe e props,
fatto impazzire negozianti con richieste che a noi parevano del tutto
normali ma che a riprensarci potevano suonar strane, come chiedere una
spatola per il paté al commesso del negozio di colori o delle mollette
per stendere i pomodori secchi. Ed è con lei che ho condiviso giornate
di lavoro massacrante, alla ricerca della luce nel Masoshire o
dell’ombra qui a Genova, ed è grazie a lei e alle sue foto che ho
superato i momenti di scoramento, quando alla fine di dieci ore
trascorse in piedi o accovacciata, a rovinarti la piega coi fumi del
ferro da stiro o ad affettarti le dita coi coltellini di cui sopra,
contavi gli scatti della giornata e non arrivavi a tre. Ma erano così
belli, così intensi, così in sintonia col nostro progetto, che non solo
non ti demoralizzavi, ma il giorno dopo eri ancora più pronta a
ripartire.

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Questi
quattro mesi di lavoro (da luglio ad ottobre) sono stati fra i più
“pieni”  della mia vita. lo sapevamo, in teoria, che per fare un libro
del genere ci sarebbe voluto un anno e passare alla pratica è stato
davvero faticoso: accanto al lavoro che si vede, infatti, c’è un
estenuante lavoro invisibile, gran parte del quale  è stato fatto dai
singoli autori delle ricette presenti nel libro. Hanno lavorato con me
da luglio, riscrivendo i testi correggendoli, riguardandoli, in molti
casi anche mettendosi di nuovo ai fornelli, da tanto è stato lo scrupolo
con cui ciascuno ha affrontato questo impegno. Ognuna di queste ricette
è un piccolo scrigno di saperi, tanto che, a differenza della maggior
parte dei libri di cucina, dove le informazioni si concentrano nelle
prime pagine, qui è un continuo imparare- ed imparare davvero. Non
dimentichiamoci, infatti, che tutti i piatti proposti sono stati
preparati più volte: anzitutto, per la sfida, poi dai tanti
“replicanti”, poi da me e infine da molti degli  stessi autori, per
l’ultima prova dell’assaggio.
Non  è
un caso che questi siano “i libri del’mtchallenge” e non i libri miei:
il passaggio obbligato della riscrittura nasce da ovvi motivi di
uniformità stilistica. Ma gli autori siamo tutti: tutti quelli che
materalmente hanno contribuito a questo primo libro, tutti quelli che
contribuiranno ai libri successivi e, soprattutto, tutti quelli che
continuano a giocare,alimentando con la loro bravura ed il loro
entusiasmo il motore del nostro gioco.

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Con questo libro, lacommunity dell’MTChallenge sostiene il progetto “cuore dibimbi”,della Fondazione“aiutare i bambini”:
nata nel2000, per iniziativa dell’ingegner Goffredo Modena, la
fondazione sipropone di  dare un aiuto ai bambini poveri, ammalati,
senzaistruzione, che hanno subito violenze fisiche o morali e
garantireloro l’opportunità e la speranza di una vita degna di una
persona,nel mondo e in Italia. Sono 71 i Paesi del Mondo in cui 
laFondazione interviene, realizzando progetti mirati, concreti, natiper
rispondere a emergenze reali e portati avanti con abnegazione,serietà e
competenza. Fra questi, appunto, c’è
“cuoredi bimbi”,
attivo dal 2005 in 10 Paesi, che ha permessoad oggi di salvare la vita a
857 bambini altrimenti condannati dagravi cardiopatie congenite, con
esiti spesso letali.
La
Fondazione operanella più assoluta trasparenza, nella convinzione che
sia doverosocertificare  ogni voce con la massima chiarezza, in un
dialogocontinuo che unisce chi è desideroso di fare del bene con chi ha
lapossibilità di farlo in modo concreto, rispettoso e consapevole
dimuovere nella stessa direzione: quella dell’aiuto alle tante vittimedi
questo mondo, rese ancora più indifese dall’essere bambini.
Da
oggi, anche noiremiamo con Goffredo, con Sara e con gli oltre mille
volontari sparsisul territorio italiano – e lo facciamo con questo libro
che è ilprimo tassello di quella che ci auguriamo possa essere
unacollaborazione duratura e proficua

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Ragioni
di spazio mi hanno sottratto la pagina dei ringraziamenti: evito di
tediarvi con quelli dei miei familiari, ma non posso non dire un grazie
forte e chiaro alla sapienza e alla pazienza di Maria Pia Bruscia,
che ha revisionato ogni virgola del testo, arricchendolo con
oservazioni sempre pertinenti e sempre illuminanti: a lei devo la
serenità che consegue alla consapevolezza di un lavoro ben fatto.
Il secondo grazie è da suddividere equamente fra Flavia Silipigni e Fabio D’Amore:
se la community dell’mtc è cresciuta, nelle forme e nei modi di oggi, è
merito dell’impegno costante con cui entrambi la seguono, dimostrando
un attaccamento al gioco- ed alla sottoscritta- a dir poco raro, che mai
riuscirò a contraccambiare.
Il terzo grazie è alla redazione dell’MTC:
siamo cresciuti, siamo diventati un blog, abbiamo ancora tante idee e
tanti stimoli per andare avanti e fare meglio- e tutto grazie a queste
meravigliose persone che ogni mese condividono le loro competenze, con
uno scupolo, una cura, una professionalità che nulla hanno da invidiare a
professionisti veri. Se è vero che tutti sono utili e nessuno
insostituibile, è atrettanto vero che le eccezioni confermano le regole.
E loro sono l’eccezione più splendida di tutte.
Infine, l’ultimo grazie va a Sagep, a Barbara Ottonello,
che ha impaginato il nostro libro con una dedizione incomparabile,
spendendosi in bravura, competenza e pazienza e, soprattutto, a Fabrizio Fazzari
che di questo progetto è il direttore editoriale e l’editor.  “Credere
nel progetto” è una frase di tre parole, che non dà la misura
dell’impegno, del sostegno, della condivisione, della sensibilità di cui
sono capaci  solo persone straordinarie sotto il profilo professionale
ed umano come lui è. Senza Fabrizio, non ci sarebbe stato nulla di tutto
questo. Con  Fabrizio e grazie a lui, in questi giorni abbiamo vissuto
un crescendo di emozioni che ci fanno guardare al futuro con grinta ed
entusiasmo che oggi si concretizzeranno in una grande festa, con la
presentazione in prima assoluta del volume, da La Feltrinelli- Genova,
alle 18.00, alla presenza di gran parte della squadra dell’mtc
Vi aspettiamo tutti!
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Ed ora, a noi.
Va
da sè che questo libro sia il più bello di tutti quelli che siano mai
stati scritti, nella storia dell’editoria tutta. anche il book of kells,
per dire, è entrato in depressione, dopo che lo ha visto.
Va
altrettanto da sè che lo si debba comprare, rompendo pesantemente le
scatole ai librai, qualora non lo abbiano a disposizione. Per
l’occasione, stiamo anche studiando una serie di espressoni
scandalizzate, da “ma come è possibile che non abbiate queto libro!” s
“non mi servirò più in una libreria che non mette in bella mostra questo
articolo”.
Seriamente
L’ORA DEL paTE’ è distribuito in tutte le librerie d’Italia.
Lo potete trovare anche
direttamente sul sito della onlus, a questo link
Su SAGEP, a questo link
Su Amazon, a questo link
Su IBS, a questo link
Su Wuz, a questo link
Su Libreria Universitaria, a questo link
Dalle 9.00 di questa mattina è attiva anche la pagina FB, coi contributi di tutti
E nei prossimi giorni, altre sorprese!
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