Le Voci degli Altri: lo Spetsofai di Irene

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di Irene- Great- Mangiaregreco

Per andare in Grecia bisogna partire da lontano. Non so suggerire da quanto lontano, dipende da dove si vuole arrivare, ma sicuramente da qualche migliaio di anni fa, quando i contorni tra mythos e realtà, leggenda e storia , si confondevano e non erano ben definiti. Quando camminando per le campagne si sentiva la presenza di Pan, quando navigando per i mari si sentiva la presenza di Poseidon e delle nereidi, quando ai pendii di monte Olympos si sentiva la presenza degli dei.

Quando camminando per le vie di Atene si poteva vedere e ascoltare Socrate nell’agorà, circondato da cittadini ateniesi, si poteva incontrare Platone, si potevano incontrare filosofi e sofisti, drammaturghi e commediografi.
Poter avere Aristotele come maestro per apprendere i principi della logica e Pitagora per apprendere i principi della matematica, assistere alle orazioni dei retori.
Aggirarsi per Argos e Micene e vivere le glorie e le miserie degli atridi, aggirarsi per il Pilion dove gli dei dell’Olympo avevano stabilito la loro residenza estiva, vivere il mythos dei centauri che lì dimoravano, vivere il mythos o la realtà, non ci è dato di sapere, di Giasone che lì organizzò la spedizione a Colchide, alla ricerca del vello d’oro.
I luoghi della Grecia grondano di mythos e storia. Non è sufficiente andarci per ammirare le bellezze del paese. Dell’antico, del tanto antico, non c’è molto. Sono rimaste soprattutto rovine e il rischio di far equivalere un mucchio di rovine a un altro mucchio di rovine è concreto.
Proprio per questo conoscere è imprescindibile. Imprescindibile per respirare le atmosfere e riuscire a dare continuità ai luoghi, alle genti che li abitano, agli usi e tradizioni che vivono tutt’ora e che spesse volte hanno radici proprio in quel lontano passato, molto spesso sconosciuto ai greci stessi. Ma i greci hanno abitato questi luoghi per millenni e la conoscenza è interiore e intima anche se non sempre manifesta e consapevole. Al greco si può perdonare il non conoscere. Non ha bisogno di conoscenza accademica.
Ma il visitatore sì.
Ecco perché bisogna partire da lontano.

credits: Irene- Great
Come da lontano arriva questa ricetta, che è una specialità di Pilion, montagna incantata, residenza estiva degli dei e patria dei centauri, nel cuore della Grecia, vicino a Volos.
24 paesi a un’altitudine media di 450 metri mediamente e proprio sopra il mare, ognuno con le sue caratteristiche ma con alcuni elementi che li accomunano. La piazza centrale lastricata con la pietra locale, la chiesa, l’immancabile platano, spesso centenario, che fa ombra a buona parte della piazza. La fontana che disseta i viandanti, il kafenion, la taverna, i negozi, e più in là le case, la maggior parte di pietra, quasi tutte con il cortile lastricato e quasi tutte con il giardino e l’orto.
Dalla piazza centrale partono le stradine acciottolate che collegano un vicinato con l’altro, per perdersi nei boschi e sbucare poi in un altro paese.
Tsagarada, Portarià, Milies, Makrynitsa, Zagorà, Anakasià, Argalastì, …. 24 paesi da girare, a distanza di pochi kilometri dal mare se proprio non si riesce a farne a meno!
Il mio suggerimento è di girarli con il “moutzouris” (moutzoura è la macchia) come avevano sopranominato i locali il trenino a vapore che collegava i paesi a partire dal 1895, ideato e realizzato dall’ingegnere italiano Evaristo De Chirico, padre di Giorgio de Chirico che a Volos nacque.
Il trenino, perfettamente inserito nell’ambiente naturale rimase in funzione fino al 1971. Dal 1996 ha ripreso a funzionare come attrazione turistica.
La specialità culinaria di Pilion, lo spetsofai, anche se dal nome rimanda all’isola di Spetses, non ha nulla a che fare. Paradossalmente, e dico paradossalmente perché non conosco il perché, deriva dallo spezzatino italiano e il l faì (cibo) greco.
E’ uno dei pochi piatti tradizionali piccanti, non trovando molto spazio io peperoncino piccante nella cucina greca.
Per cucinarlo occorrerebbero le salamelle locali che sono piccanti, ma in assenza, usiamo quelle che troviamo come ho fatto io.
Servono dunque diciamo 4 salamelle che tagliamo a pezzi di circa 5 cm. dopo averle spellate.
Le rosoliamo a fuoco vivace su una pentola di coccio con pochissimo olio evo se necessario. Le togliamo e le mettiamo da parte. Mettiamo nella stessa pentola 1 cipolla tagliata in quattro, 2 spicchi di aglio tritati, 1 peperone verde e 1 giallo tagliati a pezzi un po’ grossi, facciamo appassire un poco e versiamo mezzo bicchiere di vino rosso. Quando il vino sarà evaporato aggiungiamo due pomodori maturi tagliati a spicchi e del peperoncino piccante, quanto ne sopportiamo. Cuociamo a fuoco lento per una decina di minuti e se serve aggiungiamo un poco di acqua. Uniamo le salamelle e cuociamo ancora per circa mezz’ora.
Un buon pane è d’obbligo.

Irene- Great- Mangiaregreco

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Latest comments
  • La ricetta è interessante, ma il post lo è di più, mi è tornata voglia di tornare in Grecia e arrivare Volos, ciao Flavia

  • Grazie Irene, per averci condotti per mano in questa meravigliosa passeggiata per la Grecia antica e moderna, in un luogo dove mito e realtà si fondono in maniera sublime.
    Concordo con te che è facile fare l'equivalenza tra un mucchio di rovine e un altro: in Grecia non sono ben conservate, forse perché sono talmente tante, che fanno parte integrante della vita quotidiana.

    Ed è proprio la fusione tra passato e presente che si percepisce chiaramente non solo nel tuo post, ma anche nel meraviglioso piatto che egregiamente l'accompagna e il cui profumo pervade l'atmosfera.

    Un piatto da provare, sicuramente, ma anche una Grecia da visitare di nuovo, per guardarla con nuovi occhi.

    Grazie!!!!!

  • se attraverso quel poco che racconto riesco a suscitare a qualcuno qualche emozione e curiosità che va oltre allo stereotipo che abbiamo per la grecia, sono veramente sulla buona strada….
    grazie elifla e mapi per aver colto quello che voleva essere l'essenza di questo post.

    irene

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